A proposito della “semplificazione”


Avevo scritto nei giorni scorsi a proposito del D.Lgs. n. 39/2014 e agli obblighi in capo alle organizzazioni che operano con i minori. Per una ricostruzione della vicenda rimando al sito del Coordinamento Nazionale dei Centri Servizi per il Volontariato ma questa vicenda, che ha tenuto col fiato sospeso l’intero mondo del volontariato italiano, dà l’opportunità di fare qualche ragionamento su una delle parole più inflazionate dalla politica italiana: la semplificazione.

La semplificazione, quella cosa che non manca mai di essere citati in un intervento, un’intervista, un discorso; in Italia è diventata una vera ossessione, tanto da crearci un Ministero dedicato (prima con Calderoli, ora con Madia). Semplificare, snellire, agevolare, velocizzare… e poi ci ritroviamo di nuovo davanti a veri e propri disastri come quello di settimana scorsa.

Come possiamo pretendere semplificazione se poi lo stesso organismo che dovrebbe garantire questa semplificazione (chi fa le leggi appunto) si muove in direzione radicalmente contraria. Se una legge (o un decreto come in questo caso) genera talmente tante incomprensioni e problemi di natura pratica tanto da necessitare ben 3 interventi (2 note e una circolare ministeriale) per chiarire la sua portata applicativa, significa una sola cosa: che è una legge pensata male e fatta ancora peggio.

La semplificazione inizia tutta da qui: non servono studi, convegni, gruppi di lavoro, finti falò di leggi “inutili”, dipartimenti o ministeri. E non serve dare la colpa, che so, all’Europa, oppure di scrivere le norme “in inglese” (come ha suggerito di recente la fantasia del nostro Presidente del Consiglio). Basta la consapevolezza che una legge sarà più “buona” quanto più sarà semplice, completa, coordinata con la normativa esistente e di immediata applicazione senza bisogno di altri interventi, correttivi o interpretativi. 

E noi italiani, che piangiamo sulla nostra burocrazia elefantiaca e sulle straordinarie complicazioni che le norme ci regalano, dovremmo essere i primi consapevoli che l’unica strada percorribile per avere uno Stato moderno, efficiente ed efficace è quella di avere regole semplici e scritte bene. La speranza è che questa consapevolezza ce l’abbiano almeno dalle parti del Ministero competente.

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