L’Abruzzo si risveglia incredulo…


La stampa che ne ha parlato (poco) ha usato eufemismi degni di una spy-story, come “dossier” o “rapporto segreto”. Nell’universo dei documenti del Parlamento Europeo, invece, ha il nome, molto meno entusiasmante, di “DOCUMENTO DI LAVORO sulla relazione speciale n. 24/2012: La risposta del Fondo di solidarietà dell’Unione europea al terremoto del 2009 in Abruzzo: pertinenza e costo delle operazioni”. Lo si trova qui, sulla pagina della commissione di controllo sui bilanci dell’UE, una commissione nata per rispondere alla domanda: come vengono spesi i nostri soldi? E sotto la lente di ingrandimento stavolta ci sono finiti i quasi 500 mln stanziati per una ricostruzione che dopo 4 anni ancora non è partita. E mentre l’Italia piange l’ennesima tragedia per un territorio in completo dissesto idrogeologico, emergono pesanti verità su come è stato gestito un altro disastro, per il quale ci si è mobilitati in massa ma per il quale si è pure imbastita una grandiosa macchina scenica e propagandistica: da una parte i soccorsi tempestivi e la solidarietà di tutta una Nazione, l’uso propagandistico del dolore (le macerie mai rimosse dal centro del l’Aquila per portarci le delegazioni del G8 in visita), l’autocelebrazione elettorale e una montagna di dubbi sulla gestione dei fondi e sulla correttezza nella ricostruzione.

Qualcuno aveva pensato di inserire il tema del terremoto abruzzese anche nel brano ufficiale per la (assurda) candidatura ad un Nobel per la Pace che fortunatamente è stato destinato ad altri (a fondo pagina, per riascoltarla, ad imperitura memoria). Fatto sta che sulla ricostruzione in Abruzzo, l’Italia ha assistito senza battere ciglio ad una tale dimostrazione di arroganza da vanificare invece quel grande abbraccio che è stata la macchina dei soccorsi e della solidarietà scattata immediatamente da ogni angolo del Paese. Poi qualcosa si è inceppato: tutto (dall’inaugurazione di un vialetto al G8) è stato sacrificato alla propagandae all’autocelebrazione. Con la scusa dell’importanza strategica si sono autorizzate tutte le possibili deroghe di legge, ma non per i cittadini (visto che a momenti si rischiava di lasciarli privi di una sacrosanta esenzione fiscale), ma per i costruttori, gli amici  con le mani in pasta, quelli che al telefono ridevano pregustando il ricco piatto di appalti pubblici da spartirsi. Emerse una magagna dietro l’altra e un quadro disarmante di interessi clientelari mentre le aziende, quelle che avrebbero anche ricominciato i lavori di ricostruzione, venivano lasciate senza le adeguate garanzie di copertura finanziaria. Poi i soldi finiscono e così l’Emergenza Abruzzo è diventata una delle giustificazioni preferite dalla politica per inserire un’accisa, una sovrattassa, un rincaro alla benzina, o agli alcoolici, o alle marche da bollo. Non tutti i soldi però vennero presi direttamente dalle tasche italiane. Una discreta cifra (492 mln di euro) venne stanziata dal fondo di solidarietà dell’Unione Europea. Il Parlamento UE, evidentemente, è un padrone più scrupoloso di quello italiano e così, a 4 anni dal sisma, ha incaricato un suo componente di indagare sull’investimento fatto. Il risultato è nelle 12 pagine del “documento di lavoro”.

Il parlamentare danese Soren Søndergaard è stato in Abruzzo più volte raccogliendo dati e facendo il punto sulla “ricostruzione” (anche se di “costruiti” ci sono solo i nuovi quartieri tanto pubblicizzati mentre il centro storico della capitale è ancora deserto e inagibile). Scorrendo il rapporto si apprende che ogni appartamento è costato il 158% in più del valore di mercato, il 42 per cento degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei (e non con quelli del governo italiano, come ha sempre sostenuto l’ex premier Silvio Berlusconi), solo il calcestruzzo sarebbe stato pagato 4 milioni di euro in più del previsto. E 21 milioni in più i pilastri dei palazzi.

