Questo non è il “mio” PD…


Non era così che doveva essere. Non era così un partito con la pretesa di incarnare un grande movimento riformista doveva comportarsi. Perchè un movimento di tale natura DEVE SEMPRE cercare di stare dalla parte dei cittadini. Anche a costo di compiere scelte difficili. Non è questo il caso dal momento che il voto su qualche emendamento non mette di certo a rischio la tenuta di un Governo.

1) E’ successo che alcuni giorni fa, il governo è stato battuto in aula al Senato su quattro emendamenti che riguardavano le pensioni dei manager pubblici. L’emendamento, proposto da 4 testi praticamente identici presentati da IdV, PdL e Lega, prevedeva la cancellazione dal Dl sulle commissioni bancarie della norma che consentiva trattamenti previdenziali privilegiati anche ai dirigenti pubblici che con il tetto agli stipendi avevano subito una riduzione delle retribuzioni.

Il testo dell’emendamento sopprime il comma 2 dell’articolo 1 che cancellava le norme sul trattamento previdenziale dei manager pubblici in presenza del tetto sugli stipendi. In sostanza,  come se non esistesse il limite agli stipendi,  ristabiliva il vecchio regime, le cosiddette «pensioni d’oro», equiparando gli assegni dei più alti funzionari dello Stato a quelli del primo presidente della corte di Cassazione nonostante la riduzione già disposta per gli stipendi.

Di cosa stiamo parlando quindi? Della pensione di persone che già come stipendio percepiscono cifre che la stragrande maggioranza dei lavoratori porta a casa comulando anni e anni di lavoro. Gente come  – a puro titolo di esempio – Antonio Mastrapasqua (Direttore INPS – oltre 1.200.000 € all’anno), Attilio Befera (Agenzia delle entrate e Equitalia – oltre 500.000 €), Giovanni Pitruzzella (Antitrust – oltre 450.000 €), Antonio Rosati (Consob – circa 395.000 €) e via dicendo (trovate qui un corposo elenco).

A votare gli emendamenti sono stati 124 “sì” (IdV, PdL e Lega) ; contrari ben 94 Senatori e 12 astenuti.

2) E’ successo poi che il governo è andato in minoranza ieri, nella riunione congiunta delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, dove e’ iniziato il confronto sul disegno di legge anticorruzione.  accade quando viene messo ai voti un emendamento di Roberto Giachetti, Pd, presentato a titolo personale e riguardante una stretta sul collocamento fuori ruolo dei magistrati. Cosa chiedeva quell’emendamento?  Che gli incarichi fuori ruolo, nella carriera dei magistrati, ordinari, amministrativi, contabili e degli avvocati e procuratori dello Stato, compresi gli incarichi già in corso, possono essere accumulati (con l’incarico “di ruolo”) per un massimo di 10 anni e per periodi di non più di cinque anni consecutivi. Chi verrà collocato fuori ruolo, se questa norma venisse approvata nell’attuale formulazione, potrà mantenere «esclusivamente il trattamento economico fondamentale dell’amministrazione di appartenenza», a differenza di oggi dove si prevede, senza limite alcuno, che il magistrato “fuori ruolo” percepisca un compenso pur continuando a percepire quello che gli spetta “di ruolo”. Due stipendi, per farla breve, per posizioni davvero molto remunerative. Basti pensare che molti di coloro che occupano alte posizioni della pubblica amministrazione sono magistrati fuori ruolo.

L’emendamento di Giachetti e’ passato con 28 voti favorevoli e la sola astensione di tutti esponenti del Pd ad esclusione della sua collega di partito Paola Concia e di Rita Bernardini, radicale eletta nelle liste del Pd. La “difesa” del partito è affidata ai deputati Oriano Giovanelli e Donatella Ferranti: “visto che la problematica evidenziata da Giacchetti – sintetizzo – era complessa, abbiamo pensato che era meglio rinviarla ad una futura discussione, pertanto ci siamo astenuti”.

Posso ben capire che l’avidità umana possa spingerti a difendere con ogni mezzo i propri introiti e fare “orecchie da mercante” quando tutti intorno a te vorrebbero calare la scure dei tagli proprio sul tuo gruzzoletto. Ma siamo in un periodo di crisi buia e profonda, che inchioda le prospettive e i progetti di milioni di italiani, che getta ombre scure sulle pensioni e sui servizi. Un momento in cui la gente si aspetta segnali decisi e forti, per capire di non essere stati lasciati soli, di non essere stati dimenticati dalla politica. Un periodo, oltretutto, dove si fa un gran parlare di “Spending review”, di tagli alla spesa pubblica: non viene forse da pensare che qualche sforbiciata su tali cifre possa forse incidere di gran lunga di più che rivedere le bollette elettriche degli enti o i finanziamenti alle carceri?

Ecco perchè non riesco proprio a capire quei 94 voti contrari e quei 12 astenuti nella delibera contro le maxi pensioni dei manager. E, soprattutto, non riesco a capire quei 70 voti dati dal PD (tutto il gruppo eccetto 7 sole eccezioni che hanno votato a favore!!!): fa davvero tristezza leggere i nomi di politici stimabili come Anna Finocchiaro, Marco Follini, Guido Galperti, Pietro Ichino e Ignazio Marino.

