Note a margine di una legge elettorale


Ogni tornata elettorale mi segno mentalmente alcune cose che mi piacerebbe vedere messe in pratica un giorno quando si metterà realmente mano alla legge elettorale. Perchè la riforma elettorale, come del resto altre tematiche (come le “riforme istituzionali” – due cose di cui si parla tanto in queste settimane) sono quelle cose di cui tutti parlano sempre ma che poi al momento di passare alla pratica vengono liquidate con frasi tipo “non è il momento” o “necessita di una riflessione approfondita” e quindi tornano buoni come riempitivi durante una conferenza stampa o un’intervista al tg.

In attesa quindi di tempi migliori mi annoto alcune cosette che potrebbero tornare utili: non intendo certo dare consigli su quale sistema elettorale adottare, quello compete a chi di queste cose ne capisce davvero, ma credo che ci sono alcuni aspetti che andrebbero seriamente considerati se vogliamo che anche la legge elettorale contribuisca a migliorare, anche solo di un poco, la nostra classe politica e istituzionale.

1 – la prima cosa da introdurre, in assoluto, sono le preferenze. Secondo me è punto imprescindibile. Non tanto da un punto di vista “tecnico”, quanto dal punto di vista della consapevolezza del voto che io elettore sono chiamato ad esprimere. Avere la possibilità (anzi, perchè non l’obbligo?) di dare un nome, un cognome e un volto al voto che vado a dare non potrà fare altro che rendermi un poco più consapevole dell’importanza del gesto che sto compiendo. Sicuramente una maggiore consapevolezza rispetto ad ora, quando l’elettore è chiamato a ratificare una lista di nomi preconfezionata per cui si può già prevedere quali saranno i probabili eletti. Costringerebbe quindi i politici a rimettersi in gioco maggiormente, dovendo “giocarsi” la propria elezione di volta in volta: perchè se è vero che i politici più noti possono contare su bacini elettorali più ampi, in periodi di critica al sistema partitico come questi potrebbero aprirsi le porte a maggiori cambi generazionali e in tal modo anche le gerarchie di potere all’interno dei partiti potrebbero subire dei benefici “sconvolgimenti”. In pratica un maggiore collegamento tra elettore ed eletto nel quale i primi potranno chiedere conto dell’attività svolta dai secondi, esprimendo un eventuale apprezzamento attraverso la rielezione del candidato.

Poi metterei dei seri paletti nelle candidature:

2 – da una parte nel senso di dare una risposta a quella osservazione un po’ grossolana che spesso si sente ma che nasconde una triste verità. Perché per un posto da bidello devi avere una fedina penale immacolata ed essere in regola con una serie infinita di prescrizioni mentre per fare il parlamentare non ti viene chiesto nulla del genere? Perché non ribaltare questa prospettiva e ristabilire il concetto che ad essere rappresentanti di un Popolo dovrebbe essere un servizio tra i più alti e prestigiosi che si può fare alla propria nazione? Precludere ex lege l’ingresso alle cariche politiche rappresentative a tutta una serie di pregiudicati e condannati dai passati più che torbidi non risolverà certo i mali del nostro Paese ma di sicuro aiuterà le nostre Istituzioni ad uscire da quel pantano di fiducia ed autorevolezza che è di sicuro una delle malattie peggiori della nostra democrazia.

3 – da un’altra parte nel senso di vietare certe cose come le candidature in più di un collegio. Secondo me, palesi prese in giro alla volontà elettorale. Non è raro infatti il caso in cui un nome di primo piano venga candidato capolista in più di un collegio allo scopo di attrarre maggiori consensi tra l’elettorato giocando proprio sulla presa “pubblicitaria” del nome in questione. Un trucchetto che consente all’eletto, in caso di elezione in più di un collegio, di scegliere in quale considerarsi eletto e di fatto cedendo il proprio posto negli altri collegi ai secondo classificati. Il PdL/forza Italia, che spesso ha condotto campagne elettorali sul solo nome del proprio leader è sempre ricorso allo stratagemma di candidare Berlusconi in più collegi. Stessa scelta che ha compiuto, non senza incorrere in polemiche, Antonio Ingroia nel corso delle ultime elezioni.

4 – un’altra cosa dovrebbe poi essere il divieto assoluto di svolgere sondaggi e di renderli pubblici. Ok, lo ammetto, è solo una provocazione! Ma se andiamo a vedere le ultime tornate elettorali, noteremo come è tutto un “facciamo così perchè ce lo dicono i sondaggi“. Ricordate ad esempio la candidatura di Cosentino alle scorse politiche? Fu Berlusconi ad ammetterlo pubblicamente: “io lo avrei candidato ma i sondaggi ce lo sconsigliavano“. Questa mania di inseguire il consenso a tutti i costi ha preso il posto della sostanza del messaggio politico snaturando l’essenza stessa della competizione elettorale. Di questo passo, sono convinto, non si farà altro che peggiorare la tendenza a marcare la distanza tra partiti ed elettorato (a maggior ragione se chiamato a ratificare liste di nomi decise da litri – vedi punto 1).

5 – l’ultima annotazione riguarda una piccola nota di costume sul modo con cui si svolgono le elezioni. Tutti sanno che le commissioni che presiedono ai seggi elettorali sono composte da privati cittadini sulla base di liste di persone interessate che vengono predisposte dagli uffici elettorali di ciascun comune. Ecco, sarebbe bello, in periodi difficili come quello che stiamo vivendo, che magari nella composizione di queste commissioni, si tenesse conto di alcuni elementi economici, privilegiando magari disoccupati, precari, studenti senza altro reddito. Non si tratterà di sicuro di un rilevante sostegno economico ma 120€ per un week di lavoro sono comunque soldi che potrebbero fare comodo per chi ne ha necessità.
Non ho idea di quali siano i criteri con i quali ogni comune provveda a comporre i seggi elettorali e quindi potrei venire smentito. Nella mia limitata esperienza però non mi pare di aver visto applicati simili ragionamenti. E anche se tendo a non dare credito ai luoghi comuni che vogliono intere famiglie abbienti “abbonate” al lavoro ai seggi pur di arrotondare ulteriormente, ritengo assolutamente pazzesche le notizie di disagi nei servizi pubblici delle grandi città, in corrispondenza delle tornate elettorali, perché la maggior parte degli addetti è di servizio ai seggi (una piccola carrellata solo dalle elezioni di febbraio: Palermo, Napoli, Roma).

Anche questo potrebbe essere un piccolo, piccolissimo gesto per rendere la legge elettorale un po’ più a misura di cittadino.

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