Ma voi ci credete a Vale in galera?


Nella confusione generale sull’effettiva portata delle norme contenute nella manovra leggo che si propone addirittura l’arresto per gli evasori che nascondono al fisco somme superiori ai 3 milioni di euro.

Questa proposta, a mio modesto parere, è solo l’ennesima colossale vaccata che non sarà assolutamente un deterrente all’evasione piccola o grande.

Questo per alcuni semplici motivi.

1  – Piccola evasione diffusa – la spina dorsale dell’evasione è costituita, culturalmente, da quella piccola e diffusa: lo scontrino non battuto, il piccolo intervento non fatturato, la piccola prestazione “per amicizia” , per un’ammontare che è ben al di sotto della soglia di 3 milioni prevista e dunque ben lontano dalle porte del carcere. L’anno scorso, il Ministero delle Finanze aveva fatto circolare dei dati che mostravano in modo preoccupante quanto esteso fosse il fenomeno dell’evasione. In pratica, a partire dalle dichiarazioni dei redditi dei titolari di attività commerciali, emerse che più della metà dei contribuenti dichiara redditi non superiori ai 15 mila euro, due terzi degli italiani, invece, possono contare su entrate che non superano i 20 mila. Piccole aziende di trasporto dichiarano introiti per non oltre 15 mila euro mentre tra i negozianti la media sale di poco a 18 mila euro.

2 – Le regole – mandare in galera gli evasori milionari è assurdo a meno di non cambiare, contestualmente, le regole esecutive e giuridiche che vigono in questo Paese, a cominciare da quelle che normano l’attività dell’Agenzia delle Entrate. Due esempi:

a) Le celebrità – Avete presente Maradona? deve al fisco italiano 35 milioni di euro ma puo’ liberamente girovagare per l’Italia con l’unica preoccupazione di vedersi sottratto dal fisco il rolex che di volta in volta indossa ( e non prima di averci fatto una foto insieme). E lunghissima sarebbe la lista: da Pavarotti (Rip – Mantovani in sua vece), a Flavio Briatore, a Valentino Rossi. C’è qualcuno davvero convinto che nel nostro “bel Paese” Vale46 possa finire dietro alle sbarre?

b) La legge come arma -Qualora poi il grande evasore di turno non fosse una celebrità, egli avrebbe in mano un’arma potentissima: il suo avvocato. L’ordinamento giuridico italiano, e le cronache ce ne danno molteplici dimostrazioni, consente innumerevoli strumenti per consentire di dilazionare, evitare, commutare e ritardare l’esecuzione di una pena: prescizioni di tempi, errori procedurali, atti incompleti, contestazioni sollevate, richieste di riesame, trasferimento di competenza ecc. ecc. ecc. A patto di avere i servigi di ottimi avvocati che sappiano soggiogare gli infiniti labirinti che la legge presenta. E sicuramente i nostri “grandi evasori” non avranno problema a saldare qualunque tipo di parcella legale.

3 – I  Nullatenenti e gli sprechi – Vi è poi la categoria di quelli che si dichiarano nullatenenti. Non ricchi che nascondo al fisco di essere super ricchi, ma gente che per lo Stato non possiede nulla o quasi. Chi dichiara redditi da fame e gira in fuoriserie o tiene lo yatch ormeggiato a Montecarlo o vive in una villa con piscina (magari realizzata abusivamente). Colpire qui significa aggredire una galassia di false intesazioni, società di comodo, depositi non dichiarato verso conti correnti esteri e una selva di professionisti che consentono e mascherano questa rete (commercialisti, consulenti fiscali ecc.). Altra nota dolente è invece costituita da tutti coloro che percepiscono, senza averne titolo, sussidi di varia natura dallo Stato: anche di questo le nostre cronache sono piene.

Gli esempi appena fatti dimostrano che prevedere il carcere per chi evade oltre 3 milioni di euro (cifra incredibile da raggiungere per uno che froda lo Stato, ad esempio, percependo un assegno di invalidità non dovuto) sia uno specchietto per allodole, una semplice trovata per malcelare un incredibile immobilismo in materia. Non solo ma si tratta anche di situazioni che una pubblica amministrazione efficente ed organizzata saprebbe agevolmente scovare, contrastare e punire. Basterebbe che si incrociassero i database di vari uffici (anagrafe, camere di commercio, catasto, agenzia delle entrate, Inps) per riuscire ad intervenire in maniera forte e tempestiva. Certo, sempre che una manovra finanziaria non tagli i fondi per la benzina delle volanti della GdF o per i pc dell’agenzia delle entrate.

Ma forse la risposta di tutto queste sta nell’ultimo motivo che mi sento di prendere in considerazione:

3 – La credibilità – con che credibilità puo’ parlare di contrasto all’evasione fiscale lo stesso Governo che a lungo ha legiferato nella direzione dell’abolizione dei reati fiscali tanto che, il 26 maggio del 2000, depenalizzò il falso in bilancio?

Con che credibilità può parlare di “forte contrasto all’evasione e all’elusione” lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri che piu’ e piu’ volte ha apertamente sostenuto il contrario? Come quando, il 17 febbraio 2004, in una conferenza stampa, disse “Mi sento moralmente giustificato ad evadere le tasse” ? e ancora, l’11 novembre 2004, davanti ai reparti della GdF disse: “se lo Stato ti chiede di più (di 1/3 di quanto guadagna n.d.r.), o molto di più, c’è una sopraffazione nei suoi confronti: e allora ti impegni per trovare sistemi elusivi o addirittura evasivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità che non ti fanno sentire colpevole“?

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