Il M5S e l’ansia da “commissione”


La tenacia con la quale il M5S chiede l’inizio dei lavori parlamentari e la costituzione delle commissioni permanenti sta raggiungendo dei livelli oggettivamente assurdi. Appare abbastanza chiaro che si tratta di una semplice strategia comunicativa, utilizzata del resto già ampiamente dal “guru” del movimento: urlare a gran voce una cosa (per certi versi) ragionevole al fine di creare cieco consenso intorno ad essa e sterilizzare ogni possibile analisi e dibattito costruttivo. Appena qualche giorno fa, ad esempio, il Blog del “guru” teorizzava che lo stop alle commissioni parlamentari fosse in realtà una complessa mossa per bloccare il M5S (bloccando incidentalmente tutto il Paese).

Basterebbe invece far funzionare un poco il cervello e andare oltre gli slogan per capire che la proposta del Movimento di Beppe Grillo poggia su basi molto fragili.

Non è MAI successo, infatti, dalla nascita della Repubblica ad oggi, che le commissioni parlamentari si costituiscano e funzionino prima dell’entrata in funzione di un governo. E’ vero anche che non esiste alcuna esplicita normativa che di per sé proibisca al parlamento di legiferare anche in assenza di un Governo. Il fatto però che da 70 anni il Parlamento abbia costituito i suoi organi solo a partire dall’insediamento di un Governo dimostra che non si tratta di una scelta presa a caso, ma risponde a esigenze ben precise.

A cominciare dalla necessità di concretizzare la volontà elettorale, per cui le presidenze di quasi tutte le Commissioni sono appannaggio, storicamente, della parte politica vincitrice delle elezioni. Parte politica che – di solito – si trova ad esprimere anche i componenti del governo in modo da creare un collegamento stabile tra il potere legislativo (il parlamento tramite le commissioni parlamentari) e l’azione esecutiva dei ministeri responsabili per materia (spesso chiamati ad integrare l’attività legislativa attraverso strumenti o di immediata efficacia, come i decreti, o di completezza normativa, come i regolamenti attuativi e tutti quei documenti integrativi destinati a regolare l’efficacia pratica di una norma). La prassi del Parlamento, infine, attribuisce quelle commissioni che possiamo definire “di garanzia”  all’opposizione, allo scopo di bilanciare l’egemonia politica della parte vincitrice elettoralmente: è per questo che il “Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica” e la “Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi” vengono presieduti da esponenti dell’opposizione. Anche per l’assegnazione delle vicepresidenze delle commissioni vale un analogo ragionamento di “alternanza” tra maggioranza e opposizione. Ma “maggioranza” e “opposizione” rispetto a chi? rispetto alla/e forza/e politiche di Governo, ovviamente.

Poi, senza pretesa di “scimmiottare” ragionamenti costituzionalistici che non mi competono, è utile ricordare come il Presidente della Repubblica all’atto di promulgare un qualunque provvedimento, è vincolato alla controfirma del ministro competente, che ne è responsabile, senza la quale “nessun atto è valido” (art. 89 della Costituzione: “Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri“).

Questo elemento è fondamentale per comprendere il paradosso delle richieste del M5S e cioè il fatto che, in assenza di un nuovo governo, rimane in carica il governo precedente, che nel nostro caso è il tanto odiato Governo Monti, osteggiato fino alla morte da quasi tutti gli schieramenti politici compreso quello di Grillo. Non solo, ma un governo che esercita le sue funzioni “in proroga” è chiamato al solo ed esclusivo “disbrigo degli affari correnti”, espressione che indica l’ordinaria amministrazione e nulla di più: va da sé che argomenti come di DPEF (documento di programazione economica e finanziaria), la riforma elettorale, la riforma dell’assetto costituzionale del Paese (tanto per citare alcune delle proposte avanzate più o meno da tutti i soggetti politici e istituzionali) non possono ragionevolmente venire presi da un Governo non legittimato da un voto di fiducia, tantomeno da un governo “in scadenza”.

La richiesta del M5S di un Parlamento che legiferi a prescindere dall’orientamento di una forza politica di Governo, se in termini di legge, potrebbe essere anche ammissibile, non regge la prova della concreta attività parlamentare, raggiunge il paradosso se si pensa che la soluzione possa essere la “proroga” di Monti e dei suoi ministri, a cominciare da quella Fornero che tutti identificano come il male assoluto e sfiora il ridicolo se si è realmente convinti della possibilità di un Governo di fatto spogliato di ogni funzione esecutiva che accetti di proporre e (come dice la Costituzione) di assumersi la responsabilità di atti promossi da un Parlamento espressione di altre forze politiche.

Passare qualche ora svegli a leggere la Costituzione può anche fare bene, ma sicuramente per governare il Paese serve qualche cosa di più.

ps. Nello stesso post Grillo scrive: “Immaginatevi l’orrore di Maschera di Cera (che presumo sia Berlusconi n.d.a.) già pronto per il museo di Madame Tussauds se venissero presentate una dopo l’altra leggi sulla ineleggibilità, sul conflitto di interessi, sulla corruzione” . Ecco un esempio delle tecniche comunicative di cui parlavo prima: visto che al momento il M5S ha presentato POCHISSIMI disegni di legge (compresi quelli a lungo promessi e rivendicati) è molto più utile creare uno scandalo ad hoc piuttosto che rispondere a critiche che si fanno sempre più insistenti.

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