A proposito di quel “restare umani”…


Quanto ci siamo riempiti la bocca di quello “stay human” che era diventato il motto di una vita per Vittorio Arrigoni? “Facile” dirlo per noi, quando pensiamo alla Palestina, a Gaza, ad altre terre martoriate da guerre o da complicate crisi umanitarie.

Ma a me pare che poi tendiamo a scordarcene quando invece parliamo del nostro Paese, che ci diciamo così avanzato, così civile, così culturalmente profondo. Forse ci “autocompiaciamo” nel non essere formalmente parte di quel “terzo mondo” verso il quale siamo tanto indulgenti. Ho come l’impressione che, dentro di noi, riteniamo tacitamente di avere una coscienza civile tanto evoluta e profonda da poter credere di derogare a quello stesso “Stay human” , a quei principi di civiltà che invece dispensiamo a piene mani alle zone del mondo meno fortunate della nostra.

La notizia, terribile, di stamattina, quella di una persona che a Cardano al Campo ha sparato contro il Sindaco, ferendola gravemente all’addome, e al vicesindaco, ferito di striscio alla testa, non può che imporre una seria riflessione su questa nostra presunta umanità. Non tanto per il gesto assurdo e violento in se, quanto per la nostra reazione di “spettatori” a questo evento, che lo abbiamo visto attraverso quella “rete” nella quale passiamo sempre più tempo credendola una libera estensione della nostra personalità. Così, senza freni o controlli, siamo corsi a commentare, giudicare, esprimere opinioni. E, a fianco dei numerosissimi attestati di solidarietà, cominciano ad emergere sempre più numerose le dimostrazioni di comprensione e giustificazione (in rari casi anche di stima) verso il gesto. “Eh i politici hanno tirato troppo la corda“, “non condivido il gesto ma quando si è disperati è inevitabile“. “Condivido” terribile l’uso di questo verbo se riferito alla possibilità di troncare una vita umana, come se la morte di una persona possa essere una valida alternativa. “Condanno il gesto ma bisogna comprendere le motivazioni“, dice un nostalgico della giustizia personale in voga nel medioevo. L’elenco dei commenti alla notizia potrebbe continuare molto a lungo: io mi sono fermato ad un “la rivoluzione è iniziata!” postato da un soggetto estimatore del metal (a giudicare dalla foto sul profilo). Gli ho chiesto  se sparare ad un Sindaco fosse la sua idea di rivoluzione. Mi sono visto rispondere “e tu che cazzo vuoi? sparisci coglione!“. La finezza dell’eloquio mi ha fatto desistere dal proseguire la conversazione.

Era già successo qualche tempo fa: padre e figlio imprenditori freddati da un dipendente con cui avevano contrasti. Poco importa la storia, le circostanze, i retroscena, anche qui, tra i vari commenti, il nutrito gruppo di possibilisti. Uccidere, certo, è un atto estremo, ma in tempi difficili a qualcuno potrebbe sembrare una buona soluzione dei propri problemi. Ovviamente tutti questi fini pensatori si premuniscono: “io non lo farei mai, però….”.

E’ quel “però” che fa tutta la differenza del mondo, quella piccola porta aperta di possibilità segna la demarcazione tra lo “stay human” e il resto. Ma non ce ne rendiamo conto e diventiamo tutti dotti psico-sociologi pronti a tirare in ballo la crisi, il momento difficile, la disoccupazione, e soprattutto la politica.

Così che quando una persona con evidenti problemi personali ha tentato di freddare un politico a caso in piazza Montecitorio, i segnali di apprezzamento sono schizzati alle stelle. Tanto gli obiettivi erano quei politici talmente odiati (e che tanto hanno fatto per farsi odiare!) che gli incitamenti al gesto di Preiti non erano molto diversi da alcuni proclami sentiti in campagna elettorale.

Dall’alto della nostra umanità possiamo discernere sul bene e sul male, su cosa è giusto e cosa è sbagliato e sulla correttezza di risolvere i propri problemi con gesti di morte. Siamo così impegnati ad esprimere il nostro sacro giudizio che non ci accorgiamo nemmeno di fare la figura degli idioti. Torno con la mente ancora a quel “la rivoluzione è cominciata” di stamattina. Poi vai te a scoprire che, come sembra dalle ricostruzioni di queste prime ore, che l’autore del gesto era un vigile urbano, sospeso a causa della condanna in primo grado per truffa a carico dello stesso Comune di Cardano. Dose sta la rivoluzione? Dove sta la voglia di ribellione ai soprusi della classe politica? Aver sospeso un dipendente comunale che ha truffato il proprio Comune è un gesto di normale disciplina e responsabilità. E così l’efferato gesto di Giuseppe Pegoraro si svuota di ogni connotato di presunto eroismo e diviene, ne più ne meno, un atto di squallida vendetta personale.

Spero che gli autori dei vari commenti “possibilisti” nei confronti del gesto si rendano conto dell’idiozia delle loro affermazioni ma storia è sempre la stessa: è troppo facile parlare quando non si è toccati da questi gesti in prima persona. Trovo spaventoso che nella nostra società , in particolare nella mia generazione, che non ha fortunatamente mai conosciuto la guerra o il terrorismo, ci possa essere chi inneggia alla soluzione violenta come possibile “panacea” del malcostume politico dei nostri tempi. A che serve chiedere di “restare umani” a casa degli altri, se poi ci dimentichiamo di esserlo in casa nostra?

PS. Per quello che può valere, faccio il tifo per Laura Prati e Costantino Iametti. Non la conosco, non so come stia governando, non mi interessa sapere di che partito o lista faccia parte. Se è vero che la storia nasce da un provvedimento preso nei confronti di una persona che ha truffato il Comune, il loro comportamento è stato ineccepibile e come tale meritano l’incondizionato sostegno di tutti.

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