Anatomia di una disinformazione


Nello scenario scomposto di reazioni che hanno accompagnato la sentenza di condanna a Silvio Berlusconi,  mi sono imbattuto nella home page di LIbero.

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Non mi aspettavo sinceramente scelte editoriali molto diverse dai quotidiani “amici” ma, se il Giornale preferisce una apertura “a lutto” che evita ogni tipo di ricostruzione, Libero si contraddistingue per la quantità di errori, stravolgimenti e interpretazioni decisamente personali.

Innanzitutto il box “ultim’ora”: “Cassazione Condanna il Cav“. La Cassazione non ha condannato nessuno (e nemmeno avrebbe tecnicamente assolto nessuno) ma semmai ha confermato una sentenza decisa in altro grado di giudizio, l’Appello, dal momento che non effettua un giudizio nel merito del caso ma si limita a considerare la regolarità e la correttezza delle altre fasi processuali.

Poi il Titolo, cubitale: “Ingiustizia è fatta!” Ovviamente una considerazione personale che non sorprende affatto. E’ quello che viene dopo che ha dell’incredibile. “Assolti i pm, condannato il Cav“. E quando mai i pm erano imputati in questo processo? Si vuole far passare l’idea che la sentenza di ieri vedesse al banco degli imputati due posizioni distinte, i Pm e Berlusconi, e che l’eventuale assoluzione del leader PdL avrebbe determinato, di contro, la condanna per i pubblici ministeri di Milano che dagli anni novanta indagano su questo caso. La sentenza della Cassazione ha semplicemente certificato il fatto che Pm e Giudici, nei due precedenti gradi di giudizio, hanno operato nel pieno rispetto della legge e delle procedure ma non per questo è corretto parlare di una imputazione a loro carico, anzi è completamente sbagliato.

Più sotto l’occhiello riporta un altro grossolano errore: “la corte di Appello di Milano dovrà ridefinire i tempi dell’ergastolo politico“. Ma quale Ergastolo???per fortuna di Berlusconi l’ergastolo, il solo che la legge italiana prevede, è ben altra cosa. Tutta questa drammatizzazione serve ovviamente a caricare di tensione e partecipazione il lettore e a farlo solidarizzare ulteriormente con il proprio beniamino. Nel caso del leader PdL l’interdizione dai pubblici uffici è una pena accessoria (cioè che accompagna la pena principale) che inizialmente era stabilita in 5 anni mentre ora, assegnando alla Corte di Appello di pronunciarsi nuovamente, oscillerà tra 1 e 3 anni: ben poca cosa quindi rispetto ad un fantasioso ergastolo.

In questo collage di ricostruzioni viziate e viziose per il lettore eventualmente ignaro dell’orientamento editoriale della testata, una preziosa chiave di lettura è data dall’articolo del direttore, che fa capolino in alto a destra: “il Cav va assolto perché il reato è sbagliato“. Parola del direttore (e sedicente giurista) Maurizio Belpietro.

Per tutti quelli che invece vogliono avere le idee chiare sullo scenario giuridico della sentenza rimando a questo bell’articolo di Jacobo Iacoboni.

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