…e che ora parlino tutti…


Lusi: “se parlo io salta il centrosinistra”.

Bene, fallo! Perchè non lo fai?

Sinceramente, dopo gli ultimi sviluppi del caso Lusi ne ho un po’ le palle piene della pesante nebbia in cui questo Paese è immerso. Personaggi discutibili, loschi e viscidi che si atteggiano a grandi burattinai del sottobosco della Cosa Pubblica italiana, tronfi e compiaciuti di questo potere assegnatogli da anni e anni di esperienza in quella zona grigia di corruzione, aiuti sottobanco, mazzette, benedizioni politiche.

Abbiamo visto Lusi che “fa saltare tutto”, Bisignani, “la persona che conosce piu’ persone” (la frase è di Gianni Letta), Anemone e la sua “cricca”, senza la quale nessun appalto in Italia si poteva fare, e tornando indietro nel tempo la lista si infittisce.

Segreti, maneggiamenti, affari, denaro, potere politico. Un vortice del quale l’opinione pubblica sospetta sempre di più ma del quale ancora non ci sono le prove schiaccianti che forse, invece, sono nascoste proprio dietro alle minacce di questi figuri di secondo piano delle cronache politiche e giudiziarie.

Nulla o ben poco si sa della loro storia, del loro curriculum, delle loro competenze, della loro carriera politica. Compaiono solo se disgraziatamente le loro strade incrociano quelle della Guardia di Finanza o della Magistratura. E così veniamo a conoscenza della loro esistenza e – cosa che personalmente mi lascia sempre esterefatto – del loro essere sempre stati lì, dove vengono prese le decisioni, o dove girano i soldi, o dove esserci conta. E quando ne parlano assumono anche l’atteggiamento di chi la sa lunga, di chi è abituato a sentirsi porre certe domande, e si sentono in potere di dare risposte evasive, criptate, sospese, come a far valere il proprio peso di chi sa qualcosa in più che ai comuni mortali non è dato sapere.

Ma perchè questa gente non parla? Perchè si limita a semplici minacce? Perchè confidano che, una volta passata la tempesta mediatica, una volta che le acque della Giustizia siano state calmate dai loro abilissimi avvocati fino ai limiti della prescrizione, il peso delle loro “conoscenze”, e la minaccia che questo comporta, torni ad essere la moneta che li rende i più ricchi di tutti, in un mondo politico dove i coinvolti sono, evidentemente, molti di più di quelli che sono emersi sino ad ora.

Sanno di trovarsi in un’Italia che in 20 anni da Tangentopoli non ha imparato nulla, che si illude di tenere sotto controllo quanto emerge dalle differenti inchieste etichettandole come se fossero problemi distinti (P3, P4,…). Un’Italia che non ha saputo o voluto guardare ai propri errori, e che, al posto di correre ai ripari, non ha per ora fatto quasi nulla, contro le infiltrazioni, gli interessi occulti e la corruzione. Non a caso, i protagonisti di questo triste spettacolo, sono, molto spesso, sempre gli stessi.

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