Dissidente


Il caso diplomatico dell’espulsione dall’Italia della cittadina kazaka Alma Shalabayeva e di sua figlia hanno fatto conoscere alle cronache italiane la figura di Makhtar Ablyazov, personaggio controverso della recente storia del Kazakistan. Mi ha incuriosito come la figura di questo soggetto, di cui poco o nulla sapevamo, eccetto che fosse un miliardario arricchitosi, come tanti, dal boom di liberalizzazioni post Unione Sovietica, venisse dipinto in modi divergenti dalla nostra informazione e quindi indirettamente “usato” a seconda degli input editoriali.

Personalmente in una delle prime ricostruzioni giornalistiche ho sentito parlare di “Alma Shalabayeva moglie del dissidente Makhtar Ablyazov“. Dissidente però è un termine che contiene già un giudizio, solitamente positivo. Riporto la definizione che ne da Wikipedia:

il dissidente non è semplicemente colui che la pensa diversamente, bensì colui che esprime esplicitamente il suo dissenso e lo manifesta in qualche modo ai suoi concittadini e allo Stato.

Un riferimento che il più delle volte si applica non ad una semplice opposizione politica, ma ad un’opposizione concreta in contesti totalitari o di regimi che censurano fortemente le libertà personali. Questo basta, a noi che fortunatamente godiamo di queste libertà, ad esprimere con quel termine un concetto fondamentalmente positivo: il dissidente è una persona che, mettendo a rischio spesso la propria incolumità personale, si oppone a regimi totalitari e dittature parlando direttamente ai suoi cittadini al fine di sovvertire il regime e di ripristinare, si spera, i valori democratici. In questa prospettiva è facile pensare, ad esempio, ad Aung San Suu Kyi In Birmania, Ai Weiwei in cina, Joani Sanchez a Cuba, e sono solo i primi che mi vengono in mente.

A questo punto è più che lecita la domanda: è corretta la definizione di “dissidente” per Makhtar Ablyazov?
Perché bastano pochi cenni bibliografici per accorgersi che di “attivismo” contro il regime di Nazarbaev ce ne è stato ben poco, almeno fino a quando gli interessi economici dei due coincidevano. Ablyazov infatti è stato un imprenditore di spicco nel suo Paese e una valida spalla politica del Presidente che lo volle prima come presidente della compagnia elettrica nazionale e poi come ministro per l’energia e l’industria. La separazione politica tra i due avvenne nel 2001 quando insieme ad altri imprenditori e politici lanciò un movimento politico di opposizione rivendicando autonomia e decentramento decisionale. Il suo attivismo politico gli valse il carcere a seguito di accuse di malversazione e di abuso di ufficio ma è lecito il dubbio se alla base vi siano motivazioni squisitamente imprenditoriali e affaristiche.
Da qui torno alla domanda iniziale: è un “dissidente” Ablyazov, rispetto al suo regime, oppure è un oppositore spinto piuttosto dalla possibilità di avere una fetta più grande (di visibilità, di ricchezza, di potere)?
La risposta a questa domanda non è fine a se stessa, dal momento che, senza offesa per nessuno, poco mi incuriosiscono le vicende politiche e personali dei vertici kazaki.
Ma l’uso che si fa di un termine ha sicuramente ricadute importanti nel modo che si ha di raccontare una vicenda che ha colpito direttamente l’Italia e, manco a dirlo, ancora una volta il suo prestigio internazionale.
Leggendo i quotidiani italiani infatti pareva di essere davanti a due ricostruzioni ben distinte che si rifacevano a scenari poco kazaki e decisamente italiani (e quindi viziati dal punto di vista della cronaca):

1 – Ablyazov si oppone a Nazarbaev, che è un dittatore liberticida = dissidente ricercato ingiustamente = rapimento delle due donne è avvenuto in violazione dei diritti umani;
2 – Ablyazov ricercato da Nazarbaev = criminale in fuga = il fermo delle due donne e il loro rimpatrio in Kazakistan era un atto di normale giustizia.

E quale mai poteva essere in Italia l’elemento di discrimine rispetto a due versioni così distinte della medesima storia? Ma ovviamente l’appartenenza politica, pronta a far pendere la ricostruzione da una parte o dall’altra sulla base dell’amicizia del presidente Kazako con un ben preciso politico italiano: Silvio Berlusconi.

Ecco dunque che la ricostruzione diventava:
1 – Ablyazov si oppone a Nazarbaev, che è un dittatore liberticida, per giunta in buoni rapporti con Berlusconi = dissidente ricercato ingiustamente = rapimento delle due donne è avvenuto in violazione dei diritti umani e Angelino Alfano è responsabile di quanto accaduto quale Ministro degli Interni;
2 – Ablyazov ricercato da Nazarbaev, che è un capo di Governo, sulla cui bontà possono garantire i buoni rapporti di amicizia con Berlusconi = criminale in fuga = il fermo delle due donne e il loro rimpatrio in Kazakistan era un atto di normale giustizia e se anche non tutto è stato fatto secondo le norme, abbiamo fatto bene a lasciare fare.

Ecco dunque che, anche grazie all’utilizzo di un determinato termine, una storia che dovrebbe solamente essere giudicata per quello che è (ossia una serie abbastanza incredibile di errori e procedure da parte italiana, sul piano del diritto internazionale) viene sacrificata allo scontro politico italiano per il quale, evidentemente, tutto è ormai lecito.

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