Eppure basterebbe davvero poco…


Il Parlamento si è appuntato come fiore al proprio occhiello, il fatto di aver approvato alcuni provvedimenti particolarmente complessi e delicati nell’arco di pochissimi giorni. “Grande senso di responsabilità” si diceva a proposito dell’approvazione della Finanziaria 2011, “Massima attenzione ai cittadini” si diceva per la riforma delle pensioni.

Peccato però che su altre questioni tutto questo impegno, questa “responsabilità” e questa “massima attenzione” pare sparire nel vuoto.  Come sta succedendo proprio in questi giorni, quando sotto la lente di ingrandimento ci sono finite questioni non certo nuove per l’Italia: la corruzione nella pubblica amministrazione, il finanziamento ai partiti, la gestione dei soldi pubblici.

A rischio di sembrare qualunquisti è fin troppo facile notare come le Camere siano concentrate e rapidissime purtroppo solo a ritmi alterni. E il risultato, spesso, è davvero discutibile.

Non credo, ad esempio, che ci sia bisogno di commentare il fatto che l’Italia abbia ratificato la Convenzione di Straburgo sulla Corruzione, stipulata il 27 gennaio 1999, oltre 12 anni fa.

Alla stessa maniera è superfluo scandalizzarsi se la commissione Giovannini, un gruppo di super esperti di statistica incaricato di trovare e applicare la “media europea” degli stipendi dei parlamentari, abbia alzato bandiera bianca dichiarando di trovarsi di fronte ad un lavoro “impossibile” da svolgere.

E infine, nelle scorse ore, il risultato delle fatiche dei leader della maggioranza di governo: un’accordo di massima per una legge che riveda il meccanismo di finanziamento ai partiti. E, a giudicare dalle prime indiscrezioni, si tratta di un risultato davvero ben scarno: un compromesso tra posizioni, certo, ma talmente sbiadito e permissivo, rispetto alla gravità mostrata dai casi Margherita e Lega, da farmi condividere (stranamente) l’opinione di Di Pietro.

Eppure ci sarebbe ben poco da discutere, votare, approvare: basterebbe farsi guidare dalla logica e dal buon senso. Basterebbe leggere i resoconti dei fatti che stanno scandalizzando l’opinione pubblica italiana per capire quali sono i veri problemi.

Che senso ha, ad esempio, la pubblicazione dei bilanci on line quando tutti sanno che, nella complessità delle voci di un rendiconto, un qualsiasi commercialista competente e senza scrupoli può nasconderci tutto e il contrario di tutto?

Perchè l’anomalia NON è che i partiti ricevano dei soldi pubblici. L’anomalia è che ne ricevano in quantità spropositata rispetto a quelli effettivamente spesi. L’anomalia è che non ci sia un controllo sostanziale e stringente sull’utilizzo di queste risorse. L’anomalia sta nella natura stessa dei Partiti in quanto “associazioni di diritto privato non riconosciute” che indirettamente consente a figure singole, i tesorieri, appunto, di disporre dei fondi in piena e incontrastata libertà.

Non servirebbero lunghe discussioni per decidere di fissare un tetto massimo alle spese elettorali, prevedere il rimborso  delle sole spese effettivamente sostenute (per le quali cioè si sia fornita una valida pezza giustificativa) e valutate da organismi terzi (come una specifica sezione della Corte dei Conti) con il potere di comminare sanzioni pecuniarie ai partiti trasgressori (chiamati quindi a rispondere collegialmente).

E poi non servirebbero lunghe discussioni per decidere, una volta per tutte, il divieto assoluto del cumulo di cariche pubbliche elettive, la possibilità di ricoprire più di una carica per nomina a fronte pero’ del divieto automatico del cumulo di retribuzioni di ogni tipo a scelta dell’interessato, il divieto assoluto per gli eletti di esercitare una professione privata o un ruolo nella Pubblica Amministrazione per tutta la durata dell’incarico (a fronte della conservazione del posto di lavoro per i lavoratori dipendenti), o la determinazione di un tetto massimo oltre al quale è impossibile andare, senza giochetti, calcoli, rivalutazioni, adeguamenti, conguagli: lo Stato ti deve quei soldi? Bene, ti spettano, questo nessuno lo mette in dubbio. Ma non un centesimo di più. Anche (ed è di solito la scusa che va per la maggiore) se fino ad oggi si è fatto diversamente.

E non servirebbero neppure lunghe discussioni per ripristinare il pieno potere delle norme di contrasto alla corruzione, allungare i tempi di prescrizione, utilizzare in maniera realmente deterrente e intensiva la misura aggiuntiva dell'”interdizione dai pubblici uffici”, stabilire che la pena è sì rieducativa ma che chi ha giocato illecitamente con i soldi pubblici forse è il caso di proibirgli di “ricadere in tentazione” ancora una volta (cosa a cui invece, da Tangentopoli ad oggi, abbiamo assistito e assistiamo regolarmente).

Basterebbe poco: la  volontà di ascoltare il volere dei propri elettori, l’umiltà di non sentirsi degli esseri immortali di natura divina ma dei temporanei servitori dello Stato, e anche la semplice consapevolezza di essere sotto gli occhi di tutti gli italiani.

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