Servizio “Pubblico”


Una domanda che ho rivolto (ma non ero il solo) a Giulia Innocenzi sulla sua pagina facebook, in commento al suo post che pubblicizzava la puntata della trasmissione “Servizio Pubblico” del 12 gennaio scorso. Lei non ha risposto, probabilmente anche a causa dell’altissimo numero di commenti e di post.

Ma fondamentalmente la mia (e quella di tanti altri) domanda chiedeva conto della presenza tra gli ospiti in sala di Daniela Santanchè, PdL, ex sottosegretario “all’attuazione del programma” e “pasionaria” nota per difendere con ogni mezzo (gestacci compresi) le proprie posizioni oltre ogni ragionevole dubbio.

Perchè un certo giornalismo che ha la pretesa e la capacità (in molti casi, putroppo però, la sola convinzione) di fare dei buoni prodotti, si ostina a chiamare in causa personaggi privi del minimo rispetto delle regole civili del confronto,  buoni solo per la provocazione, la rissa verbale, l’insulto o, quando “mansueti”, sprovvisti della benchè minima capacità di analisi politica o di oratoria pubblica .

Sarà probabilmente segno dello scadimento complessivo dei concetti di cultura, di politica, di “servizio pubblico” (o dell’idea che fare programmi di approfondimento politico è già di per se un “servizio pubblico”). Oppure sarà dovuto alla consapevolezza che urla e strepiti fanno innalzare lo share, nella speranza che un insulto in diretta possa segnare la definitiva vittoria di ascolti sulla trasmissione rivale. Con buona pace dell’approfondimento, della discussione che arricchisce, che illustra, che sviscera (tutti nobili obiettivi delle trasmissioni del genere). Ma pure con buona pace di quei politici che invece svolgono il proprio ruolo con serietà e dedizione (e ce ne sono di ogni colore!).

Che valore può dare (politico e culturale) gente come la sopracitata Santanchè, come Scilipoti, Sgarbi, Straquadagno, Salvini, Giovanardi, Alessandra Mussolini (peraltro invitata all’ultima puntata di Servizio Pubblico del 19 gennaio, e resasi protagonista di assurde sceneggiate) e molti altri che sono di fatto i più “richiesti” dai programmi di approfondimento. Che valore puo’ dare assistere all’ultimo sfogo di un Borghezio o all’ennesima battaglia La Russa – Bianca Berlinguer, o all’ultima puttanata del Buonanno di turno (quello che teorizzava l’esistenza della Padania con la presenza del Grana Padano sul mercato caseario). Che utilità può avere per lo spettatore una trasmissione basata sullo scontro fine a se stesso tra due fazioni distinte oppure basata sul principio del “ti piacere vincere facile”?

Non ci si rende conto che se oggi piangiamo lo scadimento dell’intera classe politica italiana, appiattendo ottusamente il nostro giudizio (che parla ormai solo di “casta” e non guarda alle singole realtà, responsabililità e comportamenti), questo è dovuto anche al fatto che si insiste a dare credibilità a soggetti che sono di fatto, o dovrebbero essere ritenuti tali, impresentabili sotto tutti i punti di vista.

Ritorniamo a pensare che il “servizio pubblico” non lo si fa, non con il definirsi “più colti o più bravi o più belli” solo perchè di una determinata parte politica, ma solo smettendo di porre al centro di tutto, l’ego del presentatore o del politico ospitato, sostituendolo con lo spettatore e la correttezza dell’informazione.

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4 pensieri su “Servizio “Pubblico”

  1. Caro Ste: per essere buoni politici servono buone doti di comunicazione e una buona “visione strategica” del futuro.

    La visione strategica puo’ arrivare da un team di supporto ( vedi ad es la il team che supportava GW Bush ) ma le doti di comunicazione, il “bucare lo schermo” sono i mezzi con cui la visione strategica ( chiamala “programma”, “piano”, “progetto” ) viene “venduto” all’elettore.

    Creare personaggi è uno dei pilastri della “narrazione emotiva” : l’elettore non sceglie su base razionale ma su base di suggestioni emotive… di una storia che crei un legame con il protagonista ( vedi i pensionati e gli operai che votano PDL ).

    Quell iche tu hai citato sono i “personaggi” e sono coloro i quali hanno venduto l’ideologia caciarona di questo centro destra alla maggioranza degli elettori attivi di questo paese… e tuttora quei personaggi rappresentano la maggioranza in parlamento… non dimenticarlo…

    Secondo me “servizio pubblico” ha il solo scopo di ricordarcelo… Monti è al governo… ma chi ancora ha in mano le redini del potere e puo’ fare cadere il governo quando vuole è questa cricca di personaggi.

    ( lettura consigliata: Daniele Luttazzi, La guerra civile fredda )

    • Puo’ darsi Anto: forse sono io che ultimamente fatico a guardare ogni dibattito che stenta ad andare oltre lo sterile. Ripeto: che tipo di ricchezza da interloquire con personaggi simili.e se l’obiettivo e’ di marcare la differenza non mi pare che si faccia una grande azione qualitativa: passerebbe piuttosto il concetto di “vincere e’ facile contro queste bassezze”. Cosa fuorviante. Trovo più utile, e di gran lunga, il servizio pubblico di “report” o “presa diretta”, ma forse e’ semplicemente questione di gusti…

  2. Sul fatto che spesso queste trasmissioni perdano il “punto della questione” sono d’accordo.

    Sono un prodotto e, se guardiamo a “Capire il potere” di Noam Chomsky, lo scopo dei giornali, e a maggior ragione delle trasmissioni televisive non è quello di “raccontare notizie” ma quanto quello di vendere pubblicita’, possibilmente ad un pubblico selezionato.
    Sai che pubblico segue una certa trasmissione perche’ l’hai opportunamente “sagomato” e vendi agli inserzionisti pubblicita’ realizzata ad ok….

    Io ad oggi vedo questa come l’unica spiegazione della tendenza di Annozero a “tirarla inutilmente per la lunga” quando alla fine le info salienti si sarebbero potute comprimere in 45min al massimo risparmiando agli spettatori i vari siparietti di Belpietro, Santanche’ e simili.

    Anche io preferisco Report, delle trasmissioni di Santoro mi paice la prima parte, quella in cui il video reportage racconta le cose, il dibattito lo vedo anche io come sterile ( specie se condotto tra persone con scarsa competenza ).
    Quindi volendo potremmo dirla alla Barnard… e pensare che quella di Santoro e Travaglio e’ l'”industria dell’indignazione”…. passano i giorni a parlarti di Berlusconi ( e/o simili )e incassano miliardi.
    Oppure, e mi piace pensare che sia cosi’, un certo tipo di liberta’ costa ( specie in cause legali ) e infarcire il programma di pubblicita’ tirando per le lunghe fa si che si che possano permettersi le tutele del caso… e avere un buon team di avvocati è quantomeno fondamentale nell’epoca in cui noti imprenditori nel settore della sanita’ hanno chiesto a Wikipedia 20 milioni di euro di danni.

  3. Ste c’è speranza…la bacheca della pagina di facebook di Servizio Pubblico pullula di lamentele riferite alle solite categorie di ciarlatani invitati alla trasmissione…

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