L’ipocrisia dietro alla prescrizione


C’è voluta una sentenza discussa e discutibile, giocata sul dolore di centinaia di famiglie che non avranno le risposte che si aspettavano, perchè la politica cominciasse a parlare della prescrizione, uno dei più seri problemi sullo stato della giustizia italiana, da sempre denunciato ma mai affrontato. Se non per peggiorarlo. Adesso, sull’onda dell’indignazione, si torna a promettere interventi in tempi rapidissimi, ma la recente storia italiana autorizza ad essere quantomeno scettici.

La prescrizione è quell’istituto che prevede che dopo un “tot” di tempo un reato si considera estinto e pertanto non potrà essere perseguito, anche a processo in corso. La ratio sta nella ricerca della maggiore certezza possibile dei rapporti giuridici ed evitare che il cittadino soffra le situazioni che possano generarsi dall’incertezza di rapporti irrisolti. Un’idea senz’altro meritoria ma che non può non destare qualche dubbio alla luce della situazione generale della giustizia nel nostro Paese.

Ogni volta che parte qualche annuncio sulla “riforma della giustizia” si sente parlare (anche in questi mesi) più che altro di responsabilità civile dei magistrati, di separazione delle carriere, qualche volta di forme alternative di composizione della lite ma quasi mai di prescrizione. Che è una regola che, da sola, ogni anno porta alla chiusura di centinaia di migliaia di procedimenti (130mila nel 2012 secondo la Procura di Milano) che rimarranno senza colpevole, con buona pace delle eventuali parti lese.

E non è un mistero che l’ultima volta che il Parlamento è intervenuto sul tema lo ha fatto in senso decisamente peggiorativa. La legge “ex-Cirielli” (Legge 05.12.2005 n° 251), infatti, tra le altre diminuiva i termini di prescrizione dei reati per i recidivi e per i delitti di associazione mafiosa ed usura. Nel 2011 ci fu poi il progetto di legge sul c.d. “processo breve” che voleva introdurre termini di prescrizione più brevi per una lista incredibile di reati, di diversa gravità e pericolosità sociale. Anche la riforma anti-corruzione voluta dal ministro Severino è finita con il contenere norme che ritoccano al ribasso i termini di prescrizione per i reati di corruzione e concussione. I sostenitori di queste iniziative, ovviamente, insistono sul fatto che in questa maniera si riduce sensibilmente lo spaventoso carico di pratiche pendenti nei tribunali italiani, Altra piaga della nostra giustizia.

Ma è inutile ripetere che tempi più brevi di prescrizione equivalgono ad un numero maggiore di processi che si chiudono senza un colpevole, spesso senza una risposta da parte della giustizia.

Il fatto è che se c’è un motivo per cui non si riesce ad affrontare il tema della questione se non in via peggiorativa è perchè la prescrizione, in Italia, fa comodo a molti. Perchè siamo in un Paese dove i processi durano molto e dove spesso (non sempre, certo, ma spesso) un bravo avvocato è in grado di farli durare anche di più, all’occorrenza, fino appunto allo scadere di questa benedetta prescrizione che lava completamente la situazione del proprio assistito. Che sia innocente o colpevole dei reati a lui contestati.

La prescrizione, da norma con una ratio a favore del cittadino così protetto dagli abusi della magistratura, si è trasformata nell’arma preferita dai furbi. Basta avere pazienza, conoscere il campionario dei trucchi del mestiere (rinvii, proroghe, integrazioni, perizie, valutazioni, vizi di forma ecc.) e si arriverà alla tanto attesa data della prescrizione.

Tutto questo complice anche una certa informazione che pone l’accento sul reato sensazionalistico (come quello di sangue), il più orrendo e quindi percepito come più grave e più urgente da punire, e che non ha interesse a sensibilizzare sui reati più sottili  e complessi (come quelli finanziari e fiscali) quasi a fare intendere che occuparsi di queste cose sia una perdita di tempo e di denaro: poco importa che poi siano questi reati quelli che permettono di mettere le mani più a fondo nelle tasche degli italiani.

Adesso la sentenza di prescrizione dall’accusa di sisastro ambientale per Stephan Schmidheiny (unico imputato dopo la morte del barone Louis De Cartier) ha fatto riaccendere momentaneamente l’attenzione sul tema. Dico “momentaneamente” perchè se il Governo e la maggioranza già invocano una linea rapida e decisionista (“Cambieremo il sistema del processo e le regole del gioco della prescrizione”) già l’opposizione ricorda che “non bisogna speculare sulla vicenda e circoscrivere il dissenso alle mere regole di prescrizione”. E’ la stessa parte politica che in passato si è fatta promotrice delle leggi e dei progetti elencati sopra, parte politica che, oltretutto, siede tra le fila del governo. Cosa questa che fa essere quantomeno scettici sulla possibilità che si riesca ad intervenire sul tema in tempi brevi e efficaci sul punto. Anche perché, fino ad oggi, ogni proposta di riforma della giustizia, che nelle parole di Renzi sarebbe stata compiuta entro Luglio, giace bloccata in Commissione giustizia alla Camera. Tra i punti su cui non si arriva ad un accordo c’è proprio la prescrizione. Ma guarda un po’.

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