E mentre tutti sono occupati a pensare ai “forconi”…


… a Palermo, una mattina di novembre, va in scena un tremendo spettacolo di ingiustizia e violenza che in un Paese normalmente attento, preoccupato del proprio futuro, anche indignato, sarebbe un motivo più che sufficiente per far scendere in piazza migliaia di persone a rivendicare diritti, libertà, giustizia. Noi invece stiamo a guardare i “forconi” e ci preoccupiamo di trovare un senso in una fumosa accozzaglia di pretesti più o meno seri.

Il luogo dei fatti è “la Noce”, il rione di Palermo tanto caro a Riina. Le immagini sono quelle di una telecamera di seorveglianza e poi studiate dagli agenti della squadra mobile di Palermo, che sono così riusciti, nel giro di poche settimane, ad arrestare 8 persone, di cui una minorenne.

Giuseppe Castelluccio, 37 anni, neo-boss della zona dopo gli arresti dei mesi scorsi,Carlo Russo, Giovanni Buscemi, Marco Neri, Angelo De Stefano, Massimiliano Di Majo e il marocchino Chercki El Gana.

Il 2 novembre scorso, un commerciante della Noce è stato pestato a sangue, con un mazzuolo, perché aveva aperto il suo nuovo negozio senza chiedere l’autorizzazione ai boss e senza pagare la tassa del racket: 3.000 euro era “il risarcimento” dell’affronto di avere aperto il negozio senza l’autorizzazione mafiosa. 

Il commerciante non accettò di pagare nemmeno di fronte all’offerta di una “riduzione” del pizzo: “Avevo aperto a luglio un negozio di tendaggi, ferramenta e casalinghi. Quando a settembre ricevetti la richiesta di pizzo mi rivolsi a un conoscente della zona per non pagare: il giorno dopo, mi disse che era riuscito a farmi avere uno sconto. Ma io non volevo proprio pagare. E lui replicò: ‘Il tuo comportamento non poterà a niente di buono’. Mi mandò da un’altra persona, a cui ribadì il concetto: io non pago e vado pure a denunciare”. Un giorno poi, si presentò il boss della Noce nel negozio del commerciante ribelle: “Mi contestò il fatto che una persona che era stata in carcere non avrebbe dovuto rivolgersi alla polizia. Io risposi che avevo deciso di cambiare vita e bluffando urlai che ero già andato alla polizia per denunciare. Se non te ne vai subito – gli dissi in maniera chiara – faccio subito intervenire il 113″. E il boss uscì dal negozio. Qualche giorno, ordinò il pestaggio.

 “Ero uscito dal negozio per andare al bar con un amico. Mi trovai davanti un giovane di 18 anni che mi diceva: ‘Sei uno sbirro’. Non feci in tempo a rispondere a quella provocazione, fui colpito con una violenta testata in faccia. Poi, dieci minuti dopo, vidi arrivare davanti al mio negozio quel giovane e altre cinque persone. Iniziarono a urlare, mi picchiavano. Dicevano: ‘Sei cornuto e sbirro’. Ricevuto il primo colpo, all’occhio, sono caduto per terra e non ho avuto la possibilità di reagire; ho cercato soltanto di proteggermi la testa ed il volto con le braccia, perché quel giovane continuava a colpirmi ripetutamente e con furia alla testa, utilizzando un martello. Intanto, percepivo anche i calci che mi sferravano altre persone. Ho temuto per la mia vita, per quei colpi con il martello”. Gli emissari dei boss picchiarono anche il fidanzato della figlia del commerciante, che si era scagliato contro gli aggressori: il giovane ha subito una grave ferita all’occhio e una frattura al cranio, gli è stata pure applicata una piccola protesi in testa. Il commerciante ha subito pure lui ferite all’occhio e alla testa, poi anche la frattura del setto nasale.

I protagonisti del raid, adesso, sono in stato di fermo, accusati di tentato omicidio.

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