L’Italia ha bisogno di vera equità e, dato che è un risultato difficile da ottenere in tempi brevi, servono assolutamente segnali di attenzione, stimoli, simboli forti e riconoscibili di reazione e riscatto da parte di una classe politica sempre più compromessa e sempre meno credibile. Ogni valido motivo – che sicuramente ci sarà – a giustificazione di tale voto, ogni ragionamento “strategico” ed ogni appello ad una responsabilità per il bene del Paese, non avevano ragione di esistere, non in questo caso. Anzi, l’unico ragionamento “strategico” che si sarebbe dovuto fare, era che scelte come queste si pagano nel tempo, e a caro prezzo, nelle future tornate elettorale (salvo sperare nella atavica scarsa memoria italiana). Mi auguro che questo non succeda e che il PD possa trovare il modo di riconquistare il terreno perso sulla strada della credibilità e della vicinanza agli italiani anche se, giorno dopo giorno, le circostanze depongono sempre meno a favore.

Attento PD! fermati a riflettere, e datti una regolata…perchè io non ti riconosco più!!! (come di sicuro molti altri)

PS. per dovere di Cronaca segnalo che il PD ha presentato in queste ore una proposta migliorativa e articolata: dimezzamento (anziché la riduzione di un terzo) della tranche del rimborso elettorale prevista per luglio, l’introduzione dell’anagrafe patrimoniale, per garantire la trasparenza di chi occupa cariche pubbliche, e un bonus dell’1 per cento di finanziamento in più per le forze politiche che hanno almeno un terzo di donne tra gli eletti (che a mio modesto parere non ha assolutamente senso, ma questa è un’altra questione). Non basta comunque! Ci vuole logica, coerenza e una linea di azione chiara e costante. Troppi sbandamenti, troppi distinguo, troppi “ritorni sui propri passi”, troppe marce indietro anche per questioni che dovrebbero presentare ben poche occasioni di tentennamento

PS2. Di seguito i nomi che hanno votato contro l’emendamento sulle pensioni dei manager:

Partito Democratico

  1. Adamo Marilena
  2. Adragna Benedetto
  3. Agostini Mauro
  4. Armato Teresa
  5. Barbolini Giuliano
  6. Bassoli Fiorenza
  7. Bastico Mariangela
  8. Enzo Bianco
  9. Biondelli Franca
  10. Blazina Tamara
  11. Filippo Bubbico
  12. Antonello Cabras
  13. Anna Maria Carloni
  14. Stefano Ceccanti
  15. Mario Ceruti
  16. Franca Chiaromonte
  17. Carlo Chiurazzi
  18. Lionello Cosentino
  19. Vincenzo De Luca
  20. Luigi De Sena
  21. Mauro Del Vecchio
  22. Silvia Della Monica
  23. Roberto Della Seta
  24. Di Giovan Paolo Roberto
  25. Cecilia Donaggio
  26. Lucio D’Ubaldo
  27. Marco Filippi
  28. Anna Finocchiaro
  29. Anna Rita Fioroni
  30. Marco Follini
  31. Vittoria Franco
  32. Guido Galperti
  33. Maria Pia Garavaglia
  34. Costantino Garraffa
  35. Rita Ghedini
  36. Pietro Ichino
  37. Giovanni Legnini
  38. Massimo Livi Bacci
  39. Andrea Marcucci
  40. Francesca Maria Marinaro
  41. Franco Marini
  42. Ignazio Marino
  43. Marino Mauro Maria 
  44. Vidmer Mercatali
  45. Francesco Monaco
  46. Enrico M0rando
  47. Fabrizio Morri
  48. Achille Passoni
  49. Carlo Pegorer
  50. Flavio Pertoldi
  51. Leana Pignedoli
  52. Roberta Pinotti
  53. Donatella Poretti
  54. Raffaele Ranucci
  55. Giorgio Roilo
  56. Nicola Rossi
  57. Antonio Rusconi
  58. Gian Carlo Sangalli
  59. Francesco Sanna
  60. Anna Maria Serafini
  61. Emilio Silvio Sircana
  62. Albertina Soliani
  63. Marco Stradiotto
  64. Salvatore Tomaselli
  65. Giorgio Tonini
  66. Tiziano Treu
  67. Luigi Vimercati
  68. Vincenzo Vita
  69. Walter Vitali
  70. Luigi Zanda
Popolo delle Libertà
  1. Maurizio Castro
  2. Cesare Cursi
  3. Mauro Cutrufo
  4. Ulisse Di Giacomo
  5. Vincenzo Galioto
  6. Maurizio Gasparri
  7. Antonio Gentile
  8. Basilio Giordano
  9. Cosimo Latronico
  10. Salvatore Mazzaracchio
  11. Lorenzo Piccioni
  12. Beppe Pisanu
  13. Giacomo Santini
  14. Giuseppe Saro
  15. Antonino Strano
  16. Achille Totaro
  17. Simona Vicari
Terzo polo
  1. Claudio Gustavino
  2. Cristina De Luca
  3. Achille Serra
  4. Riccardo Milana
Gruppo misto
  1. Giai Mirella
  2. Astore Giuseppe
API
  1. Baio Emanuela
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