lo “stile” di uno sciopero


Lunedì 12 dicembre, sciopero generale contro la manovra e la crisi.

Mettiamo da parte un attimo ogni considerazione di merito: sul governo, sulla manovra, su Monti e i suoi ministri. E non parliamo, anche qui, nel merito, dei sindacati: sul ruolo, sulla funzione, sulle scelte, sulle divisioni, così come dello strumento stesso dello sciopero oggi. Penso solo ed escluivamente della scelta di scendere in piazza contro la Manovra “Monti”.

CGIL, CISL e UIL, se non intervengono cambiamenti a seguito dell’incontro tra il Presidente del Consiglio e le parti sociali,  uniranno le loro forze per far sentire la propria voce, la voce di tutti i lavoratori contro la manovra attualmente allo studio delle Camere.

E per far sentire forte e chiaro questa voce si sono scelte  ben 3, dico 3, ore di sciopero di lunedì! magari alla mattina, giusto perchè alzarsi dal letto di buon ora dopo un ponte di 4 giorni potrebbe creare qualche difficoltà. Però, ci si affretta a precisare, non dimentichiamolo, è la prima iniziativa unitaria dei 3 maggiori sindacati italiani dopo tantissimo tempo. Una cosa davvero grandiosa!

Ovviamente non è mia intenzione mancare di rispetto a chi sta combattendo con serietà e caparbietà la propria battaglia ma è troppo evidente la differenza con altre piazze europee. E non sto parlando delle violentissime proteste che hanno interessato la Grecia nelle settimane passate. In Inghilterra, non più tardi di 10 giorni fa, l’intero settore del pubblico impiego ha incrociato le braccia per 24 ore coinvolgendo oltre 2 milioni di lavoratori in quello che è stato definito il “più grande sciopero degli ultimi 30 anni”. Chiuso il 70% circa delle scuole in tutto il Regno, disservizi e rallentamenti presso tutti gli uffici della pubblica amministrazione, dagli ospedali alle dogane, caos a Heathrow e nei maggiori scali del Paese. Tra le questioni della protesta: l’innalzamento dell’età della pensione a 66 anni.

Ragioni simili, strumenti simili, comportamento decisamente differente. Non è solo questione di “senso” di uno sciopero. Ma anche (e di questi tempi in particolar modo) di modalità, di propaganda, di comunicazione, di “stile” se volgiamo. Ma in questo caso non si tratta di un orpell decorativo ma della differenza che c’è tra il fare le cose bene e continuare a farle in una qualche maniera.

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