Quei regali a chi non se li merita


Tagli, rincari, spendig review, tasse e accise. In tempi di crisi è necessario stringere la cinghia e pagare quello che lo Stato chiede giustamente di versar per superare questo difficile momento. Eppure, a giudicare da alcune scelte, non per tutti è così. Come nel caso dei concessionari del gioco d’azzardo.

Si chiamano Bplus, Cirsa Italia , Sisal Slot , Gtech , Gmatica , Codere , HBG , Gamenet , Cogetech e Snai. Secondo la Corte dei Conti e per la Guardia di Finanza avrebbero dovuto pagare all’erario 98,5 miliardi di euro. Una cifra astronomica causata dal mancato collegamento delle proprie macchine da gioco al sistema centralizzato delle scommesse dell’AAMS tra il 2004 e il 2007. Fu poi la stessa corte dei conti a ricalcolare la penale in 2,5 miliardi, ma nessuna azienda provvede a pagare quanto stabilito.
Poi il primo “regalo”. Il Governo ha estrema necessità di trovare risorse per coprire l’abolizione dell’IMU e guarda a questi crediti non ancora riscossi e pensa di agevolarne il rientro: un maxi sconto del 75% di quanto dovuto. Pagare meno ma pagare subito. Così la penale si riduce a 618.5 milioni di euro, da pagare entro il 15 novembre. Ma, nonostante lo sconto e il termine, nessuno dei concessionari paga una sola lira.
Ma non finisce qui. Nei giorni scorsi, durante la discussione alla Camera sul decreto IMU, viene approvato un emendamento proposto dalla maggioranza che abbassa ulteriormente dal 25 al 20% l’aliquota della sanatoria per i concessionari a condizione che il pagamento sia immediato e in un’unica rata. Altri 100 milioni di sconto alle maggiori aziende di un settore che si calcola abbia guadagnato solo nell’ultimo anno circa 80 Mld di €
Sicuramente la necessità di avere un bel gruzzolo immediatamente disponibile nelle Casse dello Stato ha la sua importanza, soprattutto in un periodo di difficoltà economiche come questo.
Ma proprio perchè siamo in un momento difficile, non possono passare sotto silenzio queste evidenti disparità di trattamento. Se un qualunque privato non pagasse la bolletta della corrente, l’ENEL non ci penserebbe 2 volte a mettere i sigilli ai contatori. E se una qualunque azienda non pagasse le tasse, non passerebbe molto tempo prima di vedersi arrivare le cartelle di pagamento di Equitalia. Ma per la colossale evasione fiscale dei “signori delle slot” si adotta un comportamento diametralmente diverso. Nei loro confronti lo Stato si comporta piuttosto come un genitore incapace di dire dei “no” ai capricci dei propri bambini, e ogni volta abbassa il livello delle proprie pretese.
Lo Stato dovrebbe tornare a fare lo Stato: pretendere quanto dovuto con la stessa durezza con cui lo pretende ai piccoli imprenditori e pretendere il rispetto delle regole, minacciando anche che, se così non fosse, quella licenza potrebbe pure finire a qualcun altro.
Ma nel frattempo le grandi aziende del gioco d’azzardo gongolano di questo atteggiamento: conoscono un periodo di guadagni spaventosi e nicchiano sugli altrettanto spaventosi effetti sociali della loro attività, dei quali ancora nessuno gli ha chiesto conto.
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