Il funzionario per tutte le stagioni


Con gli occhi di tutti puntati sulle vicende personali e politiche di Silvio Berlusconi, la vicenda dell’arresto della presidente di ItalFer è scivolata via inosservata se non per la solita polemica di circostanza che accompagna la notizia di un’ipotesi di reato a carico di un politico. Politico, perchè Maria Rita Lorenzetti è stata per due mandati Presidente della Regione Umbria, targata Partito Democratico.

Andando oltre il mero fatto di cronaca, solo Massimo Gramellini ha toccato il problema di fondo: quello della cd. lottizzazione cioè della spartizione delle poltrone che contano secondo logiche di mera appartenenza politica. Pratica radicata e diffusa da nord a sud da decenni è il motivo per cui un politico, una volta terminati gli impegni elettivi, spesso trova nuova collocazione in qualche costola dello Stato: un’azienda, un ente, un consorzio. Ancora a carico dello Stato, ancora in posizioni di vertice a cui vengono corrisposti spesso lauti compensi. Ma soprattutto senza alcuna competenza specifica.

Già Cesare Marchi negli anni ’80 scriveva contro questa prassi consolidata, gli anni in cui si diceva – come ricorda Gramellini – che in RAI (o in un qualunque carrozzone para-statale) assumevano «un democristiano, un socialista, un comunista e uno bravo» per rispetto delle componenti politiche e di un fantomatico equilibrio da rispettare.

Così una laureata in filosofia si ritrova a capo di un’azienda di ingegneria che – leggo sul sito – “ha il compito di elaborare la progettazione, effettuare le gare d’appalto, eseguire la direzione e la supervisione dei lavori ed il project management per tutti i grandi investimenti infrastrutturali del Gruppo“.

Dubbio che mi era venuto anche qualche mese fa quando Gianni de Gennaro è stato messo (dalla politica, ovviamente) alla guida di Finmeccanica, colosso aerospaziale partecipato del Tesoro che non attraversa un buon momento a causa, manco a dirlo, di scandali e di accuse. Quali siano le competenze economiche e imprenditoriali di uno che ha fatto il poliziotto per una vita, però, non è dato saperlo.

Dei fatti che riguardano l’ex Presidente della Regione Umbria, pesano come macigni le accuse che parlano di favori alle aziende del marito e di funzionari dell’azienda rimossi dal loro incarico solo per aver espresso dubbi sulla legittimità di operazioni che, guarda caso, oggi sono oggetto delle indagini della magistratura. E fa particolarmente male notare che – come chiude Gramellini – stiamo parlando di quella sinistra che:

ancora scalda i cuori stremati dei suoi elettori è quella che parla di Bene Comune e combatte le privatizzazioni feroci. Ma se vuole rendere credibile il proprio progetto, non può continuare a raccontarci la favola che per far funzionare le aziende pubbliche basta sostituire i dirigenti incapaci e corrotti con altri preparati e onesti. Dovrebbe avere il coraggio di andare alle origini della malattia, sottraendo ai partiti la scelta di quei dirigenti, affinché lo Stato smetta di essere una Cosa Loro mantenuta da noi.

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