Perchè è così difficile parlare delle paratie?


Qualche tempo fa, durante una discussione, ho espresso una posizione che ha suscitato alcune reazioni abbastanza scontrose. Ho affermato che “volenti o nolenti, le paratie ce le terremo“. Viste le mie posizioni, sin dall’inizio contrarie all’intero progetto, non pensavo che questa mia espressione potesse venire confusa con un mio sostegno al progetto delle paratie.

Quello che intendevo dire e’ che il cantiere voluto e avviato dalla giunta Bruni, e ora drammaticamente in stallo, e’ un problema grosso, complesso, ben lungi da una soluzione : un problema insomma al quale la prossima giunta, indipendentemente dal colore politico, dovrà assolutamente trovare una soluzione concreta e realistica.

Dico questo per due motivi :

1- in primo luogo perche’ spesso, nelle discussioni pre-elettorali come sono quelle di queste settimane, ci si sofferma volentieri a fare la “lista della spesa dei sogni della Como che vorrei”, disquisendo di arte, cultura, servizi, progetti ma senza quello sguardo doveroso alla reale situazione delle casse comunali, agli obblighi di bilancio, agli effettivi poteri di un Comune e alla reale fattibilità di qualsivoglia progetto;

2- in secondo luogo perchè a volte se ne parla come se bastasse una differente volonta’ politica per sistemare tutto: come se un sindaco diverso dal passato avesse la magia per ripristinare il buon vecchio lungo lago, esattamente come prima, come se nulla fosse accaduto in questi anni.

Invece, gran parte del danno e’ stato ormai fatto, il cantiere e’ stato aperto, il profilo del lungo lago modificato, e parte dei lavori, al momento bloccati necessiterà sicuramente una conclusione prima di poter smantellare il cantiere, quanto meno per esigenze di stabilità strutturale: non sono né architetto, né ingegnere ma credo che con parte delle opere già visibilmente realizzate non ci si possa aspettare che queste scompaiano dalla sera alla mattina (anche se mi piacerebbe poter essere smentito sul punto). Le rivelazioni (le ennesime) di queste settimane non fanno altro che confermare questa impressione. La volontà e la fretta della maggioranza politica comasca di realizzare il progetto senza i necessari passaggi di trasparenza e condivisione con le istituzioni del territorio e con la cittadinanza ha portato una situazione grigia e confusa che ora, alla luce delle preoccupanti situazioni finanziarie in cui pare versare la SACAIM. Quella che e’ stata l’azienda leader delle tecnologie di costruzione marine in Italia, infatti, rischia di ritrovarsi impantanata tra procedure concorsuali e fallimentari.  E come sempre succede in queste situazioni, cercherà di recuperare liquidità il più in fretta possibile: ecco il motivo della parcella da 5 milioni di euro presentata al Comune di Como non più tardi di circa un mese e mezzo fa.

Le tegole all’orizzonte sono molte! Ci sono le inchieste giudiziarie e nel caso il cantiere dovesse ripartire bisognerebbe fare i conti con il tempo perso e le opportune variazioni progettuali causate dai vari stop subiti.  E se la sacaim dovesse fallire? Altro bel paio di maniche! In quel caso si può solo supporre che si renderanno necessari nuovi passaggi per selezionare altre aziende per un ulteriorie appalto. I tempi, che non saranno purtroppo rapidi, sono un’incognita forse piu’ grande dei costi.

I quotidiani locali (gli stessi che ai tempi della decisione non esitarono a scagliarsi contro il “partito dei no” mentre lodavano la bellezza del progetto che avrebbe visto la fine in poco meno di 3 anni) oggi si divertono a cavalcare l’indignazione popolare: “paratie, ennesima beffa“, “paratie, sei anni di cantiere“. So bene che il “ve lo avevamo detto” non è mai elegante: ma tutto questo venne denunciato sin dall’inizio sia dalle opposizioni (con Paco tra i primi, sin dagli anni ’90) sia dai numerosissimi comitati, gruppi e movimenti che culminarono nelle manifestazioni contro “il muro”. Nel mezzo, poi, c’è stato anche tanto ridicolo: come i politici della maggioranza che cercavano di smarcarsi dalla paternità del mostro che hanno creato, fortemente voluto da Bruni durante la scorsa campagna elettorale come progetto per la modernizzazione della città. Lo stesso sindato ha azzardato  improbabili reazioni “muscolari”, minacciando denunce a destra e a manca e conseguenze pre tutti i soggetti coinvolti (se proprio cerca un responsabilie, gli suggerirei di cercare negli specchi). Ci ha provato la Lega, tentando di cavalcare le manifestazioni della gente, ci hanno provato  i vari fuoriusciti dai gruppi di maggioranza. E ci proveranno nella imminente campagna elettorale a far passare quella “cosa” che c’è sul nostro lungolago come una scelta “fatta da altri” (spero con tutto il cuore che la città, stavolta, sia lucida e pronta ad accogliere queste bugie nella maniera che meritano).

C’è voluta una sollevazione popolare per cambiare le posizioni di alcuni partiti come la Lega; c’è voluta la completa devastazione fisica del lungo lago e lo sputtanamento su gran parte della stampa nazionale per far comprendere a tutta la maggioranza politica quale progetto assurdo fosse sin dall’inizio (il crollo della scalinata a lago può essere preso come un simbolo).

Le paratie sono una ferita profonda per comoche fa paura e per questo non se ne riesce a parlare: non ne parla la destra, perchè ne è responsabile, non ne parla la sinistra perchè sa che agli occhi dell’elettore ne è corresponsabile. Le paratie sono il simbolo del fallimento di un’intera classe politica lontana e sorda alle richieste della città. Quando se ne parla, lo si fa con toni stizziti o sommessi, come se fosse un problema di competenza di altri o un fastidioso mal di denti che, come è venuto, altrettanto improvvisamente se ne andrà. Oppure, come sta accadendo nel dibattito pre-elettorale, ci si limita a dichiarazioni di massima, generici messaggi come “risolvere le paratie”, “restituire il lungolago” o simili. Quello che fa paura è che il prossimo Sindaco e il prossimo governo della città avranno l’obbligo morale di titare fuori Como da quel pantano: è questo quello che la gente vuole, in cuor suo prima ancora di qualunque cosa perchè restituire il lungolago a Como significa riconciliare la cittadinanza con le istituzioni. Fa paura prendersi questa responsabilità, fa paura sapere che non verranno date altre occasioni. Chi intende candidarsi a Como, è bene che lo sappia.

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