Un Paese omertoso…


L’11 novembre 2010 si spegneva, dopo circa un mese di coma, Luca Massari, un taxista milanese ridotto in fin di vita dai pugni e dai calci di Morris Ciavarella (condannato in primo grado a 16 anni per omicidio volontario), della sua ragazza Stefania Citterio e di suo fratello Piero Citterio (che al giudice confesserà “L’ho pestato con violenza, con una scarica di pugni e calci“) . La sua colpa era stata aver investito e ucciso il cane della ragazza, tenuto senza guinzaglio e improvvisamente scappato in mezzo alla strada. Mentre Massari all’ospedale lottava già tra la vita e la morte, le forze dell’ordine procedendo all’arresto dei tre assalitori, si trovavano di fronte alle proteste e alle resistenze degli amici e dei conoscenti dei tre che si spinsero sino ad incendiare l’auto di uno dei testimoni dell’aggressione e malmenare il fotoreporter Maurizio Maule mentre riprendeva i resti dell’auto bruciata. La sera del 10 ottobre 2010, comunque, in tanti assistettero all’aggressione, almeno 20 testimoni secondo la procura.

In queste settimane si sta celebrando il processo a carico dei fratelli Citterio, Pietro e Stefania, per omicidio, e contro Davide Lagreca, accusato di favoreggiamento per aver depistato le indagini, e di tutti quei testimoni non rimane quasi nessuno: in gran parte si tirano indietro, spaventati dalle possibili ritorsioni. Chi ha provato a rendersi irreperibile, costretto poi a comparire coattivamente, chi ha presentato un certificato medico che lo descrive in un tale stato di debolezza fisica e psichica da non poter recarsi in tribunale, chi ha scritto apertamente al pm: “avendo paura che succeda qualcosa a me e alla mia famiglia, non voglio testimoniare”.

Solo quattro testimoni avrebbero confermato la loro deposizione, confermando quanto avevano visto la sera del pestaggio. Ma loro oggi non vivono più nel quartiere, al riparo da minacce, violenze, intimidazione. Gli altri invece hanno paura, e starebbero sul punto di ritrattare le loro versioni. A poco sono servite le fiaccolate, la vicinanza delle istituzioni, l’indignazione dei media, i riconoscimenti e le onorificenze (come  l’Ambrogino d’oro assegnato a Stefania Berti, la prima testimone del linciaggio): passato il clamore mediatico dei primi giorni arrivano le minacce telefoniche, gli avvertimenti al citofono, l’intimidazione capillare, quotidiana che appesta l’aria, in un quartiere in cui chi si rivolge alle forze dell’ordine è un traditore delle regole non scritte che regnano in quelle strade.. Gli stessi inquirenti, durante le indagini ricontravano un “impressionante livello di omertà” nel quartiere, come se fosse soggetto alla legge della violenza e della prevaricazione. Oggi ci sarà la requisitoria del PM con le richieste di pena. Stiamo a vedere.

La notizia fa il paio, purtroppo, con quanto successo qualche giorno fa, proprio qui a Como, dove un pensionato 68 enne è stato malmenato da 3 – 4 giovani: rischia ora di perdere la vista. Mentre era in macchina, era stato affiancato da un’altra auto che ha cominciato a fingere un tamponamento, tagliare ripetutamente la strada, frenare pericolosamente. Quando al semaforo le vetture si sono dovute fermare, l’uomo è sceso per andare a chiedere spiegazioni di quel comportamento. La risposta è stata l’aggressione del gruppo, interrotta solo dal sopraggiungere di altre due persone scese dalle altre auto ferme in coda. In quel momento il gruppo di violenti ha rimesso in moto ed è scappato. Nessuno ha preso la targa e, pare, nessuno ora è in grado di identificare gli assalitori o ricostruire la dinamica esatta di quanto accaduto.

A pensar male si fa peccato, e forse davvero nessuno è riuscito a vedere nulla. Ma visti i precedenti è anche lecito domandarsi se non sia piuttosto perchè rimanere impegolati a testimoniare a un processo è in fin dei conti una bella rottura di scatole e magari porta con se anche noie aggiuntive…no no, meglio fare finta di non aver visto nulla. Del resto, quante volte ci comportiamo esattamente così ogni giorno in una infinità di piccoli gesti e atteggiamenti? Qualcosa non va in Italia. Penso al taxista barbaramente assalito:  parebbe che tra le strade di Palermo o di Napoli (dove metà quartiere si solleva contro le forze dell’ordine mentre effettuano le retate contro la criminalità organizzata e l’altra metà finge di non vedere), e quelle di Milano non ci sia di fatto differenza alcuna.

Dunque stiamo parlando di un Paese impaurito e omertoso che invece di imparare dai propri errori, si sta sempre più rifugiando nei suoi anfratti peggiori. Qualcosa non va in Italia. Non è (solo) l’ economia, o la politica, o il lavoro. E’ qualcosa che non va nel tessuto sociale e umano di questo Paese che si riscopre giorno dopo giorno, sempre più arrabbiato e insofferente, ma anche, solitario, individualista e incapace di solidarietà e altruismo. Un paese che preferisce la tranquillità dell’orticello di ciascuno alla “fatica” di riparare ingiustizie, piccole o grandi che siano, dove ritorna una specie di “legge del più forte” alla quale si sopravvive solo con scaltrezza e furbizia, dove si prova più compassione per dei cuccioli di cane che per gli esseri umani, e che si rifugia sempre più sotto una comoda coperta di Omertà.

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