L’anomalia


Prima o poi i teorici del complotto che affollano i salotti politici italiani dovranno (almeno provare a) spiegare il “grande scopo” occulto per il quale, a detta loro, un gruppuscolo di magistrati avrebbe l’intenzione di sovvertire da circa 30 anni l’ordine democratico italiano attraverso l’incriminazione di Silvio Berlusconi.
È curioso come queste teorie, che sembrano piuttosto l’estrema linea di avvocati difensori in crisi di idee, siano divenute in breve tempo il mantra di numerosi politici italiani, in particolar modo nei periodi immediatamente precedenti o seguenti alla pronuncia di sentenze (il più delle volte negative) per processi a carico dello stesso Berlusconi.

Il fondamento principale di queste teorie sta in un fuorviante concetto di legittimazione popolare che suona più o meno così: “i giudici non possono processare (ed eventualmente condannare) chi ha ricevuto il voto di milioni di persone”. Inutile qui ripetere la profonda falsità di questo ragionamento: il consenso elettorale è una panacea contro qualunque ipotesi giudiziaria che, per il solo fatto di essere rivolta contro “quella” persona viene delegittimata in quanto attacco politico, con buona pace di prove, indizi, indagini e notizie di reato che vengono automaticamente squalificate come inventate, pretestuose, viziate. La maggior parte delle dichiarazioni a sostegno di Berlusconi picchiano su questi punti: ci torneremo tra poco!
Una dichiarazione particolarmente accorata in questo senso si è avuta in una intervista di Marina Berlusconi che si ė scagliata contro il procedimento che vede coinvolto Il padre per presunta concussione e sfruttamento della prostituzione minorile. Su questo nulla da dire:quale figlia, infatti, pronuncerebbe pubblicamente parole di censura ai comportamenti del padre? Ma anche, ed è qui il problema, quale amministratore delegato pronuncerebbe parole di accusa contro l’azionista di maggioranza dell’impresa che presiede? Ecco l’anomalia!

Ora allarghiamo lo sguardo i personaggi che animano i processi che vedono coinvolto l’ex premier.
Perché mai Ruby (o le altre ragazze di via dell’Olgettina) dovrebbero deporre contro l’uomo ricco e generoso che le ha prese a cuore, dandogli casa e soldi, portandole da un triste anonimato allo sfavillante mondo dei locali alla moda e della “gente che conta” (poco importa al prezzo di quale prestazione)? Vale davvero la pena rompere quella bellissima bolla di sapone per un capriccio, un regalo non gradito, una piccola gelosia? E poi”prostituzione” è proprio una brutta parola…. Molto più semplice dire che si trattava di “cene eleganti”, magari ritrattando completamente quanto detto in un’altra fase del processo, magari rinforzando la teoria del complotto dei “magistrati cattivi pronti a tutto, che mi hanno fatto dire quello che volevano…” (a tal proposito l’ultima deposizione di Ruby supera il limite del ridicolo).

Perchè mai un Marcello dell’Utri dovrebbe deporre contro l’amico di una vita, contro quello che lui stesso ha aiutato a costruire un impero economico e perchè mai quest’ultimo dovrebbe mettersi contro al primo per avere giustizia? Vale davvero la pena mandare all’aria tutti questi anni di sodalizio per aver chiesto qualche milione in più sul prezzo di vendita di una villa?
Perchè mai un Walter Lavitola dovrebbe deporre contro colui che gli ha permesso di essere l’ago della bilancia di accordi economici favolosi e di iniziative imprenditoriali remunerative da una sponda all’altra dell’oceano?
Perchè mai un Denis Verdini dovrebbe deporre contro quel compagno di avventure politiche che gli ha dato stabilmente le chiavi organizzative del partito da lui creato e gli ha consentito di regolare a piacimento gran parte della macchina degli appalti pubblici e delle grandi opere del Paese?
Perchè mai un David Mills dovrebbe deporre contro colui che gli avrebbe staccato senza battere ciglio un assegno a 6 zeri solo per stare zitto? Vale davvero la pena sputtanarsi per ritrovarsi poi cornuto e mazziato, senza soldi e incriminato, piuttosto che stare zitto ancora un poco e trincerarsi dietro un “non mi ricordo” o un “mi hanno obbligato a raccontare quello che volevano”?

Questa è l’anomalia di Silvio Berlusconi e delle sue vicende legali: un anomalo gioco delle parti che vede coloro che dovrebbero essere gli accusatori essere in realtà i confidenti, gli amici, i familiari, i soci e/o i dipendenti dell’accusato. Non stiamo parlando di un omicidio, dove un cadavere e una pistola sono indizi incontrovertibili. Stiamo parlando di reati societari o di corruzione, o di altre fattispecie dove il reperimento di prove ed indizi passa necessariamente dalla collaborazione di testimoni e soggetti a conoscenza dei fatti. Come è possibile raccogliere una sola prova convincente in un quadro che vede gli ipotetici accusatori stare a libro paga dell’accusato? O, come correttamente scrive….. Il problema non è Ruby, ma i cortigiani

A questo vanno aggiunti almeno altri due elementi. Uno è dato dalla presunzione di innocenza, che vale fino all’ultimo grado di giudizio e purtroppo anche fino all’esaurimento di tutti i magheggi e le strategie processuali che ottimi avvocati riescono a concepire. L’altro è la possibilità di disporre di risorse di altro tipo pressoché infinite, a cominciare da un intero partito che nutre un rapporto di mera subordinazione al vertice e che ha nella fedeltà assoluta al “capo” e ai benefici che da questa derivano l’unico elemento di coesione (ricordate cosa successe quando il PdL cominciò a parlare di “primarie” senza Berlusconi?), fino poi ad arrivare alle possibilità comunicative e promozionali che tra un talk show pomeridiano, una rivista patinata e uno speciale in prima serata riescono a raggiungere milioni di spettatori e di lettori in tutta Italia. Tanto per citare solo gli ultimi episodi: la proposta di legge Nitto Palma contro i magistrati “politicizzati” e lo speciale di Canale 5 sulla “guerra dei vent’anni“.

Chi oggi pontifica di toghe politicizzate, di processi falsati, di guerra dichiarata di un gruppo di giudici contro il risultato delle urne non potrà continuare per molto ad ignorare questi elementi oggettivi. Chiunque poi può credere a quello che vuole e guarda nella direzione che preferisce. Credere alla storia dei processi inutili sempre vinti (???), degli oltre 1000 (???) magistrati impegnati, dei milioni di euro sprecati. Continuare a confondere assoluzione con prescrizione. Raccontare in termini messianici di una guerra del bene contro le forze del male.
Ma in ogni caso, prima o poi, l’oggettività e l’evidenza dei fatti sarà più forte di ogni anomalia.

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Un pensiero su “L’anomalia

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