Libera/ Como ultima nella trasparenza sanitaria (*)


Libera/ Como ultima nella trasparenza sanitaria.

(*da Ecoinformazioni.wordpress.com)

A Como spetta il fanalino di coda nella classifica della trasparenza delle strutture lombarde. L’ospedale Sant’Anna, infatti, se da un lato ha pubblicato on line i curriculum dei propri dirigenti, dall’altro non ha ancora provveduto a stilare, o per lo meno a pubblicare, il proprio piano triennale anticorruzione.

Il 9 dicembre 2013 Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie ha lanciato la campagna on line Sanità – obiettivo 100% con l’obiettivo di chiedere maggiore trasparenza negli assetti dirigenziali della sanità italiana.

È una delle direzioni lungo le quali si è sviluppata la campagna Riparte il futuro, lanciata prima delle elezioni politiche del 2013 e che, grazie all’appello di oltre 400mila persone, ha spinto circa 390 tra senatori e deputati di ogni schieramento ad impegnarsi attivamente per approvare un riforma più stringente e severa dell’articolo 416-ter del Codice Penale, quello che punisce il voto di scambio politico-mafioso.

Un risultato che, a discapito di ogni previsione e di ogni pessimismo, è stato quasi raggiunto, nonostante le diverse vicende che hanno interessato le nostre istituzioni: la proposta di riforma del 416-ter ha già superato un primo esame della Camera e del Senato e necessita solo di un secondo e ultimo passaggio alla Camera dei deputati per divenire legge dello Stato.

Il senso della campagna Riparte il futuro nasceva dalla consapevolezza che la lotta alla corruzione ha bisogno del sostegno di tutte le diverse forze politiche e di quella parte della società civile che più desidera il cambiamento.

Ma per immaginare di riuscire a contrastare efficacemente le forme di corruzione che affliggono il nostro Paese non basta l’impegno a rendere più stringente la normativa e più severe le pene: è necessario guardare con altrettanta consapevolezza ai danni che essa può portare in diversi campi.

A cominciare dalla sanità pubblica attorno alla quale si annidano interessi economici e politici che possono mettere a repentaglio il diritto fondamentale alla salute sancito nella nostra Costituzione.

I dati forniti dalla rete europea contro le frodi e la corruzione nel settore sanitario (www.ehfcn.org) sono allarmanti: nel solo 2012 il 5,6% delle risorse investite per la sanità in tutta Europa, è andato perso in tangenti, mentre nel triennio 2010-2012, in Italia, sono stati accertati reati per oltre 1 miliardo e mezzo di euro, una somma bastante a costruire 5 nuovi grandi ospedali secondo i moderni standard.

Da qui l’esigenza di una nuova campagna di sensibilizzazione, capace di mobilitare la stessa opinione pubblica le cui pressioni stanno riuscendo a rendere possibile la vittoria nella battaglia sul nuovo testo anticorruzione.

La campagna Salute – obiettivo 100% chiedeva , in concreto, una cosa semplicissima: l’applicazione della legge 33/2013, che prevede obblighi ben precisi a carico di tutte le strutture sanitarie nazionali in materia di trasparenza e anticorruzione.

Più precisamente la legge prevede che, entro il 31 gennaio 2014, ogni Azienda Sanitaria e Ospedaliera provveda a:

  • nominare il Responsabile locale anticorruzione
  • pubblicare online il Piano triennale anticorruzione
  • fornire informazioni complete sui vertici dell’organo di indirizzo politico (direttore generale, direttore sanitario, direttore amministrativo) rendendo pubblici il cv comprensivo di tutti gli incarichi pubblici e privati ricoperti, l’atto di nomina e il compenso.

Quasi 130mila cittadini italiani si sono uniti alla richiesta di Libera, Gruppo Abele, Rete illuminiamo la sanità e degli altri promotori di questa iniziativa che, è utile ripeterlo, chiedeva molto semplicemente che una legge dello Stato venisse applicata da tutti i soggetti interessati entro i termini previsti.

Alla scadenza del 31 gennaio 2014 la situazione generale italiana è buona, con l’86% di strutture sanitarie che che risultano in regola rispetto alle prescrizioni di legge: solo Campania, Calabria e Marche rimangono sotto la media e altrettanto buona è la situazione delle strutture in Lombardia (tutti i dati sono consultabili sul sitohttp://www.riparteilfuturo.it/sanita)

Eppure a Como spetta il fanalino di coda nella classifica della trasparenza delle strutture lombarde. L’ospedale Sant’Anna, infatti, se da un lato ha pubblicato on line i curriculum dei propri dirigenti, dall’altro non ha ancora provveduto a stilare, o per lo meno a pubblicare, il proprio piano triennale anticorruzione.

Tutto questo dovrebbe fare riflettere, e non solo per la frustrazione, in quanto cittadini comaschi, di essere titolari di questo record negativo.

È ovvio infatti che non è la pubblicazione on line dei curriculum di alcuni dirigenti, o la predisposizione di un documento che eliminerà la piaga della corruzione, ma sicuramente si tratta di piccoli accorgimenti necessari a togliere terreno fertile alle pratiche corruttive e di mala gestione nell’ambito della sanità pubblica. Questo è lo scopo dell’impegno di Libera a promuovere e sostenere campagne di sensibilizzazione come appunto Salute- obiettivo 100%.

Ma è anche sempre più chiaro il fatto che, affinché queste campagne raggiungano il loro scopo, è necessario un nuovo approccio dei cittadini verso la pubblica amministrazione e una nuova consapevolezza delle amministrazioni circa le proprie responsabilità. Riscoprire, insomma, non solo i diritti ma anche, e soprattutto, i doveri che legano i cittadini, in particolare coloro che sono investiti della responsabilità di una carica pubblica, in particolare verso quei servizi che sono patrimonio dell’intera collettività in quanto esistono come concretizzazione dei principi stessi della nostra Costituzione.

È significativo, però, un episodio della cronaca di questi mesi, l’apertura a Lecco del processo a carico di Ivano Perego, l’ex titolare dell’azienda di costruzioni “Perego Strade”, con l’accusa di traffico illecito di rifiuti. Secondo gli inquirenti avrebbe smaltito rifiuti di diversa provenienza (dagli scarti di cantiere, a sostanze tossiche come l’amianto) utilizzandoli come materiale di riempimento in numerosi cantieri di opere pubbliche e private tra Lombardia e Piemonte: tra questi anche quello del nuovo ospedale Sant’Anna. Eppure in questo processo nessuna delle numerose Amministrazioni pubbliche interessate dalle presunte irregolarità e scorrettezze dell’azienda di Perego ha ritenuto di costituirsi parte civile. Non i comuni su cui sono stati sparsi rifiuti tossici, non la Regione che ha finanziato parte dei progetti, non l’Arpa, non le Asl, nessuna. A costituirsi parte civile, a reclamare simbolicamente i danni arrecati alla collettività solo una piccola associazione di Merone, il Circolo ambiente Ilaria Alpi. Con questo non si vuole sostenere l’esistenza di collusioni o di responsabilità dirette di alcun tipo ma semplicemente sottolineare una cosa: che la strada per distruggere la piaga della corruzione è molto più in salita di quanto siamo pronti ad ammettere.

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