La fuga trasversale dalle proprie responsabilità


Antonio Ingroia non potrà tornare a Palermo come magistrato: “è una congiura contro di me per non farmi occupare di mafia“.
Josefa Idem viene “pizzicata” ad eludere il fisco negli ultimi 4 anni: “è un’attacco mediatico contro la mia figura di sportiva“.
Roberta Lombardi non può/vuole rendicontare le spese sostenute: “mi hanno rubato il portafoglio con gli scontrini“.
Francesco Boccia scrive castronerie a proposito degli F35: “colpa della mia stagista“.

Quattro piccoli esempi relativi a contesti e situazioni completamente differenti, nei quali, tra il serio (i primi 2) e il faceto (gli altri 2) si può apprezzare quanto radicato sia il vizio dei politici italiani di non assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie azioni.

Tranquilli non ho certo dimenticato né la cronaca di questi giorni, né i precedenti illustri! L’elenco potrebbe essere praticamente sterminato se recuperiamo i guai giudiziari di Berlusconi o tutti i vari “sono stato frainteso” e gli “a mia insaputa” che la politica italiana può purtroppo annoverare (qui potete leggere una lista tra le più complete). Ho riportato solo questi, non solo perchè sono tra gli ultimi in ordine di tempo, ma perché vedono coinvolti quattro esponenti “dell’altra parte”, quella che severamente, tanto per intenderci, ha sempre tuonato contro i Berlusconi, gli Scaiola e i Fini.

Non mi interessa contribuire al solito tormentone del “sono tutti uguali”: non è affatto così e ogni circostanza potrebbe essere analizzata singolarmente per vederne differenze e giustificazioni.
Ma, se davvero si crede che questo Paese abbia bisogno di cambiamento rispetto al passato (a cominciare da un taglio netto rispetto agli ultimi 20 anni) allora questo cambiamento deve partire assolutamente dai comportamenti e dagli atteggiamenti individuali nelle situazioni istituzionali così come anche delle situazioni più irrilevanti come possono essere delle dichiarazioni su Twitter. È possibile essere diversi sono se si mettono in pratica comportamenti diversi. Tutto il resto è qualunquismo.

E, a tal proposito, mi è invece piaciuto l’atteggiamento di Filippo Penati che, stando a quanto comunicato, ha chiesto alla Cassazione di annullare la sentenza di proscioglimento per prescrizione relativamente ai fatti che gli sono stati contestati. Trattandosi di fatti accaduti oltre 10 anni fa (12 per l’esattezza), il tribunale ha d’ufficio disposto la prescrizione concludendo così il precesso prima di una sentenza. L’ex presidente della provincia di Milano, che aveva sempr mostrato di non volersi avvalere della prescrizione, ha chiesto quindi di venire comunque sottoposto a giudizio e di arrivare a sentenza circa la sua colpevolezza o innocenza. Non so che cosa verrà deciso, non so se è solo una strategia “di facciata” (come sostengono molti giornali) e nemmeno se uscirà assolto o condannato da questa vicenda. Ma sicuramente un politico che chiede alla magistratura di andare fino in fondo per accertare senza ombra di dubbio la propria posizione è un comportamento curioso in un Paese dove un politico se è indagato è perchè “è una congiura contro di me” e dove si è soliti ricorrere a tutta una serie di strumenti legali per arrivare alla tanto agognata data di prescrizione e poter ipocritamente dire: “mi hanno assolto”!

 

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