I “genitori” delle paratie


L’imminente prossima campagna elettorale a Como si giocherà sui fallimenti delle precedenti amministrazioni: in primo luogo sulle paratie. E c’è da scommetterci che tutti prometteranno per risolvere il problema, di fermare il cantiere, di restituire il lungolago alla città, di risolvere questa piaga per Como. E soprattutto, tutti si porranno come vittime di questa triste pagina della nostra città, perchè nessuno ha deciso, nessuno ha voluto, nessuno ne è responsabile. Questa è la vera particolarità delle paratie di Como: che pare che nessuno le abbia volute, che pare che siano spuntate così dalla sera alla mattina. Tutti si smarcano ma, allo stesso tempo, pretendono la risoluzione del problema in tempi veloci, rapidissimi: una sorta di “via il dente, via il dolore” lungo una città intera. Come la Lega ha cercato di fare sin dalle prime manifestazioni contro il “muro”, come cerca di fare Autonomia Comasca, come cerca di fare parte del PdL a cominciare, paradossalmente, dallo stesso Sindaco.

Invece no! Le responsabilità ci sono eccome: hanno nomi e cognomi, partiti di appartenenza e volontà di voto. Le paratie sono state volute dalle ultime maggioranze consiliari di Palazzo Cernezzi, dal sindaco Botta che avvallò il progetto iniziale, dal sindaco Bruni che ha preteso l’inizio dei lavori a pochi mesi dal voto amministrativo, dagli assessori e dai Consiglieri che ne sono corresponsabili.

Eccoli di seguito i nomi! In un intervento in Consiglio Comunale del 5 ottobre 2009, il consigliere Mario Lucini, ricapitolava così le fasi di questa triste storia.

21 ottobre 1998 – Delibera di Giunta per l’approvazione in linea teorica del progetto esecutivo presentato nel marzo del 1998: in questo progetto già si prevedeva la presenza di barriere fisse su entrambi i lungolago.
La giunta del 98 era così composta: Botta (Sindaco), Nini Binda, Stefano Bruni, Giuseppe Villani, per Forza Italia, Paolo Mascetti, Fulvio Caradonna, Patrizia Maesani, per Alleanza Nazionale, Villani Franco e Pierangelo Gervasoni per il  CCD.
Ottobre 2003 – in Consiglio di discute una Mozione  presentata dalle minoranze che chiedeva che “ogni decisione fosse assunta dopo aver sottoposto all’esame del Consiglio Comunale, nell’ambito di una specifica seduta, tutti i progetti e le iniziative in corso relative alle opere di difesa suddette e di sospendere ogni ulteriore decisione ed iniziativa sulle stesse fino all’esito della predetta seduta consiliare”.
La mozione venne bocciata con 21 voti a 15. Nel dettaglio hanno votato no: Ajani, Faverio e Martinelli della Lega Nord, Frisoni e Gervasoni dell’UDC, Bernasconi, Corengia, Molinari, Nardone, Pettignano e Tenace di AN, e Buono, Gatto, Lombardi, Molinari, Pastore Mario, Quagelli, Rallo , Rudilosso, Sosio e Tedesco di Forza Italia.
Questo momento segna un passaggio molto importante: la volontà politica dell’intera maggioranza, nessuno escluso, di non voler indagare maggiormente il progetto, ma di porcedere per la strada più veloce, con buona pace, non solo della condivisione delle scelte, ma anche di una analisi approfondita sui dettagli, sui rischi, sulle possibili difficoltà che un progetto di tale complessità avrebbe potuto, anche solo potenzialmente, presentare. Forse tutti coloro che oggi tuonano contro i progettisti, contro la burocrazia e contro la magistratura forse dovrebbero ricordarsi delle scelte fatte alcuni anni fa e avere almeno la correttezza di dire “scusate”.
Ottobre 2004 –  Un nuovo indirizzo di Giunta nel quale si ribadisce la scelta di mettere a gara il progetto, malgrado il Consiglio non sia mai stato chiamato ad analizzare e a pronunciarsi sui progetti.
La Giunta era composta da Bruni (sindaco), Sergio Gaddi, Umberto D’Alessandro, Enrico Gelpi, per Forza Italia, Paolo Mascetti, Francesco Scopelliti, Fulvio Caradonna per Alleanza Nazionale, Diego Peverelli, Emanuele Lionetti per la Lega. Assenti alla seduta erano Santangelo e Veronelli.
Ecco dunque, chi sono i papà e le mamme del cantiere delle paratie del lungolago di Como.
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2 pensieri su “I “genitori” delle paratie

  1. Sicuramente le responsabilità ci sono, eccome. Limitarle a questioni di voto in consiglio comunale, però, mi sembra un po’ semplicistico. Progettisti e ditte costruttrici non li escluderei del tutto, no?

    • Sicuramente…ma una azienda si vede appaltata una infrastruttura secondo linee decise ad altri tavoli, propone un progetto che viene (dovrebbe venire) discusso ed approvato e solo allora comincia l’opera. Prima delle ditte costruttrici, inoltre, vengono anche gli uffici tecnici comunali e regionali, incaricati di vegliare sugli aspetti ingegneristici dell’opera. Non scordiamo poi che le ditte costruttrici, in caso di fallimento del progetto, avranno facoltà di presentarsi come “parte lesa” contro il Comune. Anche ridurre la questione ad una serie di errori di progetto o di incomprensioni tra uffici tecnici è semplicistico. I politici hanno avuto un ruolo importante: quello di voler far procere a tappe forzate un progetto così complesso evitando ogni forma di discussione pubblica in proposito. Gli stessi politici che nei prossimi mesi cercheranno di prendere le distanze da questro progetto. Se alcuni partiti o movimenti faranno la voce grossa sulle paratie, sulla bellezza violata del lungo lago, sulla necessità di eliminare il mostro, sarà utile chiedergli come mai i propri rappresentanti istituzionali si fossero sempre comportati in maniera diversa nelle sedi opportune dove quel dibattito poteva (e doveva) esserci, e dove invece, grazie alle loro scelte, è stato negato.

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