Palmarés


Se non offendesse profondamente milioni di disoccupati, precari, ricercatori, giovani e meno giovani, insomma, italiani, la figura di Giorgio Stracquadagno potrebbe anche fare un po’ di pena. Al pari di – purtroppo – tanti altri che abbiamo imparato a conoscere, la sua carriera politica è segnata solo ed esclusamente da insulti e arroganza, segno che, evidentemente, c’è ben poco altro di memorabile. E, nel timore che una prossima riforma elettorale reintroduca le preferenze (cosa contro cui si è sempre battuto), cerca di spararla più grossa possibile cercando di costruirsi un personaggio che possa rimanere in testa agli elettori.

Con gente di tal spessore è inutile incazzarsi: a che serve prendersela per la idiozia delle sue dichiarazioni, per tutto il senso di rabbia e frustrazione che emerge dalle sue parole, per l’assurdo concetto di classe che insiste nelle sue idee, per l’arroganza, la volgarità e l’ignoranza tipiche di chi si sente “arrivato” solo perché ha una comoda sedia sotto il sedere?  E’ anche a causa di queste persone (lui e tanti altri, da Sgarbi a Scilipoti, da Buonanno alla Santanchè), della loro strafottenza e ignoranza, che l’Italia oggi è spazzata da un vento di contestazione alla classe politica mai visto prima e che la credibilità delle istituzioni  è al minimo storico. Che rispetto posso avere se un sottosegretario mi fa il medio mentre manifesto? Che idea posso farmi se un deputato spiega che le ragioni di un voto coincidono con un mutuo da pagare? Che “rispetto delle istituzioni” posso dare se il politico davanti a me è uno che riesce solo ad insultare il proprio interlocutore?

Ma sperando di vedere a breve reintrodotto l’uso delle preferenze nei meccanismi delle elezioni politiche, ecco che diventa utile sapere chi sia Giorgio Stracquadagno e quale sia stata la sua profonda attività politica.

L’ultima in ordine di tempo è una riflessione socio-politico-gastronomica:

Il fatto che noi abbiamo ancora 6 milioni di obesi, a fronte di una crisi temporanea e contingente, non mi stupisce. Non siamo ancora a livelli da fame e i dati dei nutrizionisti lo dimostrano.

Questa dotta affermazione segue di pochi giorni una fine analisi sui problemi economici degli italiani:

Chi guadagna 500 euro è uno sfigato per varie ragioni e per fortuna sono pochi, pochissimi in Italia. Si tratta di una piccola quota di popolazione che ha pensioni sociali più basse del minimo cui erano state portate nel 2001 dal governo Berlusconi, sono sfigati, si parla di situazioni limite. Io sono stufo di una retorica piagnona in cui qualsiasi cosa uno dica, si sente rispondere di andarlo a dire a chi guadagna 500 euro al mese. Non esiste chi guadagna 500 euro al mese!

questo perchè:

Non ho mai guadagnato 500 euro al mese, perché da quando ho iniziato a studiare mi sono fatto un mazzo tanto e ho guadagnato di più per merito

Non so se, con il termine “merito” intenda l’essere stato a lungo portaborse di Tiziana Maiolo tra gli anni ’80 e ’90.

Durante l’estate del 2010 raggiunge l’apice della sua attività politica

A Luglio, durante un discorso alla Camera, con buona pace delle 308 vittime che la città dell’Aquila ha pagato al terremoto, riversò i palesi fallimenti del governo in merito all’intervento in Abruzzo sul sindaco Cialente e affermò che

Noi abbiamo offerto a L’Aquila una vocazione che non aveva più, che aveva perso, era una città che stava morendo indipendentemente dal terremoto, e il terremoto ne ha certificato la morte civile.

Ad agosto, nel corso di Primo Piano del TG3, ha detto agli operai disoccupati della Vinyls che l’azienda era giustamente fallita perchè le loro lavorazioni erano troppo care. Davanti alla risposta dell’operaio si è limitato a replicare che non si devono permettere di “offendere le istituzioni”.

A settembre, tentando una disperata difesa del suo principale, sdogana la prostituzione a fini elettorali:

E’ assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l’intelligenza o la bellezza che siano. E’ invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo. […]Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato.

A novembre dello stesso anno, nell’Italia della corruzione facile e diffusa, ha coraggiosamente proposto un disegno di legge per rendere non rintracciabili i pagamenti effettuati a dipendenti, consulenti, collaboratori delle ditte titolari di appalti Pubblici.

Ma il suo asso nella manica rimarrà sempre il teorema del “metodo Boffo”, augurandosi, nel corso di un’intervista, che anche Fini, da “traditore” ricevesse lo stesso trattamento. Ammettere cioè il dossieraggio, la pressione mediatica, la diffamazione per costringere alle dimissioni qualcuno.

Queste sono solo alcune imprese di uno dei nostri parlamentari più chiacchierati. A chi vuole spenderci un po’ di tempo, il compito di trovarne delle altre, agli elettori l’obbligo morale di ricordarsene al momento di mettere il voto.

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