150 mila a Firenze contro le mafie (*)


La folla che si è assiepata nel piazzale antistante allo stadio Artemio Franchi di Firenze è  un serpentone rumoroso e colorato di oltre 150mila persone che da tutta Italia si è riversato nella capitale toscana la mattina di sabato 16 marzo 2013 (presente anche un gruppo di oltre 130 persone proveniente da Como).

Ma quando dal palco comincia la lettura della lunga lista dei nomi delle vittime innocenti delle mafie, cala il silenzio.

“Emanuele Notarbartolo, Emanuela Sansone, Luciano Nicoletti, Andrea Orlando, Joe Petrosino….”

Per il diciottesimoesimo anno si rinnova la tradizione voluta dalle associazioni Libera e dal Avviso Pubblico di mettere al centro della manifestazione organizzata in occasione della  “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie” la lettura dei nomi di tutti coloro che, innocenti e senza colpa, hanno perso la vita per mano di sicari e assassini, una lista sterminata, di oltre 900 nomi la cui morte, per mani mafiose, è stata accertata dalle indagini della magistratura.

E’ un percorso di sange e di dolore che si snoda lungo il passato più o meno recente del nostro Paese, a cominciare da Emanuele Notarbartolo, politico siciliano, assassinato a Termini Imerese nel lontano 1893, per arrivare fino ai giorni nostri.

“…Giovanni Falcone, Francesca Movillo, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro, Vito Schivani, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo li Muli, Claudio Traina…”

E’ la storia d’Italia quella che scorre davanti alla folla radunata a Firenze, dai primi omicidi ad inizio secolo, alla stagione delle stragi di Cosa Nostra, alla “guerra di Scampia”.

Nel raccoglimento di tutta la platea risuonano i nomi e i cognomi di uomini e donne eliminati perchè “colpevoli” di avere fatto fino in fondo il proprio dovere: membri delle forze dell’ordine, magistrati, politici, sindacalisti, professionisti, sacerdoti.

“…Dario Capolicchio, Angela Fiume, Fabrizio Nencioni, Nadia Nencioni, Caterina Nencioni…”

Nell’elenco trovano purtroppo posto anche uomini e donne vittime perchè si sono trovate nel posto sbagliato e nel momento sbalgiato, lungo la traiettoria di un proiettile indirizzato ad altri o in prossimità di un ordigno esploso. Anche Firenze ha pagato il suo tributo di sangue e ricorda con commozione la notte del 26 maggio 1993 quando una bomba in via dei Georgofili, a pochi passi dalla galleria degli Uffizi, spezzò le vite di 5 persone, di cui 2 bambine, e ferì altri 48 passanti. Quando vengono letti i loro nomi, accompagnati da un rispettoso applauso, risuonano le parole pronunciate dallo stesso palco pochi minuti prima da Giovanna Maggiani Chelli presidentessa dell’Associazione che da anni chiede semplicemente che si faccia chiarezza su quei fatti: “Voi che siete qui oggi a commemorare, dove siete stati per 20 anni?”.

Le sue parole sono bordate che lasciano il segno. Perchè quando si decide di guardare ai fatti che hanno insanguinato in lungo e in largo l’Italia, inevitabilmente tornano attuali domande e interrogativi che spesso le inchieste non sono riuscite a ricostruire e che le “versioni ufficiali” hanno a volte tenuto a freno se non apertamente affondato.

E’ la realtà con cui convivono le centinaia di famiglie che piangono queste vittime e che molte volte si sono trovate da sole contro tutti, nell’indifferenza della società e nel silenzio delle istituzioni.

Libera da sempre si è stretta intorno a queste persone, dando loro la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, assistendoli nei lunghi processi a cui partecipavano (Libera si è costituita parte civile in numerosi procedimenti giudiziari) e trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace. Non si voleva organizzare una marcia, quanto hanno ricambiato questo abbraccio. Erano presenti in tantissimi, quasi 600, come mai era successo, in prima fila a chiedere ancora una volta giustizia o più semplicemente di avere delle risposte.

“Il 70% dei familiari non conosce la verità, in molti casi non ha nemmeno un corpo su cui piangere”, tuonerà Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, pochi minuti dopo. “Siamo stanchi di parole, convegni, dibattiti, spesso autoreferenziali, passerelle che non finiscono più. Abbiamo bisogno di un impegno serio, documentato, costante, vero” che parta dallo stringersi attorno al dolore dei famigliari “non lasciamoli morire una seconda volta!”. Perchè il rischio più grave è la mafiosità che si nasconde negli angoli più diversi della nostra società, “la mafiosità che si nasconde nelle coscienze addomesticate, nelle pieghe di una società in cui il diritto conta meno della forza o del favore del potente di turno” e che spesso dimentica la propria storia tanto da permettere ancora episodi come l’incendio alla Città della Scienza avvenuto a Napoli.

E’ una ribellione quella che si invoca, ma una ribellione di coscienze e di cultura, guardando con speranza alla nuova stagione politica, che, malgrado la confusione che si presenta oggi, vede un terzo del Parlamento aver sottoscritto l’iniziativa “riparte il futuro”, promossa proprio dall’Associazione LIbera (la stessa neo-presidente della Camera, Laura Boldrini, ha ricordato l’impegno di Libera nel suo discorso inaugurale).

Una speranza che guarda però anche al rinnovamento di una Chiesa che si affida fiduciosa al nuovo Papa Francesco e che può trarre esempio dalla vita e dal sacrificio di figure straordinarie come furono Don Peppino Diana e Don Pino Puglisi che tra pochi mesi verrà beatificato. Che passa necessariamente dal prendere atto di essere tutti protagonisti responsabili: “Semi di giustizia, fiori di corresponsabilità” è lo slogan di questa Giornata per la Memoria della Vittime di Mafia, a simboleggiare un impegno che deve per forza nascere dal metterci la faccia in prima persona e fare ognuno la propria parte.

“La vostra lotta” – ha affermato dal palco il Premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel – “e’ anche la nostra lotta, siamo uniti per un mondo migliore. E quando si vede questa moltitudine di gente si capisce che c’e’ speranza per sconfiggere la mafia. Anche noi abbiamo resistito grazie al fatto di essere rimasti uniti”.

La folla che si è data appuntamento a Firenze è una risposta a questo appello. Una folla composta da associazioni, sindacati, scuole, rappresentanti delle Pubbliche amministrazioni, volti noti della società civile che in ogni parte di Italia fanno della legalità e della giustizia un valore imprescindibile e irrinunciabile, ciascuno con il suo lavoro e impegno quotidiano. A Firenze erano tutti uniti in una giornata che, dopo la manifestazione, presentava un ricco calendario di appuntamenti di approfondimento, conferenze e seminari tematici, spettacoli teatrali e concerti (a cominciare da quello di Fiorella Mannoia) che hanno animato il pomeriggio.

“…Salvatore Farinaro, Teresa Buonocoro, Angelo Vassallo, Gianluca Cimminiello, Lea Garofalo, Carmine Cannillo, Vincenzo Liguori.”

Tocca a Giancarlo Caselli, Procuratore della Repubblica di Torino, concludere il lunghissimo elenco con una solenne promessa:

“A voi e a tutti coloro di cui ignoriamo il nome va la nostra memoria e il nostro impegno”

(*) Articolo pubblicato su “il settimanale della Diocesi di Como” di sabato 30 marzo 2013

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