Aspettando un prossimo “qualcosa”


E alla fine è arrivato anche l’ultimo video messaggio che tutti (???) aspettavano con ansia dopo addirittura uno slittamento di qualche giorno. Poi è arrivato anche il voto della giunta per le elezioni, che è stato esattamente quello che si immaginava da tempo ma comunque ci ha fatto tenere tutti (???) con il fiato sospeso in attesa. E a pensarci bene siamo stati anche molto in trepidazione, nelle settimane precedenti per attendere la prima importantissima riunione della giunta stessa, a cui poi ne sono seguite delle altre ed ogni volta era un brivido di attesa.
E poi l’altro giorno è arrivata la tanto attesa pronuncia definitiva sul lodo Mondadori che, malgrado le speranze, non ha fatto altro che confermare quello che altre 2 sentenze avevano già stabilito.
Ah poi a luglio c’è stata un’altra condanna, anche quella molto attesa, che è stata preceduta da un estenuante conto alla rovescia, giorno dopo giorno.
E adesso? Adesso siamo in attesa dei prossimi passaggi in giunta ma c’è già chi attende il voto del Senato per la decadenza. Anche se i più cauti consigliano di attendere la pronuncia della Corte dei diritti dell’uomo, oppure anche di un’altra che ha un nome simile. Però poi c’è da attendere anche la ripresa del processi Ruby e i meglio informati stanno attendendo che da Napoli si concretizzino le tappe processuali del affare “De Gregorio”, quello sulla compravendita dei Senatori…

Quante cose si dicono dell’Italia, in questi mesi. Un Paese in ostaggio, sotto scacco, immobile da 20 anni. Come non essere d’accordo?

Siamo prigionieri in questo loop dell’attesa infinita di un prossimo “qualcosa” che riguarda sempre e comunque una sola persona, la stessa. Per colpa di chi? Di tutti. Chi lo fa per strategia difensiva (“si, c’è una condanna definitiva ma c’è ancora un giudice che si deve pronunciare“), chi per strategia politica (“si, potremmo decidere ma al momento sarebbe meglio aspettare cosa dirà quel giudice tra 7-8 mesi“), chi per strategia elettorale (“avete visto? Lo devono sottoporre ancora ad un processo per impedirgli di fa del bene per il Paese! La prossima volta votatelo anche voi!”). E poi c’è sicuramente chi approfitta di questa situazione per coprire la propria incapacità (“meno male che si parla ancora di quella storia così non saltano fuori altre cose“) e chi vuole sfruttarla per convenienza politica (“con i riflettori puntati sulla decadenza nessuno baderà a questo emendamento“). Senza tener conto poi dei Media che questa ansia la alimentano magistralmente tra carta stampata (“il giorno del giudizio” – vero titolo di quotidiano prima della sentenza del…) e televisione (“bentornati alla nostra diretta non-stop per seguire i lavori della giunta, chiediamo alla nostra inviata”,” si, buongiorno di nuovo agli spettatori. La riunione comincerà tra 4 ore circa…“).

Poi, a discapito della lunga ed estenuante attesa, quel “qualcosa” arriva, se ne va, e tutto torna come era prima. Con le solite polemiche, con le stesse identiche posizioni, con chi grida all’ingiustiza e chi grida allo scandalo, chi punta il dito contro i giudici e chi contro il condannato, in un copione che si ripete identico pagina dopo pagina. Con una sola differenza: che si guarda ad una data di volta in volta più lontana, aspettando il prossimo video messaggio, il prossimo voto, la prossima sentenza, le prossime motivazioni, la prossima riunione, ancora una volta, allo spasimo come se fosse l’ultimo, grandioso “qualcosa” destinato a risollevare definitivamente le sorti di un Paese che avrebbe bisogno di ben altro che essere la versione moderna di Sisifo e del suo sasso, che tra una sentenza e un voto è rotolato giù un po’ troppe volte per poi ritrovarsi sempre allo stesso punto.

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