I dati raccolti (dall’inizio della missione nell’ottobre del 2010) sono quelli della Corte dei Conti europea, le stime del parlamento europeo, tutti confrontati con i dati, quelli discrepanti, forniti invece dal Dipartimento della protezione civile, e riguardano la situazione del centro storico de l’Aquila (“In quattro anni solo un paio di edifici, uno pubblico e uno privato, sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa…), la realizzazione del progetto CASE (Complessi Antisimici Sostenibili ed Ecocompatibili) e diquello dei MAP (Moduli Abitativi Provvisori). Non solo: si fa ampio riferimento all’attività della magistratura. La quale, riguardo proprio ai MAP, scriveva «Il materiale è generalmente scarso… impianti elettrici difettosi… intonaco infiammabile… alcuni edifici sono stati evacuati per ordine della magistratura perché “pericolosi e insalubri”… Quello di Cansatessa è stato interamente evacuato (54 famiglie) e la persona responsabile per l’appalto pubblico è stato arrestato e altre 10 persone sono sotto inchiesta». E’ il pesante capitolo sulle presunte infiltrazioni criminali nella gestione dei lavori della ricostruzione: aziende senza certificato antimafia, uso “allegro” del subappalto da parte della Protezione civile, provata presenza di un latitante nei cantieri della Edimo, una delle 15 imprese appaltatrici, pesanti sospetti di collusione tra controllori e controllanti circa la qualità dei materiali impiegati. E infine mazzate finali “Una parte dei fondi per i progetti CASE e MAP sono stati pagati a società con legami diretti o indiretti con la criminalità organizzata… ma le competenti autorità italiane non hanno ancora reso pubblici questi dati…”. E infine “La commissione bilancio Ue ha dichiarato di avere scoperto casi di frode, ha comunicato tali risultati al Dipartimento della Protezione Civile, che successivamente ha scambiato questi progetti connessi con la frode con progetti nei quali non è stata scoperta alcuna frode…”. Søndergaard non si è fermato qui e ha prestato attenzione anche ai rapporti dei cittadini e delle associazioni che fin da subito hanno voluto vederci chiaro nel grande affare della ricostruzione: tra questi i rapporti dell’associazione Libera e di Site.it (la testata online che ha sollevato fin dai primi giorni lo scandalo della ricostruzione).

Ce ne è per tutti: anche per lo stesso governo Europeo (“Nella sua relazione non menziona nessuno dei problemi che sono stati portati alla sua attenzione da diversi deputati. Un caso di evidente negligenza”) e per il Parlamento (a causa della secretazione di un documento sull’Abruzzo da parte dello stesso Parlamento). Si chiude con una raccomandazione pesantissima:” È la richiesta all’Italia di rimborsare i fondi europei in caso, nel futuro, derivasse profitto dai progetti finanziati dall’Ue”, 350 milioni sui 493,7 ricevuti dopo il terremoto.

Dopo una breve apparizione della notizia sulle testate nazionali questa è poi sparita, l’attenzione generale si è rivolta ad altro, incuranti o ignari del fatto che nella ricostruzione dell’Abruzzo si sono impegnati non solo i nostri soldi, ma anche il nostro impegno e la nostra credibilità di Italiani. Una partita che al momento ci vede nettamente in svantaggio. Il danno della distruzione non pare vicino ad essere risolto, gli aquilani che hanno dovuto abbandonare le proprie case “in via temporanea” stanno perdendo la speranza di tornare a vivere la propria città e lo Stato usa la scusa dell’Abruzzo per giustificare continui prelievi forzosi di finanziaria in finanziaria: credo che nessun italiano sia contro al dare un poco del suo per vedere rinascere una terra martoriata, purché non si abbia l’impressione che sia uno spreco di impegno e di soldi.

E nel frattempo nulla o troppo poco viene fatto a livello di prevenzione generale e l’Italia, come è stato drammaticamente confermato ancora una volta, si rivela un Paese con un cuore enorme nella disgrazia, ma assolutamente incapace di programmare il proprio futuro.

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