Complotti all’italiana

In Italia la parola d’ordine è “non mollare!”. Forse un retaggio dei bei tempi andati (“boia chi molla”) è l’urlo di battaglia contro tutto e tutti. Se non sei CON me, allora sei CONTRO di me. E se sei contro di me è perché hai un interesse da difendere, o sei al soldo di qualcuno, o sei un “potere forte”, o sei “un gufo” invidioso. E quindi contro di te “non mollo” e “resisto!”.

Ecco l’Italia: la terra dove i complotti di Stato rimangono impuniti e (forse) proprio per questo ciascuno vuole essere vittima del proprio complotto personale. Per passare per vittima, per scaricare le proprie responsabilità, o più semplicemente per dire qualcosa tanto per dire.

28 settembre 2014 – “I poteri forti vogliono sostituirmi? Non mollo!” – Matteo Renzi sul dibattito intorno alla riforma del lavoro

25 settembre 2014 – “Ci sono pezzi di Stato collusi – ha scritto – che vanno abbattuti e servitori dello Stato di cui esser fieri: non mollo, resisto e lotto per la giustizia” – Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, a seguito della condanna per abuso d’ufficio

 

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