Cose che sarebbero successe / 1


Eccoci nel favoloso mondo dei “ma se”….

Ieri il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto dal giudice Giampaolo Guglielmo, ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dagli avvocati difensori di Nicola Cosentino, nel corso del processo che vede imputato l’ex sottosegretario per concorso esterno in associazione mafiosa. Nicola Cosentino, quindi, dovrà andare in carcere, come chiesto dal tribunale già dal 2011, quando la Camera, a voto segreto, bocciò la richiesta.

Solo giovedì prossimo verranno depositate le motivazioni alla base del rigetto ma si può già cogliere la gravità della situazione. Una richiesta d’arresto, infatti, trova la sua motivazione solo in presenza di gravissimi elementi che rendono necessaria la misura detentiva: elementi di colpevolezza o elementi di rischio per la riuscita delle indagini, quali la fuga o la possibilità di inquinare le prove o la possibilità di reiterare il reato). Questo è quello che prevede la legge (custodia cautelare in carcere, 275 c.p.p), benché anni di disinformazione abbiano provato, “forti” di qualche caso di grossolani errori giudiziari, statisticamente irrilevanti, a dipingerci una classe di magistrati cattivi “geneticamente” predisposti a far soffrire senza motivo la gente la povera gente.

Nei mesi scorsi abbiamo assistito al siparietto degli “impresentabili”: i tentennamenti sull’opportunità di candidare Cosentino in Campania, le resistenze, le pressioni e sappiamo come è andata a finire. Ma anche se la storia non si fa con i “se”, mi piacerebbe pensare a cosa sarebbe successo se questa decisione del tribunale fosse giunta all’indomani di una ipotetica rielezione dell’On. Cosentino.

Oggi saremmo qui a sentire urlare (ancora una volta) contro la “magistratura politicizzata, vegogna dello Stato” e contro le “sentenze ad orologeria” o lo “Stato di Polizia”. La decisione sarebbe equivalsa ad un nulla di fatto perché sarebbe stata trasmessa alla competente Commissione Parlamentare (da costituirsi dopo l’insediamento del nuovo Parlamento), attendere la decisione di questa e la discussione alla Camera di appartenenza (che difficilmente avrebbe potuto calendarizzarla tra le prime cose da fare) dove un voto negativo (magari a scrutinio segreto, come già accaduto) avrebbe potuto garantire la libertà all’Onorevole. Il quale avrebbe probabilmente riservato un’altra buona dose di insulti ad una Istituzione dello Stato, e sarebbe rimasto tranquillamente al suo posto in nome di quel perverso modo di intendere il “garantismo” che negli ultimi anni ci hanno propinato come sinonimo di giustizia.

Ma per fortuna la storia non si fa con i “se”.

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Un pensiero su “Cose che sarebbero successe / 1

  1. Update 5/03/2013: il medesimo tribunale, in data 5 marzo 2013, ha respinto anche la seconda richiesta di revoca degli arresti presentata dai legali di Cosentino. Gli elementi di pericolo ravvisati dal Tribunale riguardano la possibilità di reiterazione dei reati a causa del “potere relazionale” accumulato in vent’anni di carriera politica che “è ancora intatto e l’imputato è in grado di utilizzarlo in maniera spregiudicata a vantaggio della camorra. Potrebbe reiterare i reati presentandosi ad altre e future campagne elettorali; potrà poi essere destinato a ricoprire incarichi privati o pubblici (es. consigli di amministrazione, direzioni generali di enti pubblici, a partecipazione pubblica o privata in settori strategici dell’economia) per mezzo dei quali sarebbe ulteriormente aggravato il pericolo di recidiva di fatti illeciti“.
    A sostegno della propria tesi i pm hanno sviluppato diversi argomenti come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia o la parentela con esponenti della camorra, fino al dossier contro Stefano Caldoro per evitarne la candidatura alla Regione. L’ex Sottosegretario dovrà quindi entrare in carcere non appena decadrà dalla carica di Parlamentare, cosa che avverrà con l’insediamento del nuovo Parlamento.

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