Nostalgia (presunta) e stupidità


L’aspetto secondo me peggiore (e che, per inciso, mi fa incazzare maggiormente) è che, oltre le “prese di distanza” di facciata, formali, scontate, rimane sempre quell’aria sufficienza, di menefreghismo misto a nostalgia, che porta a valutare le efferatezze di un regime alla stregua di errori veniali, incidenti di percorso che macchierebbero una storia altrimenti inappuntabile. Ve lo immaginate? “Cazzo, mi ha chiesto se entravo in guerra al suo fianco e così su due piedi gli ho detto di si“. Oppure “Eravamo li che mi parlava di leggi razziali e lì per lì mi sembrava una buona idea ma poi mi sono perso qualche dettaglio“.

Questo non solo è storicamente sbagliato (le leggi razziali, ad esempio, non si limitarono ad una mera definizione normativa ma consentirono, anche nel nostro Paese, e in modo tutt’altro che involontario, la deportazione e l’attuazione dello sterminio) ma è fuorviante perchè consente di eliminare mentalmente tutti gli altri – non meno rilevanti –  elementi costitutivi di una dittatura, raccontandoci ancora una volta la storia che la soppressione dei diritti civili e politici, le violenze, le intimidazioni e gli omicidi di stato potevano essere il ragionevole contrappeso dei treni in orario, della bonifica dell’Agro Pontino o dell’istituzione delle vacanze estive. E’ vero, ci furono riforme nel segno della modernità, che vennero però barattate con la tutela della libertà e della dignità umana, un valore (almeno per chi scrive) imprescindibile.

L’esercizio mentale di negare tutto questo è poi destinato a scontrarsi inevitabilmente con la ricostruzione storica, e assistiamo quindi spesso all’imbarazzante spettacolo di chi cerca di mitigare “il peso” di quanto accaduto con il patetico tentativo di contrapporre dittatura a dittatura, massacro a massacro, orrore a orrore in una macabra hit parade del disumano ( il dialogo tipo: “Il fascismo è stato questo e quest’altro…“,”E perchè non parlate del comunismo?“,” E allora le Foibe?“) che non ha altro risultato se non quello di instupidire lo scontro verbale, come se non fosse possibile prendere le distanze da ogni tipo di dittatura, violenza, orrore che l’ideologia (qualunque essa sia) abbia mai provocato nella storia umana.

E poco importa chi sia a parlare, se candidati premier alla ricerca di qualunque possibile consenso, militanti nostalgici o politici locali: a medesime dichiarazioni si presenta il medesimo paradosso. Da quel periodo di buio si partorì una luce, la quale, malgrado tutto, brilla ancora oggi e consente a tutti, tra le altre cose, anche di pronunciare queste ricostruzioni storiche cariche di ignoranza e ingiustificata nostalgia.

Ps. Tra le moltissime iniziative che hanno animato, fortunatamente, anche questa Giornata della Memoria, mi piace citare il viaggio che un gruppo di amici ha organizzato per assistere alle celebrazioni alla Risiera di San Sabba, lager nazista di Trieste, dove le leggi razziali vennero applicate, decisamente senza inconsapevolezza.

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