Perchè Sanremo è Sanremo!


Una cena di lavoro mi ha graziato dalla prima puntata di San Remo. Eppure il segreto della manifestazione canora è che rimane inesorabile: che la si sia seguita o meno, che sia piaciuta o meno, tutti ne parlano. E bisogna ammettere che di anno in anno Sanremo fa di tutto perché sia così. Lo ha fatto nelle scorse settimane con la stucchevole querelle sul compenso di Celentano, lo ha fatto la prima sera e probabilmente (purtroppo) ne riparleremo ancora nelle prossime serate. Francamente non c’è molto da dire su Celentano. Sulla Rai neppure. O meglio ci sarebbero tantissime cose, ma che si riducono a riflessioni generali.

Sul primo, Celentano… Io penso che chi fa una cosa bene, tanto da viverci, forse è meglio che continui a fare quella. Se uno fa il cantante e come tale viene ricordato per decenni, forse è abbastanza bravo per non dover improvvisarsi in altri lavori, come l’opinionista o il politologo. Non lo penso da stasera, ma da parecchio tempo.

Contenuti qualunquisti, tematiche toccate disordinatamente e superficialmente, polemiche squisitamente personali, la solita aplomb da pensatore impegnato, unico al mondo a sapere le cose giuste. Sparito Berlusconi, il nuovo “male” sono i preti, tutti tranne uno (l’unico???) che fa il bene degli altri (dimostrando di non avere la minima idea di cosa sia la Chiesa), i giornali cattolici e gli opinionisti che l’hanno criticato, la Corte Costituzionale, l’Europa che ha distrutto la Grecia. E poi l’occhiolino strizzato ai referendum, agli indignados, all’antipolitica, e a tutti quegli ambienti dove parlare male di preti e chiesa non passa mai di moda. C’è persino il falso siparietto con Pupo spettatore infastidito. Certo, passa in secondo piano il fatto che  fino a che Famiglia Cristiana era l’unica voce cattolica apertamente contro una certa idea di politica, niente da dire, anzi. Oltretutto con l’implicito augurio che si perdano posti di lavoro, come nota Paolo Moretti. Per un ora di show e 300mila euro, di soldi pubblici (poco importa dove e a chi vadano), direi che può bastare. Spero che non si concretizzi la possibilità di una seconda serata.

Pure sulla seconda, sulla RAI, si può essere sintetici. Semplicemente che ha collezionato una ulteriore fallimento da un punto di vista squisitamente imprenditoriale, confezionando l’ennesimo prodotto grossolano destinato a far parlare di se solo in negativo. Il carrozzone milionario zeppo di cliché non riserva alcuna variazione rispetto al passato e neppure si capisce, con questi nomi, come potrebbe. Se, come ricorda Grasso stamattina, il Festival è stato in passato lo specchio di vizi e virtù, speranze e paure della Nazione, oggi appare piuttosto come l’emblema della RAI, un’azienda che avrebbe compito, risorse e capacità per confezionare prodotti di qualità ma che non lo fa. Rimanendo schiava di strutture (anche umane), logiche e mentalità vecchiè, sicura di essere in una posizione di quasi monopolio da cui difficilmente la scalzeranno. E dunque perchè dovrebbe preoccuparsi? Alla stessa maniera il Festival ci sarà sempre, se ne parlerà sempre, sarà sempre in prima serata e occuperà l’attenzione per circa un mesetto: perché dovrebbe sforzarsi ad essere nuovo, originale, competitivo? Questa è la RAI che ieri sera, grazie anche a Celentano, ha dato semplicemente una scusa in più a chi non paga il canone per sentirsi nel giusto, e a chi ancora lo paga, un valido motivo per smettere di farlo.

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