Index 2.0


Una volta, forse molto piu’ coerentemente di oggi, i libri che davano fastidio ad un potere costituito (al 99%, la Chiesa) venivano vietati, banditi, inseriti in un preciso elenco (Index librorum prohibitorum, appunto). Se si sceglieva una via più spettacolare, si organizzavano anche dei falò dimostrativi. La storia si evolve e si adegua alla tecnologia di cui dispone, la politica pure: una volta aveva il potere assoluto, oggi quello parlamentare. Il fine tuttavia rimane lo stesso: il controllo del potere che ha come corollario l’eliminazione di qualsiasi elemento che possa destabilizzarlo come la formulazione, la circolazione, la diffusione di idee diverse, di opinioni dissonanti e di punti di vista alternativi.

Una volta era facile bloccare informazioni che si tramandavano tramite carta stampata; oggi, invece, esiste internet che è diventata la nuova frontiera della comunicazione. Con le sue pecche, le sue contraddizioni, ma anche con la sua libertà e le sue possibilità. Ed esattamente come la carta stampata del medioevo (che permise a molta piu’ gente di acculturarsi din dal cominciare ad apprendere l’ABC) la “rete” ha dato nuovi (sconfinati ?) limiti all’informazione, alla partecipazione, all’aggregazione: solo tra qualche tempo sapremo se e con quali risultati, il concetto stesso di “democrazia” sia stato riscritto.

Tutto questo, oggi come allora, fa paura.

Ecco perchè oggi siamo a parlare di una “legge-bavaglio” (ennesimo tentativo, anch’esso trasudante di incostituzionalità come i predecessori), una norma tesa a minare il fondamento dell’articolo 21 della Costituzione contenuta in un testo di legge che dovrebbe invece occuparsi di altro (le intercettazioni telefoniche). La paura di chissà quali altri scenari possano emergere da altre future intercettazioni e il disperato bisogno – appunto – di mettere a tacere quelle già pubblicate ha spinto alcuni fedelissimi a delineare un disegno di legge omnicomprensivo grazie al quale ogni pericolo possa venire messo a tacere indipendentemente dal mezzo di comunicazione scelto.

Chi illustra con grande capacità di sintesi le linee guida del provvedimento è l’illustre avvocato Maurizio Paniz: per chi non lo conoscesse, è quello che cerco’ (e cerca tutt’ora) di convincere chiunque che Berlusconi credeva davvero che Ruby fosse la nipotina di Mubarak (che se fossimo in altri Parlamenti sarebbe già stato costretto da tempo a ritirarsi a vita privata per sfuggire al pubblico ludibrio, qui invece è una medaglia al merito).

I blog sono diventati un fenomeno di vita sociale rilevante e vanno sanzionati. Non può esistere franchigia, né per avvocati, né per giornalisti, né per operatori di un blog.

Tra le voci a sostegno del bavaglio istituzionalizzato ve ne sono alcune assurde, talmente “sbagliate” nell’impostazione di fondo del problema, che tradiscono quello che è il reale intento: la censura, fatta e finita, di qualunque voce fuori dal consentito. Non saprei come altro definire l’articolo di Massimiliano Parente, su il Giornale: trovo assurdo che un giornalista, uno che dovrebbe lavorare quotidianamente con informazioni, fonti, controlli, notizie ecc. possa scrivere delle grossolanerie simili e continuare a credere nel proprio lavoro.

Wikipedia Italia chiude? E chisse­nefrega, anzi io festeggio, non ne potevo più. Tanto per cominciare perché a me già solo il principio di Wikipedia fa schifo, e perché la voce Massimiliano Parente, scrittore italiano eccetera eccetera, era la prima pagina sul sottoscritto che saltava fuori su Google e continuamente modificata per farmi dispetto, e non l’avevo creata neppure io e non certo i miei fan. In sintesi è dare la possibilità di disegnare il vostro ritratto pubblico ai vostro peggior nemico.

In un certo senso ha ragione: se in tutta la rete non esiste una sola persona intervenuta a modificare/segnalare/denunciare queste presunte falsità nei sui confronti, allora ha proprio qualcosa di cui preoccuparsi. Del resto è la stessa parte politica di chi tracciava l’equazione: loro = comunisti = fancazzisti = internet. Giorgio Straquadanio docet: brillante sintesi di intelligenza e logica.

Con una “insolita” comunanza di termini anche il Tempo di Mario Sechi titola inneggiando alla chiusura di Wikipedia mettendola sul nostalgico ritorno alle buone vecchie Enciclopedie di (costosissima e censurabile) carta stampata. Altri illuminatissimi interventi si possono trovare qua e la sparsi per la rete. Rete che, grazie a quella sua regola fondamentale di democrazia, contiene anche parecchi

Mi fanno paura questi novelli inquisitori, pronti a stilare la loro lista di strumenti di comunicazione non graditi, in nome della continuità di un potere che cerca ormai solo disperatamente di trovare ancora un briciolo di legittimazione. Non guardano in faccia niente e nessuno se in gioco vi è la difesa di quell’indifendibile sul quale hanno costruito la loro esistenza politica: anche a costo di reiterare provvedimenti che difficilmente troveranno applicazione per manifesta incostituzionalità, anche a costo di avvallare soluzioni ridicole come il temuto blocco di wikipedia, ma nella sola versione italiana.

Mi fanno ancora piu’ paura (e anche parecchia pena) i loro sostenitori, a maggior ragione quelli che, con paradossale cecità, manifestano la loro approvazione on line sugli stessi canali di informazione (blog, facebook ecc.) che la legge a cui inneggiano  potrebbe far chiudere dalla sera alla mattina. Sono quegli individui – e ci sono sempre stati – che aprono gli occhi troppo tardi, quando ormai, non c’è più nulla da fare perchè il disastro è già in atto.

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