Promettere il nulla: 2001 – 2012


Era l’8 maggio 2001, a cinque giorni dalle elezioni politiche, e il futuro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ospitato nel sempre accogliente salotto di Bruno Vespa, firmava il celeberrimo “Contratto con gli Italiani“: un patto in 5 punti (dall’abbattimento della pressione fiscale, al “Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini”, all’aumento delle pensioni minime, alle grandi opere, al dimezzamento della disoccupazione) con la postilla che, nel caso in cui al termine dei 5 anni di governo almeno 4 su 5 di questi traguardi non fossero stati raggiunti, Berlusconi si impegnava formalmente a non ripresentare la propria candidatura.

Cosa sia successo poi lo sappiamo: cause esterne (la crisi, la guerra, i comunisti, le cavallette) non hanno consentito di raggiungere gli obiettivi promessi e, appunto per questo, la ri-candidatura fu scontata.

Oggi, a 3 giorni dalle elezioni amministrative, abbiamo una candidata sindaco che firma il suo “contratto con i comaschi“: il patto d’onore con i cittadini. 6 punti (anche qui) con la promessa che, “Nel caso non riuscissi a realizzare questi 6 interventi entro i primi due anni del mio mandato, questo documento, al 22 maggio 2014, potrà essere considerato la mia “lettera di dimissioni” dalla carica di Sindaco di Como”. 

Ma vediamo e analizziamo i 6 punti di questo impegno:

1) Non inserire in Giunta, assessori della precedente Amministrazione, per dare un segnale concreto di quello spirito di rinnovamento che è indispensabile per rilanciare Como;

Tenendo presente che gli unici due accettabili che Bruni aveva si sono candidati contro di lei, direi che su questo dovremmo stare tranquilli. Inoltre, non avere più gente come Scopelliti o Molinari (per non fare altri nomi del vicino passato) in giunta dovrebbe essere un’azione dettata dal buon senso più che da un contratto.

2) Porre tutta la mia attenzione alle periferie e ai quartieri, mettendo le sedi delle circoscrizioni a disposizione dei cittadini, per le associazioni del territorio e per ospitare servizi infermieristici ambulatoriali e servizi pubblici comunali per il cittadino;

Cara Laura, forse non te lo hanno detto, ma questo già succede. Forse non in tutte per quello che riguarda i servizi infermieristici (per i quali sa bene anche lei che è tutto tranne che semplice istituire servizi simili) ma, per quanto riguarda la possibilità di usufruire delle strutture della circoscrizione da parte di privati e associazioni, è già così. E la stessa cosa per gli uffici comunali decentrati: se ho bisogno di documenti, rinnovi, certificazioni posso rivolgermi all’ufficio presente presso la circoscrizione.

3) Istituire la figura del vigile di quartiere e renderla operativa, perché il presidio del territorio è il primo passo per contrastare ogni tipo di illegalità;

Ma come? Istituire? e tutta la polemica sul fatto che altri candidati sindaco vorrebbero eliminare il vigile di quartiere? O ci sono già o no. Decidetevi prima di parlare.

4) Aprire, con la collaborazione delle associazioni di categoria, un ufficio per tutte le imprese che operano e vogliono insediarsi a Como, per guidare e informare gli imprenditori sui finanziamenti e le agevolazioni disponibili, per evitare di perdere tempo e occasioni preziose. Nel rispetto delle regole, l’iniziativa imprenditoriale e la creazione di nuovi posti di lavoro non possono essere bloccate dalla burocrazia;

5) Creare un ufficio dedicato al controllo dei lavori e delle manutenzioni realizzate sul nostro territorio, per avere così maggior possibilità di verificare la qualità di ogni intervento realizzato dal Comune;

6) Costituire un “ufficio Expo 2015”, che faccia da collegamento tra il nostro territorio e Milano, in modo da sfruttare al massimo le opportunità che questo grande evento, da oggi fino al 2015, saprà offrire anche a Como.

Beh…se in 2 anni di lavoro non si riesce nemmeno ad aprire 3 sportelli al pubblico allora bisognerebbe porsi qualche domanda. E in definitiva è difficile credere che il non aver realizzato queste 6 cose sarà causa di reali dimissioni. Tanto, tra 2 anni, chi si ricorderà più di questo pezzo di carta?

Dunque, a 11 anni dalla “prima volta” della politica italiana, l’usanza del promettere il nulla si rinnova lasciando intatta la sostanza. Di fatto è un esercizio di retorica: prendi il nulla, lo travesti da “proclama”, gli dai un contenuto pomposo ed elegante e poi lo presenti alla stampa. Nella speranza, ovviamente, che nessuno faccia domande sui problemi della città, quelli veri!

(Ma prendere impegni su grandi opere incompiute, piano del traffico, trasporto pubblico, trasparenza nella PA, lotta alla corruzione, lotta alle infiltrazioni della criminalità organizzata, tangenziale di Como, edificazioni nelle periferie e utilizzo degli oneri di urbanizzazioni, risanamento buco di bilancio….questo no, vero?)

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Un pensiero su “Promettere il nulla: 2001 – 2012

  1. Al confronto, la pagliacciata di Berlusconi nel 2001 sembrava un atto di alta politica: prometteva miracoli, ma almeno li prometteva. Promettere nulla più che l’apertura di 3 sportelli in comune mi sembra quasi una dichiarazione preventiva di scuse…

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