Quelle 93 vittime cosi’ stronze…


Non lo dico io ma è il ragionamento di un articolo di fondo comparso su di una testata nazionale a firma, nientedimeno che, del direttore. Ma andiamo con ordine.

Un massacro entrato prepotentemente nella realtà delle nostre giornate. 93 caduti per mano di un folle con la testa zeppa di messaggi nazisti, di odio e supremazia che lo hanno portato a pianificare un gesto cui ancora si stenta a credere.

Nelle prime ore si penso’ all’attentato politico: un gruppo organizzato, un movimento paramilitare, qualcuno parlo’ di golpe. Il caos naturale di momenti concitati e confusi. Poi arriva una rivendicazione. Un gruppo jihadista, una sigla sinora sconosciuta, rivendica l’attacco, motivato dalla partecipazione Norvegese alla guerra in Afghanistan. Sembra l’ormai classico copione dell’attentato integralista islamico ed è il semaforo verde al contrattacco, all’urlo mediatico contro il nemico arabo troppo spesso sottovalutato.

Il Giornale e Libero partono alla grande con le home page dei propri siti e preparano l’edizione cartacea del mattino seguente. Venendo meno alle regole d’oro di un giornalismo ormai d’altri tempi, per loro tutto è chiaro: colpevoli, movente, modalità, razza… Anche “il Foglio” di Luciano Ferrara apre con un titolo ad hoc: “Oslo sotto attacco ricorda che al Qaeda ce l’ha con la Norvegia”. Il Giornale pero’ non si ferma qui, correda la prima pagina con un pacato intervento di Fiamma Nirenstein, sottosegretario PdL, punto di riferimento politico della destra ebraica in Italia, che illustra tutte le malefatte dell’islam e ne approfitta per ricordare errori, incertezze e neutralismo di Obama. Oslo “si è fatta prendere alle spalle”, rimprovera la Nirenstein “nonostante ultimamente la polizia fosse in allarme”.

Peccato che poche ore dopo ci fossero già gli elementi che lasciavano intendere tutta un’altra trama. La rivendicazione si scopri’ essere fasulla, “l’islamico attentatore” si scoprì essere il miglior prodotto del neo-nazismo bianco, ex militante di un partito della destra estrema rinforzato da una buona dose di follia personale.

E qui comincia il bello. L’arte del nuovo giornalismo ha una regola tutta sua: non chiedere mai scusa, mai ritrattare, perchè, evidentemente, si è custodi della verità. E Feltri e Belpietro sono i massimi esponenti di questo nuovo giornalismo. La mission dei due direttori è chiara da tempo, far passare una determinata linea, attraverso la quale tutto, anche i fatti di cronaca piu’ agghiaccianti e gli elementi più oggettivi sono utilizzati in maniera distorta, a sostegno ovviamente, di finalità ben differenti dai doveri di informazione. In questo caso è ghiotta l’occasione di colpire ancora una volta le idee del multiculturalismo e dell’accoglienza, guarda caso, tanto care all’odiata sinistra italiana.

Fatto sta, che mentre il mondo guardava agghiacciato ad Oslo, Libero e Il Giornale, Feltri e Belpietro , sono riusciti a scrivere una delle pagine più basse e vergognose del giornalismo italiano.

Quando si scopre, infatti, che la notizia della strage norvegese non puo’ essere utilizzata né contro l’immigrazione, né contro l’opposizione lo smarrimento è palese. La prima reazione è quella di ridimensionare l’accaduto e quindi via il titolone anti-islam (Libero è stato costretto a fare una seconda edizione con una prima pagina diversa) e gli articoli vengono spostati e ridimensionati nelle home page; meglio dare la precedenza alle accuse contro Penati.

Ma poi si decide di insistere nella stessa direzione.Il Giornale non toglie l’inutile ragionamento di Fiamma Nirenstein, e rincara la dose proponendo un fondo di Magdi Allam, baluardo convertito dell’anti-islamismo, che cerca di spiegare che il gesto di Anders Behring Breivik è frutto di un atteggiamento troppo permissivo nei confronti dell’Islam. L’atteggiamento permissivo della Norvegia ha permesso ad atteggiamenti estremisti di crescere e scatenarsi con i risultati che abbiamo visto, se invece la Norvegia fosse stato un Paese apertamente razzista non ci sarebbero stati simili episodi. La colpa quindi è di certa sinistra. Lapalissiano.

Libero non puo’ ovviamente stare un passo indietro al quotidiano di via Negri e affida il colpo al direttore Feltri che firma uno dei suoi articoli piu’ infami: “Quei giovani incapaci di reagire“. Per il “liberissimo” direttore, la colpa della carneficina è da attribuirsi alle stesse vittime che, di fronte ad un pazzo armato di fucile automatico e dalla mira ottima, avrebbero preferito salvarsi invece che unire le forze e gettarsi contro di lui. In questa maniera “alcuni di sicuro sarebbero stati abbattuti ma non tutti”. Che stronze queste vittime. Che ragazzi meschini, egoisti e individualisti (oltretutto “comunisti”).

Peccato davvero che 93 di quelli non hanno nemmeno piu’ la voce per replicare alle facili sentenze del Direttore Feltri.

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