Il “diritto all’umanità”


Sono passati appena pochi giorni da quando il ministro della Giustizia Cancellieri riferiva in Parlamento sulla sua condotta in merito alla vicenda della detenuta Giulia Ligresti, nome eccellente a cui sarebbe stato riservato un trattamento di favore. Un po’ di polemiche, il Governo che blinda il Ministro e poi tutto tace, l’indignazione si ritira e le notizie spariscono dai giornali. Quella che fino a pochi giorni fa pareva una emergenza assoluta, torna ad essere dimenticata a beneficio delle “cose più importanti” da discutere.

E così, nel silenzio quasi assoluto, in pochi hanno pianto la 43esima morte dietro la sbarre, avvenuta lunedì, con le sembianze di un ragazzo algerino di 25 anni.

Eppure solo il 2 novembre scorso, il ministro della Giustizia Cancellieri affermava: “Sono intervenuta per una detenuta che rischiava di morire, non siamo tutti uguali davanti alla legge? Escludo che ci siano detenuti di serie A e di serie B. Rispondo sempre a chiunque mi telefoni per sollecitarmi un caso importante”. E poi aggiungeva: “un Ministro della Giustizia deve anche avere il diritto di essere un essere umano” indicando il diritto, anche per un alto rappresentante delle Istituzioni, di poter provare dei sentimenti di umanità nei confronti di vicende di cui venisse a conoscenza personalmente. Peccato che non facesse altro che confermare la tradizione tutta italiana dei due pesi e delle due misure: non importa che cosa hai ma piuttosto chi sei e chi conosci. Confermato anche dal quella assurda affermazione “rispondo sempre a chiunque mi telefoni per sollecitarmi un caso importante”, smentendosi da sola nel giro di poche parole, a discapito di tutte le buone intenzioni del Ministro.

Se poi vogliamo elogiare le attenzioni riservate alla “pericolosa” situazione medica di Giulia Ligresti che, come ha detto il suo medico, era sottoposta ad un gravissimo stress dovuto alla differenza tra il carcere e la vita particolarmente agiata che conduceva, ci si dovrebbe chiedere perché simili attenzioni non sono state riservate ad esempio a Sergio Caccianti, morto il 15 ottobre a Rebibbia ad 82 anni: aveva gravi patologie ed era stato recentemente colpito da un ictus, ma il Tribunale di Sorveglianza aveva rigettato la richiesta di differimento della pena per motivi di salute. Oppure a Walter Luigi Mariani, 58 anni, paraplegico a seguito di un’ischemia, morto carbonizzato in un rogo della sua cella nel carcere di Opera non si sa se per incidente o suicidio.

Io non so francamente a quali circostanze pensava parlando di “casi importanti”. Ma qualcuno ha fatto due calcoli e ha scoperto che da luglio, pochi giorni prima che il ministro “informasse” le autorità sulla situazione di Giulia Ligresti, nelle carceri italiane sono morte 31 persone. Non so se i parenti di queste persone avessero mai provato a chiamare il Ministro o se i loro avvocati avessero in rubrica il numero del ministro; non so quale fosse la situazione di ciascuna di queste persone o quale fosse il reato che le aveva portate dietro le sbarre, qualcuno era un boss del crimine (tipo Nuvoletta, mandante dell’omicidio Siani), qualcun altro probabilmente sarà stato l’ultimo dei borseggiatori. Di alcuni non si sa nemmeno il nome, o la causa della morte. Per tutti poco più che un trafiletto nella cronaca locale o un post senza troppi “like”: evidentemente, checchè ne dica il ministro, di detenuti di serie A e di serie B ne esistono eccome. L’unico “diritto all’umanità” che dovrebbe esserci è quello che non permetta altre morti in un luogo che, oltre a punire, dovrebbe rieducare, come afferma la Costituzione. E rieducare in carcere significa riuscire a dare ancora una speranza.

