Se il sistema “toppa” da solo…


Spesso ci si lamenta della pesantezza dell’apparato burocratico Italiano, dalla lentezza della sua giustizia al muro di gomma della sua burocrazia elefantiaca. Il più delle volte, chi lo fa, lo fa per “sentito dire”, magari per semplice insofferenza, magari per accodarsi alla maggioranza, soprattutto quando si tratta dell’inettitudine, della disattenzione e della lentezza di uffici e funzionari.

La cronaca di questi giorni ci offre invece un esempio concreto di come il sistema sia talmente “bacato” tanto da non funzionare e creare disagi anche quando si comporti nella maniera teoricamente corretta, con la conseguenza di costringere la Pubblica Amministrazione a fare salti mortali (tecnici e giuridici) per riportare sotto controllo la situazione.

Questa volta si rischiava di fare un danno ad oltre 10 mila cittadini italiani: tanti sono i giovani che hanno presentato, per l’anno corrente, la domanda di partecipazione al Servizio Civile Nazionale. E tanti sono i giovani che, grazie ad una sentenza del 12 gennaio scorso, si sono visti improvvisamente annullare la possibilità di partecipare al SCN, con tutto quello che questo significa: dando per scontati i valori ideali che soggiaciono a questa esperienza, oltre 10mila ragazze e ragazzi si sono visti annullare un (praticamente certo) anno di stipendio e migliaia di associazioni di volontariato di tutta la penisola si sono viste di colpo impossibilitate a portare avanti i propri progetti per assenza di “personale”. La storia è curiosa e, fortunatamente, pare essere conclusasi al meglio (o, per lo meno, essere in via di definizione).

E’ successo che all’indomani della pubblicazione dei bandi per il SCN del 2012 vi è stato chi si è visto sbattere in faccia “la porta” dell’anno di volontariato, a causa della propria nazionalità NON italiana: Shahzad Syed, nato il 23 luglio 1985 a Gujrat, in Pakistan. Un ragazzo oggettivamente in gamba, in Italia, a Milano, dal 1993, ha frequentato qui tutte le scuole dalle elementari in poi e si è laureato in Giurisprudenza poche settimane fa. Ma il suo desiderio di un anno di SCN come volontario per la Caritas Ambrosiana in Congo non si è concretizzato. I bandi, infatti, prevedono che a partecipare siano esclusivamente ragazzi e ragazze di nazionalità italiana. Fresco di studi di Legge, non si è perso d’animo, si è rivolto al tribunale del lavoro: che gli ha dato ragione! Il 9 gennaio scorso, infatti, il giudice Carla Bianchini del Tribunale del Lavoro di Milano ha dichiarato «il carattere discriminatorio» del Bando «nella parte in cui richiede tra i requisiti di ammissione il possesso della cittadinanza italiana». E fin qui nulla da dire, e ci mancherebbe. La possibilità che anche i ragazzi stranieri possano partecipare ai programmi del SCN è, a tutti gli effetti, una conquista di civiltà che mancava al nostro paese.

I problemi però nascono con l'(implacabile) applicazione pratica della disposizione del tribunale. Il giudice, continuando la lettura dell’ordinanza, ha ordinato «alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Ufficio nazionale per il servizio civile di modificarlo consentendo l’accesso anche agli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia». Tradotto in comportamenti pratici: l’annullamento totale delle selezioni del SCN svolte poche settimane fa e tutto da rifare per oltre 10mila giovani italiani. Da qui un lapidario comunicato della Direzione Nazionale del SCN che avvertiva tutti i volontari che le loro esperienze lavorative non sarebbero partite come previsto ma, anzi, che tutti loro sarebbero stati costretti a ripetere i procedimenti di selezione. Insomma, come detto prima, un pasticcio per tutti: per gli aspiranti volontari, che presumibilmente avevano già programmato il proprio immediato futuro sulla base della prospettiva di un anno di lavoro, e per le associazioni di volontariato, spesso costrette a fare i conti con gravi carenze di organico, che vedono nel SCN la possibilità di tenere in vita le proprie attività.

Per un pasticcio all’italiana, una soluzione “all’italiana” e quindi interlocutoria, affidata ad un comunicato del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’integrazione: pieno rispetto per la decisione della magistratura, massima attenzione sul problema dell’apertura dei bandi agli immigrati regolari ma nessun danno ai volontari selezionati per l’annata in corso. Interventi correttivi rinviati al prossimo anno. Una soluzione di mediazione semplice e saggia che sarebbe potuta venire in mente già allo stesso giudice. Una soluzione che, tra l’altro, vede d’accordo anche il giovane pachistano (per bocca del proprio legale). Tutto risolto? in oltre 10mila oggi sperano di si, consapevoli però che in Italia non c’è nulla di scontato.

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