Il senso di una promessa


Ogni promessa è debito! Tranne che in politica, dove ogni promessa è consenso elettorale oppure, in periodi concitati come questo, è prezioso tempo che viene concesso alla sopravvivenza del governo di turno.

Per cui si promette, a scapito del buon senso ma anche e soprattutto a danno del poveretto che avrà l’onere di sostituirti al governo.

Prendiamo un caso della cronaca in questi giorni: i debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese. Una piaga per il sistema imprenditoriale italiano, spaventoso l’ammontare totale, tra i 90 e i 130 miliardi di euro, imprese esposte per decine o centinaia di migliaia di euro verso una Pubblica Amministrazione che ritarda i pagamenti addirittura di 3 anni: una PA tanto lenta nel dare quanto solerte e implacabile nel pretendere! I numeri sono implacabili in termini di aziende chiuse, fatturato perso, posti di lavoro andati in fumo e il giudizio è unanime: i ritardi nei pagamenti della PA è uno degli elementi che peggiorano la già difficile recessione economica. E la politica quindi agisce o, meglio, ha promesso di agire.

Per anni è stato un tema di quelli che definisco “riempitivo”: tanto parlato dai politici, quanto poco affrontato in pratica da questi. Nei 20 anni della presunta “rivoluzione liberale berlusconiana” poco nulla è stato fatto, malgrado l’esistenza di un ministero della semplificazione normativa che poco ha fatto in concreto contro burocrazia e lungaggini. Ha provato a metterci mano il governo Monti che del pagamento dei debiti della PA ne ha fatto un impegno primario. In prima linea il ministro Passera che, al forum Ambrosetti del 2012, presentava il meccanismo di certificazione dei crediti mediante il quale le imprese avrebbero potuto far valere i propri crediti. A gennaio però le cose non andavano proprio per il verso giusto e il sistema veniva utilizzato ben sotto le aspettative. Il Governo andava avanti ma il tempo rischia di non bastare: il decreto che autorizzava il pagamento di 40 miliardi di debiti pregressi (solo una parte del totale peraltro) in 24 mesi viene firmato in scadenza di mandato, il 6 aprile 2013 già incassato il disastroso risultato elettorale. Risoluto il Presidente: “Smaltiremo 20-30 mld di euro già quest’anno“. Determinato il ministro uscente Grilli: “pagamenti possibili già da lunedì“. Prima questione: in pochi giorni possono già essere possibili questi pagamenti? siamo sicuri? tecnicamente, rassicurano gli esperti, si tratta di bonifici, e SE (il dubbio è lecito!!!) i soldi ci sono non ci metterà tanto la PA a procedere. E poi se lo dice il ministro… vedremo!

Il tempo passa, e in mezzo c’è stato politicamente di tutto: un Presidente della Repubblica da eleggere, un Parlamento da avviare, un Governo da scegliere e sappiamo tutti il clima confuso di quei mesi. Calmate relativamente le acque si può tornare alla questione dei debiti. Il provvedimento del governo era un decreto e necessita quindi di conversione in legge. Cosa che regolarmente avviene il 5 giugno 2013, con il voto unanime della Camera. Mi sorge spontanea la seconda questione: ma se si trattava di un decreto, come faceva il ministro Grilli a garantire i pagamenti immediatamente esecutivi? e se il decreto non fosse stato convertito in legge in tempo utile (come spesso purtroppo accade in Italia) si rischiava di vedere vanificati pagamenti già effettuati? Ecco quindi che la promessa di Monti finiva per assumere un contorno ben diverso. Mi viene altrettanto spontanea la terza questione: serve una legge o un decreto per stabilire che un creditore deve pagare entro tempi ragionevoli? Non dovrebbe essere una cosa scontata?

Beh, poco male! In ogni caso questi soldi arriveranno: a maggior ragione se c’è un testo di legge che lo stabilisce: avanti a vele spiegate dunque! Beh, non proprio, perché oltre le dichiarazioni le cose bisogna farle davvero.

Ecco dunque che, per bocca del ministro Saccomanni, l’accelerazione nel pagamento dei debiti pregressi della PA non è più un obiettivo ma è “auspicabile“. Auspicabile?? Auspicabile è avere tempo sereno durante il week end, non l’opportunità o meno di dare soldi legittimamente attesi dalle imprese. Prova a spiegare meglio un altro ministro, Zanonato: “serve tempo per pagare le imprese“. Ma come? dove è finita la velocità promessa a suo tempo da Monti e Grilli? Interviene Letta e promette che in autunno si avvierà il pagamento. Quarta questione: ma allora non è ancora partito un solo soldo, giusto per tornare alle parole di Grilli?

Intanto, il 5 luglio, è trascorso il termine entro il quale le PA, ai sensi del decreto, avrebbero dovuto pubblicare l’elenco dei debiti pregressi che sarebbe stato aggiornato con il procedere dei pagamenti. Stando ad alcune denunce di associazioni di categoria, questo non è avvenuto come previsto. E questo non fa che sollevare l’ultima, tombale, questione: se lo stesso Stato (in quanto PA) non rispetta le regole loro imposte, come fa lo Stato (in quanto Governo) a farle rispettare? E, in definitiva, chi deve far rispettare le regole in questo Paese?

Attendiamo sviluppi, pazienti e fiduciosi! Sperando che per il futuro, si sia un po’ più solerti nel mantenere le promesse.

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