I degni eredi


Nello schieramento di volti noti e ignoti dei (presunti) candidati alle (presunte) primarie nazionali del PdL sono poche le certezze e molte le confusioni. Tra queste, sicuramente, il non aver capito che in palio c’è un posto da candidato Presidente del Consiglio e non la supremazia di questa o quella corrente di partito. Una certezza invece, è data dall’incredibile campionario di pretendenti dove possiamo ammirare nomi obiettivamente incredibili (Marra), presenzialisti ad oltranza ( Sgarbi), capopolo urlatori (Mussolini), pasionarie dell’ opportunismo (Santanchè), eventuali incognite (Tremonti, Formigoni)  e perfetti sconosciuti. Fortunatamente – mi metto nei panni dell’elettore di destra che non sono – ci sono anche un paio di nomi che hanno una loro dignità soprattutto nell’ottica di un rinnovamento netto – se non altro, anagrafico – rispetto al passato (Meloni e Cattaneo).

Ma di questi, chi è che si può definire il degno erede di Berlusconi? Non di certo l’ex delfino Alfano, più volte sconfessato anche pubblicamente e senza un vero consenso politico all’interno del partito. Non di certo le espressioni di “correnti” confluite nel PdL ma spesso anche lontane dallo spirito del fondatore (dalla Meloni, alla Mussolini, a Galan, a Crosetto). Non certo i liberi battitori come Sgarbi o la Santanchè, avvezzi ai voltagabbana, alle fughe e ai ritorni.

Ad un primo sguardo 2 nomi hanno attirato la mia attenzione. Il primo è tale Alessandro Proto, di cui poco o nulla si conosceva fino a circa un anno fa quando si è prepotentemente imposto nelle cronache finanziarie italiane come l’astro nascente della compravendita immobiliare ma non solo. A lui vengono accreditate numerose vendite di immobili da sogno a vip e celebrità di tutto il mondo. Poco sul suo conto: una laurea (vera o presunta) alla Bocconi (110 e lode, ovviamente), poche relazioni familiari, ovviamente single e un avvio professionale come venditore di Garzantine (il buon vecchio tema del self-made man). Da qui, grazie ad “una persona” ignota, il salto ai piani alti del real estate e della finanza (con tentativi di scalate a banche, gruppi editoriali e squadre di calcio. Bello, ricco, un pizzico maledetto:  guai a lanciare supposizione su di lui o ad indagare sul suo conto. Il giovane Proto è decisamente di denuncia facile. Di certo è molto determinato. Un anno fa già dichiarava di voler entrare in politica: il tassello finale del suo percorso di emulazione?

Il secondo è invece Giampiero Samorì, anche questo sconosciuto alle grandi folle ma con un curriculum politico già di tutto rispetto. Che cosa fa nella vita? Tutto e il contrario di tutto. Bi-Professore universitario (ma in uno dei due atenei smentiscono), avvocato e imprenditore con la predilezione per finanziarie e banche. Chiude il suo CV la nomina ad “ambasciatore in Francia” della Repubblica di San Marino («Samorì? Ma è sicuro che sia un nostro ambasciatore?»)e l’interesse per la politica che lo spinse ad essere (nientepopodimenoche) il vice di Marcello Dell’Utri all’epoca della creazione dei suoi “Circoli del Buon Governo”. Da allora la politica la visse senza mai entrarci (un’elezione parlamentare non andata a buon fine nel 2006) e una stretta amicizia con Denis Verdini. C’è pure che lo ritiene membro della strettissima cerchia di consulenti del Cavaliere ma lui smentisce. Con Berlusconi condivide semmai la passione per gli affari e la riservatezza: presidente della Modena Capitale S.p.a. dietro alla quale ci starebbe la Zevenplint, una holding con sede a Curaçao, territorio olandese al largo del Venezuela, paradiso fiscale riservato ed inespugnabile. Da qui la classica ramificazione di interessi, aziende, affari, a cui siamo purtroppo ben abituati. Se il sogno di scendere in politica lo accarezzava da tempo, bisogna dire che è partito nel migliore dei modi copiando scrupolosamente metodi di propaganda già ben collaudati da altri prima di lui.

Queste insomma sembrano due figure di “veri berlusconiani”: spegiudicati, arroganti  e opachi come solo il Cavaliere del ’94 sapeva essere.

Magari molti elettori del PdL non saranno d’accordo con questa mia ricostruzione ma, visto che da più parti si invoca un ritorno “allo spirito originario della rivoluzione liberale”, chi può dire che il risultato delle primarie non premi proprio uno di questi due figuri quale successore del “Presidente”? Certo, sempre che quest’ultimo non ci stupisca ancora con qualcuna di quelle trovate a cui in passato ci ha abituato.

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