I due pesi e le due misure delle banche italiane


Ci spiace. Ma lei non offre sufficienti garanzie!”.
Quanti si sono sentiti dire parole simili a queste recandosi in banca a chiedere un prestito o accedere un mutuo? Non è demagogia, è cronaca quotidiana: che si tratti di risparmiatori, o padri di famiglia, o piccoli imprenditori, la musica non cambia. Pare anzi che le banche abbiano deciso di chiudere i rubinetti, i direttori di filiale non possono (o non vogliono) accollarsi il “rischio” di prestare poche migliaia di euro se non a fronte di garanzie decisamente notevoli, chiudendo le porte in faccia a chi non è in grado di fornirle e riservando, a chi invece possiede questi requisiti, procedure minuziose e tremendamente lunghe per concedere il prestito richiesto.

Poi ti imbatti in certe notizie e scopri che non per tutti è così.

È di questi giorni la notizia che l’imprenditore Luigi Zunino ha ottenuto un prestito di 180 milioni di euro per lanciare un’OPA sulla Risanamento Spa, azienda che un tempo fu già sua. Si dirà che un imprenditore di alto profilo potrà ragionevolmente godere di maggiori attenzioni da parte delle banche se in grado di dare maggiori garanzie economiche e finanziarie. Certo. Se non fosse che è la stessa storia personale di Zunino a destare ben più di un dubbio.

Perchè la vita imprenditoriale di Luigi Zunino mostra tante luci quante ombre sin dagli inizi o quasi. Immobiliarista rampante negli anni ’90, intraprendente e ambizioso ma furbo abbastanza per non rimanere invischiato nella famosa vicenda dei “furbetti del quartierino”, che fu invece imprenditorialmente letale per Danilo Coppola e Stefano Riccucci, e per costruirsi un impero immobiliare internazionale (con immobili di pregio posseduti tra Parigi e Manhattan) e passando attraverso le maggiori iniziative immobiliari e finanziarie italiane a cominciare dall’acquisto dell’area ex-Falck di Sesto San Giovanni.
Non tutto fu rose e fiori, anche a causa di qualche frequentazione poco raccomandabile: non passò indenne, infatti, attraverso la vicenda della scalata ad Antonveneta per la quale è stato condannato in secondo grado, il 30 maggio 2012, ad 1 anno e 6 mesi di reclusione.
Ma la vera mazzata arrivò inesorabile colpendo i gioielli di famiglia, quella Risanamento Spa che lui stesso aveva creato dalle ceneri della vecchia Risanamento Napoli Spa. Leader delle bonifiche e delle ricostruzioni nella grandi aree dismesse dell’industria italiana, la sua creatura cedette nell’affare più ambizioso: il risanamento dell’area Milano-Santa Giulia.
Doveva essere il fiore all’occhiello di una carriera intera e invece è divenuta un giro falsi in bilancio, riciclaggio, bonifiche fasulle, discariche abusive e possibili infiltrazioni della ’ndrangheta. Risanamento Spa è crollata sotto il peso di un indebitamento come mai prima nella storia dell’imprenditoria italiana: quasi 3 miliardi di euro. I debiti e le attenzioni della magistratura hanno costretto Zunino a diversi passi indietro, che ha liquidato le proprie aziende e ceduto le quote di maggioranza mentre una cordata di banche creditrici lo ha sostituito nella guida della società. Quelle stesse banche, però, che oggi sono pronti a dargli nuovamente fiducia e credito (finanziario) malgrado il suo passato imprenditoriale e giudiziario, malgrado il suo pesante biglietto da visita.

Non ho elementi per dare una valutazione sugli aspetti economici e giuridici di questa nuova iniziativa, che – beninteso – a quanto è dato sapere, è assolutamente lecita e corretta. In rete poi si trovano molti articoli capaci di dare i dettagli tecnici ed economici della vicenda che ho solamente accennato.

Eppure, in questa vicenda, non stupirebbe affatto se le banche coinvolte avessero dei dubbi sull’opportunità di proseguire l’operazione, almeno alla luce del passato imprenditoriale (e giudiziario) del principale soggetto coinvolto.
Evidentemente si considera più grave il rischio di vedere non pagata la rata di un mutuo piuttosto che una eventuale perdita societaria di svariati milioni di euro.

Fatto sta che mentre il credito a privati e imprese cala a picco di mese in mese, unitamente alla fiducia degli attori economici in una vicina ripresa dalla crisi, il mondo bancario nostrano, ben lungi dal prendere quei provvedimenti straordinari che da più parti si chiede di prendere per fronteggiare questi anni difficili, continua consapevolmente a dare credibilità a soggetti che in passato hanno dimostrato di meritarne ben poca, e che, curiosamente, dimostrano una straordinaria abilità a risollevarsi dei guai nei quali si cacciano e a proseguire come se niente fosse.

Come un bambino che continua a mettere le mani nella presa di corrente imparerà la lezione solo quando prenderà la scossa, anche il mondo finanziario pare attendere incurante la lezione. Con la differenza, però, che se la scossa equivale a miliardi di perdite e aziende in bacarotta, le conseguenze saranno ben più gravi di qualche lacrima (di coccodrillo).

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