Se il calcio italiano fatica a restare umano


Piermario Morosini si è tragicamente spento negli stessi momenti in cui ci si apprestava a commemorare la figura di Vittorio Arrigoni a circa un anno esatto dall’altrettanto tragica morte.

Ovviamente i due episodi non niente in comune senonché i fatti successivi alla morte del giocatore del Livorno mi hanno per forza fatto richiamare alla mente una frase divenuta ormai famosa, quel “restiamo umani/stay human” con cui l’attivista di Bulciago era solito chiudere i suoi articoli e i post sul suo blog.

Restiamo umani di fronte all’odio che trasforma il mondo in un inferno, certo. Ma questo adagio vale solo nella lontana Gaza o può valere anche nelle comodissime e lussuose giornate del campionato di calcio più ricco del mondo?

Ci sono voluti 2 giorni di “Consiglio di Lega straordinario” per decidere che la 33a giornata di serie A venga recuperata il 25 aprile, mentre nei prossimi giorni si giocherà regolarmente la 34esima. Slittamento o rinvio? di fronte a questa importantissima decisione i presidenti dei club, La FIGC e il Coni hanno combattuto a lungo, una vera e propria battaglia a porte chiuse, della quale, al di là delle opportune dichiarazioni finali, ci giungono indizi e testimonianze come le parole del Direttore Generale della Roma, Franco Baldini:

Dopo più di un giorno e mezzo passato in frenetiche consultazioni telefoniche con le proprie società affiliate, una Lega Calcio evidentemente delegittimata in quelle che dovrebbero essere le sue funzioni, non è ancora in grado di prendere una decisione in merito alla giornata di campionato che avrebbe dovuto svolgersi tra sabato e domenica – ha detto -. Posto che la Roma avrebbe accettato, così come accetterà, qualsiasi decisione la Lega sia in grado di prendere, la stessa società, consultata al riguardo, aveva dato parere favorevole alla proposta della stessa Lega di far “slittare” la giornata di campionato piuttosto che ad un rinvio della stessa, anche per non prestare il fianco ad eventuali polemiche riguardo la regolarità del campionato. Parere, ci è stato detto, condiviso dalla stragrande maggioranza degli altri club. Eppure, nemmeno in presenza di questi elementi, la Lega è in grado di prendere decisioni, impegnata com’è a fronteggiare coloro che privilegiano i propri interessi particolari rispetto ad ogni altra considerazione. Alla fine riusciamo ogni volta a dimostrare quello che siamo: persone che anche nelle situazioni più tragiche come quella a cui è dovuta la sospensione del campionato, non riescono a non cadere nel ridicolo.

A cosa siano dovute queste tensioni lo si può ben comprendere: spostare una giornata di campionato con pacchetti viaggio già venduti, biglietti già staccati, diritti televisivi già incassati sarebbe stato un “colpo troppo duro” da digerire per società sportive che non perdono mai un’occasione per dimostrare quanto il denaro sia ormai l’unico valore riconosciuto nelle massime serie dello sport più seguito d’Italia.

Fortunatamente ha poi vinto la linea della logica, quella peraltro prevista dal regolamento e sostenuta da Inter, Udinese, Napoli e Genoa oltre che dai vertici istituzionali dello sport italiano. Ma si è trattato di un episodio triste del quale il calcio italiano, che già si trova in uno dei suoi momenti moralmente più bassi, non aveva affatto bisogno. Sicuramente, la delicatezza del momento, la tragedia che ha colpito ben più di un semplice giocatore di calcio, imponevano un atteggiamento diverso, per rispetto delle persone coinvolte, dei tifosi, dello sport, dell’etica e della professionalità del calcio. Un tragedia di fronte alla quale si è riusciti a mettere da parte persino la storica rivalità tra Pisa e Livorno, ma non evidentemente i capricci di società calcistiche sempre più egoiste e ciniche quanto più spendaccione e indebitate. Capricci che mandano in secondo piano quanto è successo: una vita stroncata in circostanze ancora tutte da accertare e l’ombra scura, sullo sfondo, di episodi che stanno diventando assurdamente troppo frequenti e sui quali bisognerebbe decidere di indagare seriamente. Se non questo, ma altri ragionamenti, sono emersi dalla triste vicenda di Morosini, allora significa che qualcosa non va nel nostro calcio: come se il quadro di scandali, processi, soggetti discutibili e il perdurare di sentimenti di violenza e razzismo che appesta il mondo calcistico italiano,  non fosse di per sé sufficente. Qui è forse peggio perchè si rischia di perdere il rispetto per la vita umana e se si pensa che il calcio è lo sport più seguito e amato dagli italiani e il più praticato da bambini e ragazzi di tutta Italia, allora sì che diventa importante ricordarsi di restare umani, sempre, anche quando di mezzo c’è un ricchissimo pallone da calciare.

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