Come volevasi dimostrare


Per una pagina tra le più ridicole della recente politica italiana arriva finalmente la parola “fine”.

Tanto era stato il clamore con cui si era provveduto ad inaugurare le “sedi dei ministeri al nord”: tre stanze della Villa Reale di Monza con scrivanie (vuote), telefoni (staccati), pc (inutilizzati) e una bella targa di ottone all’esterno. I faccioni sorridenti di Calderoli e Maroni, i toni trionfanti di Bossi, la presenza da imbucata della Brambilla.

Poi il primo ostacolo:  il tribunale di Roma annulla i decreti di istituzione delle sedi ministeriali per mancato coinvolgimento dei sindacati nel processo decisionale. In effetti se sposti una sede devi pensare ai dipendenti che si troverebbero a cambiare luogo di lavoro. Probabilmente non ci avevano manco pensato, presi come erano dall’imbastire l’evento di propaganda e facciata posticcia dei nuovi uffici. I tribunale annulla, il governo Berlusconi impugna il provvedimento e ricorre in appello.

Ieri il Governo , stando a quanto riportato a Ballarò dal conduttore Floris, la presidenza del Consiglio ha comunicato “che ha rinunciato ad opporsi alla decisione del tribunale di Roma”. La conferma è arrivata da una comunicazione del ministro Giarda alla Camera. Il governo, semplicemente, ha accettato la sentenza del tribunale e dunque non vi sono motivi per insistere in un appello. Inoltre, ha tenuto a precisare il ministro, “nessuna unità di ruolo di comando o comandata ha mai preso servizio presso le sedi distaccate dei dicasteri” almeno sin “dal momento dell’insediamento del governo Monti”. In quelle sedi non ci ha mai messo piede nessuno.

Ad uno stizzito Calderoli la replica infuriata della Lega, che insiste sulla “perdita della rappresentanza del Nord”. Ridicola come l’intera vicenda dei ministeri al nord, buona per il pratone di Pontida ma assurda per il resto d’Italia. Grazie Presidente: una figuraccia in meno di cui preoccuparsi.

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