Leggere prima di firmare


“Leggi prima di firmare!!”. E’ la classica battuta che viene fatta prima di accingersi a firmare qualcosa, giusto per infondere il sospetto che, da qualche parte del documento, in caratteri microscopici, siano contenute terribili clausole ignote al firmatario. Un’eventualità che sicuramente non si pone quando ci si presenta a firmare, ad esempio, per la presentazione dei quesiti referendari. Anche Berlusconi si è presentato ad un banchetto dei radicali: un abbraccio all’eterno amico/nemico Pannella e poi via a firmare tutti, ma proprio tutti, i quesiti. Forse sarebbe stato meglio che qualcuno degli onnipresenti consiglieri di B (falco o colomba che sia) gli avesse suggerito di leggere prima di firmare, non tanto per il rischio che una clausola semi-invisibile gli portasse via Villa Certosa, ma più che altro per il fatto che, firmando, ha disconosciuto provvedimenti che hanno fortemente caratterizzato i suoi governi.

Ad esempio il giro di vite, durissimo, contro le droghe anche leggere, con pene severissime voluto più di tutti gli altri dall’ex-ministro Giovanardi. Ecco, Berlusconi ha firmato anche per presentare il referendum che chiede l’abrogazione di quei provvedimenti.

Ma soprattutto le norme in fatto di immigrazione e, tra tutte, la caratterizzazione della clandestinità come reato. Un provvedimento fortemente voluto dalla Lega, solido alleato di Governo, e difeso strenuamente da politici come Maurizio Gasparri. Un provvedimento sul quale si è a lungo discusso, con toni anche aspri e duri, che l’ex Presidente del Consiglio ha però ritenuto essere un cardine della propria azione di Governo. Anche su questo punto Berlusconi ha sottoscritto il quesito referendario che ne chiede l’abrogazione.

I solerti radicali puntano i piedi, rivendicano la propria “purezza” e con dovizia di particolari respingono seccatamente tutte le critiche: Berlusconi si è speso semplicemente per il riconoscimento del diritto ad chiamare i cittadini ad esprimersi su alcune questioni importanti attraverso lo strumento referendario.

A me pare piuttosto che il leader PdL stia battendo ogni strada, ogni porta, ogni possibilità, anche la più remota, pur di recuperare, non tanto in termini di consenso, quanto di credibilità politica tentando di trasformare definitivamente una propria questione personale (ossia una condanna in via definitiva) in un problema di giustizia, di politica e di etica ( lo Stato ostaggio di magistrati cattivi). Stavolta ha bussato alla porta di uno, Pannella, che, dalla sua, ha invece altrettanti problemi di consenso elettorale, mentre la credibilità politica se l’è già completamente giocata apparentandosi negli anni con ogni schieramento possibile dell’arco costituzionale, a seconda dei casi e delle opportunità. Berlusconi ha colto questa occasione perso dietro al suo obiettivo, incurante di tutto, anche dei paradossi e della coerenza. Qualcuno dei suoi ora sbraita ma è inutile: avrebbero fatto meglio a dirgli di leggere quello che firmava.

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