  1. Tunisino anonimo, 25 anni, 11 Novembre 2013, suicidio, carcere di Torino
  2. Corso Egidio, 81 anni, 26 Ottobre 2013, malattia, carcere di Ferrara
  3. Italiano anonimo, 43 anni, 20 Ottobre 2013, cause “ancora da accertare”, carcere di Avellino
  4. Nuvoletta Angelo, 71 anni, 20 Ottobre 2013, malattia, carcere di Parma
  5. Occania Amedi, 41 anni, 19 Otobre 2013, cause “ancora da accertare”, carcere di Teramo
  6. Nahri Said, 33 anni, 17 Ottobre 2013, suicidio, carcere di Pesaro
  7. Simsig Giulio, 50 anni, 17 Ottobre 2013, suicidio, carcere di Trieste
  8. Vadalà Antonino, 61 anni, 16 Ottobre 2013, malattia, non specificata nè definita, carcere di Secondigliano
  9. Caccianti Sergio, 82 anni, 15 Ottobre 2013, malattia, carcere di Roma Rebibbia
  10. Valpiani Davide, 49 anni, 13 Ottobre 2013, suicidio, carcere di Perugia
  11. Asslamal Fouad, 37 anni, 23 Settembre 2013, cause “ancora da accertare” carcere di Livorno
  12. Pellecchia Raffaele, 55 anni, 17 Settembre 2013, malattia, carcere di Avellino
  13. Faliero Vincenzo, 43 anni, 17 Settembre 2013, cause “ancora da accertare”, carcere di Civitavecchia
  14. Tunisino Anonimo, 43 anni, 16 Settembre 2013, cause “ancora da accertare”, carcere di Spoleto
  15. Continanza Nicola, 39 anni, 16 Settembre 2013 Cause “ancora da accertare” carcere di Bologna
  16. Paiusti Francesco, 66 anni, 15 Settembre 2013 Malattia, carcere di Salerno
  17. Ler Fulvio, 53 anni, 9 Settembre 2013, cause “ancora da accertare” carcere di Salerno
  18. Panariello Angelo, 64 anni, 5 Settembre 2013, suicidio, carcere di S. Angelo d. L.
  19. Mokhar Ahmed Mohamed, 24 anni, 4 Settembre 2013, suicidio, carcere di Caltanissetta
  20. Spuzic Resad, 35 anni, 3 Settembre 2013, cause “ancora da  accertare”, carcere di Siena
  21. Mariani Walter Luigi, 58 anni, 31 Agosto 2013, cause “ancora da accertare”, carcere di Opera
  22. Suladze Shota, 29 anni, 28 Agosto 2013, suicidio, carcere di Taranto
  23. Daoudi Abdelaziz, 21 anni, 16 Agosto 2013, suicidio, carcere di Padova
  24. Italiano Anonimo, 51 anni, 13 Agosto 2013, suicidio, carcere di Prato
  25. Anaki Moustapha, 31 anni, 10 Agosto 2013, causa “ancora da accertare”, Cie di Crotone
  26. Viorel Neicu, 30 anni, 1 Agosto 2013, malattia, carcere di Sassari
  27. Vignoli Mario, 66 anni, 29 Luglio 2013, suicidio, carcere di Cremona
  28. Marsala Giovanni, 40 anni, 28 Luglio 2013, suicidio, carcere di Velletri
  29. Bottini Piero, 53 anni, 25 Luglio 2013, suicidio, carcere di Rebibbia
  30. Maragkos Nikolaos, 53 anni, 21 Luglio 2013, suicidio, carcere di Rossano
  31. Tunisino Anonimo, 40 anni, 3 Luglio 2013, suicidio, carcere di Secondigliano

(ps. la lista qui sopra circola in rete, da cui ho liberamente attinto. Ho poi fatto una piccola ricerca per cercare di trovare le notizie corrispondenti ai nominativi)

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