Bonus Produttività


Sempre alla faccia di chi vede nello stipendio dei parlamentari l’unico spreco d’Italia. E alla faccia di chi ha sempre difeso il “sistema Lombardia” come un’eccellenza assoluta.

Non ho mai avuto il piacere di sapere cosa sia un “bonus” in busta paga perché nel mio contratto non sono previsti “obiettivi da raggiungere” con emolumenti a questo collegati. Ma, se riesco a comprendere come funzioni questo meccanismo laddove sia collegato a risultati oggettivi (es. “bravo, il fatturato è triplicato, ti meriti un premio”) faccio fatica a comprenderlo laddove questi “obiettivi aziendali” siano legati a parametri astratti oppure difficilmente quantificabili oppure ancora quando questi obiettivi siano fissati dalla stessa persona che poi incassa il bonus. Quanto appena scritto è quello che è successo recentemente all’interno della sanità lombarda.

Ogni anno Regione Lombardia valuta l’operato dei 45 direttori generali di Asl e ospedali con un una pagella, Il cui punteggio stabilisce una classifica di merito tra i dirigenti. La consegna di queste pagelle è avvenuta il 28 febbraio e i punteggi attribuiti sono stati convertiti in bonus economici distribuiti tra i manager. E fin qui, comunque, tutto bene.

Il problema che che alcuni di questi bonus hanno raggiunto i rispettivi beneficiari mentre questi sono interessati da indagini, avvisi di garanzia e, in un caso, persino da un arresto.

In carcere, ma premiato con un superbonus da 30 mila euro. È il caso di Luigi Gianola, manager dell’ospedale della Valtellina, che incasserà un super bonus da 30mila € (in quanto classificatosi quarto) anche se il 12 marzo è stato arrestato con l’accusa di avere ricevuto una mazzetta per truccare un appalto da quasi 9 milioni di euro. Nello specifico Gianola è accusato dalla Procura di aver ricevuto e comunque accettato la promessa di una somma di denaro di 500 mila euro e di essersi fatto consegnare 5 mila euro come anticipo.

Non è il solo. Tutti i direttori generali di Asl e ospedali sotto inchiesta per corruzione e turbativa d’asta prenderanno il premio.

Simona Mariani (decima in classifica), direttore generale dell’ospedale di Cremona, si è aggiudicata quasi 29 mila euro di superbonus. La Procura, sempre all’interno dell’inchiesta “Cueva” della Direzione investigativa antimafia, ha indagato su di lei per una presunta tangente su un appalto legato all’acquisto di un macchinario per cure di radioterapia e radiochirurgia dal valore di 9,5 milioni di euro. Nella stessa indagine è finito pure il direttore generale di Chiari Danilo Gariboldi: stesso bonus ( 7° posto), stessa indagine e accuse molto simili.

Pasquale Cannatelli, del Niguarda di Milano è sotto inchiesta tra l’altro per il presunto acquisto di case scontate per i figli in cambio di un appalto per le pulizie: anche per lui 28 mila euro. Cifra simile anche per Luca Stucchi, manager del Poma di Mantova finito nei guai per gli appalti di Telemedicina.

In testa alla classifica c’è Mara Azzi che con il miglior voto porterà a casa 30.000 euro di bonus (cifra che per molti è lo stipendio di un anno) anche se è accusata di abuso d’ufficio dalla Procura di Brescia per delibere prese nel 2009, quando dirigeva l’ospedale di Desenzano.

Ovviamente per tutti vale la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. Oltretutto questioni che implicano reati di corruzione, malversazione o abuso della proprio posizione dirigenziale è molto delicato stabilire la verità. Gianola, ad esempio, si difende dicendo di essere vittima di un millantatore (l’intermediario Leonardo Boriani) che avrebbe approfittato di sporadici rapporti di conoscenza per il proprio esclusivo vantaggio.

Però stride il fatto che questi bonus vengano assegnati per l’attività manageriale svolta negli anni passati che però, contemporaneamente, è anche la causa delle indagini, delle accuse e – almeno in un caso – di un arresto. Regione Lombardia, da un certo punto di vista, si comporta correttamente: il bonus riguarda l’attività svolta nel 2012 e non gli anni precedenti (a cui invece guardano alcune delle inchieste accennate). Però viene spontanea la domanda se non fosse più opportuno “congelare” questo bonus in  attesa della conclusione dei processi. Innanzitutto perchè un bravo manager non dovrebbe essere valutato solo per breve lasso di tempo ma semmai per una gestione complessiva portata avanti durante tutta la sua attività, e in secondo luogo perchè – nello scigurato caso di condanna – sarebbe difficilmente comprensibile come mai un manager possa essere stato contemporaneamente meritevole di un bonus e colpevole di cattiva gestione. Regione Lombardia però ha le idee chiare e ha proceduto senza indugio ad erogare le somme: il rischio in caso di sospensione potrebbe essere quello di una pioggia di ricorsi potenzialmente favorevoli ai manager indagati. E allora avanti tutta!

Tutto ciò a prescindere da un altro ragionamento che qui volutamente accenno soltanto. E cioè se abbia ancora senso, in periodi come questi, che una pubblica amministrazione eroghi a mero titolo di bonus emolumenti che da soli sono più alti dello stipendio annuale medio di molti altri lavoratori.

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