La Costituzione e la legge (ma a proprio piacimento).


Da quando è scoppiato il caos intorno alla manifestazione neo-nazista che si è tenuta a Cantù con l’autorizzazione del Comune continuo a pormi una domanda: se una decisione analoga fosse stata presa dal sindaco di Como, Lucini, o – peggio – da un sindaco espressamente del PD, il primo cittadino di Cantù e le liste che lo sostengono sarebbero state altrettanto inflessibili nel difendere la libertà di espressione ed invocare la Costituzione? Probabilmente no!

Il problema di fondo è che ormai la politica è diventata tifo, una questione tra amici e di nemici, e il proprio elettorato assomiglia sempre di più alla curva di uno stadio durante il derby. A questa regola non sfugge una lista civica come Lavori in Corso che ha fatto della sua (presunta) differenza morale e sostanziale rispetto ai partiti tradizionali una bandiera da tenere alta a tutti i costi (un atteggiamento che a livello nazionale abbiamo imparato a conoscere grazie al M5S). Un vero e proprio muro umano si è retto intorno al sindaco di Cantù, alle sue scelte e alle sue dichiarazioni, un muro che si è fatto ancora più forte quando sono cominciate le (scontate) proteste della società civile e dei partiti politici. E, guarda un po’, quel diritto di espressione che viene fortemente rivendicato come ispiratore delle azioni del sindaco smette improvvisamente di valere quando “l’espressione” è costituita da critiche in merito alle sue scelte. Addirittura la libertà di espressione scompare se a criticare sono i partiti tradizionali, rei delle peggiori cose accadute al mondo, talmente colpevoli da non avere più diritto di parola, dal Segretario Nazionale fino all’ultimo dei simpatizzanti. Ma quindi dove sono finite la legge e la Costituzione (con la sacra libertà di espressione)? Quantomeno una interpretazione libera e malleabile.

La discussione è poi proseguita con toni molto accesi che spaziano fino all’insulto (le lunghe file di commenti su Facebook sono a disposizione di tutti). C’è che ricorda che ci sono problemi più seri da affrontare (ok, ma che centra?), chi afferma che i veri fascisti a volte hanno la camicia rossa, chi punta sul “permesso di scambio” (gli abbiamo dato il permesso e quindi la prossima volta che fanno qualcosa di brutto li sgridiamo), chi ricorda che i partiti che criticano Bizzozero sono la vera rovina del Paese (anche questo, che centra?). Fino ad arrivare al ridicolo di chi dichiara che il problema non è che il sindaco di Cantù abbia consentito una manifestazione ad un movimento di ispirazione neo-nazista, quanto che i partiti tradizionali (eh si, ancora loro!) non abbiano mai promosso iniziative parlamentari per rendere fuorilegge quel movimento.

Visto quindi lo spessore e la cocciutaggine di queste posizioni mi permetto quindi di ritornare alla domanda dell’inizio: tutti questi novelli costituzionalisti sono mossi da reale amore per l’art.21 della Costituzione oppure dal fatto che si viene criticati dai propri “nemici” politici?

Questa idea mi convince sempre di più se si va poi a vedere le presunte ragioni “di diritto” che si portato a sostegno delle scelte del sindaco di Cantù.

1) “La Costituzione prevede la libertà di manifestazione del pensiero“. Certamente. Però quanto previsto nell’art. 21 della Costituzione, come del resto ogni altro principio contenuto nella Costituzione, non ha un valore assoluto, ma trova un limite proprio negli altri principi costituzionali. Per esempio la libertà di manifestazione del pensiero è sì un valore irrinunciabile ma non può spingersi fino a ledere altri diritti altrettanto garantiti dalla costituzione, come per esempio il diritto all’onore e alla reputazione, sia come singolo individuo che come gruppo. Una ripassatina alle lezioni di diritto costituzionale sarebbe consigliata.

2) “Un sindaco deve applicare la Costituzione“, giusto ma anche sbagliato. Perchè i principi della Costituzione sono regole generali che guidano l’intero ordinamento. Non hanno bisogno che un sindaco le applichi: a quello ci pensano già le leggi. E se un sindaco deve applicare la legge allora deve applicare anche quelle atte a prevenire il compimento di determinati reati, come quelli di istigazione e apologia che vengono commessi con un’insolita frequenza in circostanze del genere.

3) “La legge non consentiva di fare altrimenti“. Beh non direi proprio. In primo luogo perchè non si tratta di un evento organizzato nel terreno di un privato (per il quale il comune non avrebbe potuto fare altro che accettare l’ok di questura e prefettura) ma di uno spazio comunale sul quale il Comune ha pieno potere discrezionale. Questo perchè, in secondo luogo, l’evento in questione non è stato (cosa peraltro apertamente ammesso dagli organizzatori) un evento aperto a tutti ma un’iniziativa a porte chiuse dove un servizio d’ordine interno interveniva discrezionalmente decidendo chi fare entrare e chi no:di fatto un evento privato. Ce ne è abbastanza, a giudizio di chi scrive (ma no solo), per invocare quei rischi di ordine pubblico e di sicurezza che un sindaco può invocare per non concedere autorizzazioni.

4) “Forza Nuova è una formazione riconosciuta dalla legge e pertanto non gli si può precludere l’autorizzazione a manifestare“. Io credo che nessuno si sogna di sostenere il contrario. La lettura ampia che la Corte Costituzionale ha sempre dato alla norma che vieta la “ricostituzione del disciolto partito fascista” ha consentito, purtroppo o per fortuna, la nascita di movimenti estremisti che possono pertanto avere un riconoscimento istituzionale. Però c’è una differenza tra un volantinaggio in piazza o un comizio elettorale e un raduno – ripeto – a porte chiuse che richiama movimenti razzisti, negazionisti e xenofobi da tutta Europa, indipendentemente quindi dall’essere idonei o meno per la legge italiana.

Alla luce di queste semplici considerazioni io, fossi stato sindaco, avrei negato lo svolgersi di una simile manifestazione con la coscienza ugualmente pulita (per citare una dichiarazione del sindaco Bizzozero).

E tutto questo senza considerare l’ultima motivazione, la più importante, quella del merito delle idee che una manifestazione di quel tipo porta con sé. Un sindaco non ha le mani legate quando si tratta di decidere quali valori porre alla base del proprio mandato. Esattamente come quelle città che un tempo esponevano la scritta “comune denuclearizzato”: un semplice gesto senza alcuna valenza pratica ma che intendeva dare un avviso su come la si pensasse su di un certo argomento. Rimando alle giuste parole di Rodotàdi Pisapia e del prefetto di Milano Tronca, persona che, per ruolo istituzionale che ricopre, difficilmente è possibile dipingere come un “ipocrita della costituzione” (per citare un’altra accusa mossa dai sostenitori di Bizzozero).

Sia chiaro, le idee di Bizzozero e il suo lungo impegno nella promozione dei diritti umani non sono assolutamente in discussione. E lo stesso vale per molti che difendono la scelta del sindaco di Cantù. Ma a volte sarebbe molto più semplice ammettere “ho fatto una stronzata”, anche a costo di dare ragione ai propri avversari politici, piuttosto che trovare fantasiose giustificazioni a scelte che di giustificabile hanno ben poco.

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