La grande amnesia all’italiana


Sulla reale portata degli arresti che hanno interessato l’EXPO, e sul loro significato politico, ha ragione Ezio Mauro quando, nel suo fondo di lunedì scorso, scrive:

[…] Tangentopoli è diventata un know-how, un’esperienza professionale, un biglietto da visita per continuare a rubare nello scambio tra politica e affari. Com’è stato possibile che personaggi discreditati, con evidenti responsabilità criminali accertate e una pericolosità sociale conseguente potessero restare sulla scena delle grandi opere pubbliche italiane, lì dove il sistema ha già dimostrato ampiamente di essere più fragile e più esposto? […]

Il problema dunque riguarda la classe dirigente del Paese nel suo insieme. Un establishment che non c’è perché il suo posto e il suo ruolo sono usurpati da “giri” chiusi di autogaranzia e di cooptazione, e da network che tutelano il proprio potere e il comando, ma sono incapaci di produrre garanzia di autonomia per sé – nella divisione degli ambiti tra pubblico e privato – e garanzia di rispetto delle regole per tutti. L’impasto, la relazione, la percentuale e lo scambio sono la vera cifra di un Paese che affonda, senza soggetti nitidi, autonomi, e soprattutto liberi davanti al mercato, alle leggi, alla pubblica opinione. […]

E conclude dicendo:

Bisogna pretendere da Renzi misure immediate e forti sugli appalti e sulle gare, perché il cambiamento comincia da qui, evidentemente. Subito. Bisogna che la magistratura vada avanti senza che qualcuno la blocchi con false riforme. Ma bisogna anche che i partiti non deleghino alle procure la pulizia al loro interno, e prendano posizione su quel che sta accadendo separandosene nei fatti, buttando fuori finalmente gli uomini compromessi e stabilendo regole nuove.

Ma sono queste ultime parole che lasciano particolarmente perplessi. Perchè viene spontaneo domandarsi come si può pretendere “misure immediate e forti sugli appalti” se, ed è notizia di settimana scorsa, una delle soluzioni  per far procedere speditamente i lavori di EXPO è stata quella di allentare la normativa antimafia,portando da 50mila a 100mila il tetto sotto il quale non effettuare controlli. Le istituzioni si sono affrettate a rassicurare che l’attenzione non verrà mai meno ma è oggettivo che molti più appalti saranno a rischio di infiltrazioni.
Siamo di fronte non ad una “anomalia Italiana”, come titolava l’articolo, ma semmai ad una anomalia “all’italiana”: il vecchio e costante vizio di aggirare le regole in quanto presunte portatrici  di lentezza e rallentamenti, abusando con la scusa della “burocrazia come male italiano” per avere una via più rapida, veloce, libera da ogni regola, con buona pace non solo del perché quelle regole erano state pensate ma anche di chi quelle regole le aveva sempre rispettate…e pazienza se così si aprono le porte ad ogni tipo di malaffare.
E non sorprende poi che ogni critica trovi conforto nell’altro grande leit motiv sempre italiano: quello dell’uomo forte al comando, magari declinato nella figura di un commissario straordinario, di un plenipotenziario, di un funzionario in grado di far filare le cose come altrimenti non sarebbe, anche a costo di sacrificare la concorrenza e le regole di mercato intorno ad una colossale opera pubblica.

Eppure la vicina storia italiana è ricca di esempi, dalle mega-opere di Italia ’90 o del Giubileo, a quelle incomplete dei mondiali di nuoto del 2009, passando da un G8 (mai tenutosi) alla Maddalena e senza scordarsi dei lavori del post-terremoto in Abruzzo: basterebbe solo un po’ di memoria e di orgoglio per non fare più gli stesi errori.

Se vi è un filo conduttore della recente storia italiana è proprio la sua profonda e radicata disaffezione al rispetto delle regole e la conseguente ricerca spasmodica di un’alternativa, di una scappatoia, di una scorciatoia in proprio favore, magari anche con la benedizione della classe politica e il beneplacito di una legge fatta apposta: che si tratti di un indulto, di un’amnistia, di uno scudo fiscale, di una deroga, di una sanatoria.

Il risultato è, per usare ancora le parole di Mauro:

[…] la grande amnesia italiana che ha realizzato questa straordinaria banalizzazione del ventennio. Operazioni criminali devitalizzate nel giudizio sociale, legami organici con le mafie ridotti ad episodi romanzeschi, inchieste raccontate come persecuzioni, manipolazioni dei codici ad personam spacciate come riforme di interesse generale, condanne definitive deprivate di ogni significato, pene spettacolarizzate, misure giudiziarie vendute come volontariato, la legalità trasformata in un optional, anzi un fastidio personale e un impaccio nazionale. Una continua, insistita mistificazione della realtà, un’accorta epopea del banale per nascondere evidenze criminali vere e proprie: pervertendo infine e soprattutto la politica, che è la capacità di giudicare la realtà, creando consenso o dissenso su questo giudizio.[…]

Ma che Paese è quello in cui si paga con cuore più leggero una tangente piuttosto che le tasse? In cui si fanno le barricate contro l’IMU ma non contro la corruzione? E se l’expo sarà davvero la vetrina del Paese (come recita uno degli slogan più diffusi tra le dichiarazioni politiche) è lecito cominciare a domandarsi quale spettacolo vedranno i milioni di spettatori che ci apprestiamo a ricevere.

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