La fede ritrovata…


Ha pregato intensamente Alfonso Papa, in religioso e assorto silenzio, per le ore prima della votazione alla camera che ne ha consentito l’arresto. Chissà se pregava per sè, il cattolico onorevole, o per la sua (estesa) famiglia? Per la moglie Tiziana, sempre e comunque al suo fianco? Per la bionda Luda (Ludmila), trentacinquenne ucraina conosciuta nove anni prima in un bar, con la quale condivideva qualche giorno tutte le settimane in una villa all’Olgiata oltre alla passione per rolex e alberghi di lusso, come il Mareblu di Ischia, il De Russie di Roma, il Principe di Savoia a Milano? Per la giovane Maria Roberta, studentessa di giurisprudenza conosciuta quando lui era un assistente di diritto commerciale? Da cosa nasce cosa, da un appello di esame, una “simpatia” che si tramuta in una Jaguar XKR del 2003 regalata alla fanciulla per il suo compleanno. Oppure ancora per la travolgente Gianna, ventenne trevigiana con tanta voglia di divertirsi, tra serate in discoteca, qualche tendenza bisex e tante amicizie negli ambienti transex che il nostro onorevole era ben lieto di aiutare quando ce ne fosse bisogno? Si sà, le esigenze della vita sono molteplici e inaspettate: un cellulare nuovo, un auto, un vestito firmato, un gioiellino, un intervento di riduzione del seno, un accesso a Montecitorio, un consiglio quando la polizia ti ferma con della marijuana in tasca (se per caso non te la sei fumata tutta a Montecitorio prima, è chiaro).Già, come direbbe Cetto Laqualunque, Papa ama talmente tanto la famiglia che una sola non gli basta.

Saranno stati tutti questi pensieri che l’hanno spinto a ritirarsi in profonda preghiera. Pregava, l’on. Papa, forse inconsapevolmente, nella stessa chiesa che raccolse le amare orazioni di Antonio Fazio, già governatore della banca d’Italia, nelle difficili ore che anticiparono le sue dimissioni, l’imputazione per aggiotaggio, il processo e i quattro anni di meritata galera conseguenti.

Del resto la finanza e gli affari sono un ambito che, evidentemente, collima con la fede piu’ di quanto ci abbiano mai insegnato al catechismo. Non basta dire “beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli”, bisogna rispettare alla lettera l’evangelista Marco quando precisa “beati i poveri IN SPIRITO“.

Cosa che è stata fedelmente osservata in via Olgettina 60 a Milano, dove, ai piani alti della Fondazione San Raffaele, saranno stati poveri, sicuramente nello Spirito, molto meno nel portafoglio. Un buco di 1,4 miliardi di euro (stando alle ultime stime) non lo si crea dalla sera alla mattina, soprattutto se ci si diverte a perdere 5 milioni di euro in fallimentari piantagioni di mango in Brasile, 11 in un leasing di charter in Nuova Zelanda, e svariate decine per compensare queste e altre perdite da un continente all’altro. Non si sa mai che riemergano di colpo tutti in un conto lussemburghese. Roba da mettere a dura prova i propri piu’ stretti collaboratori tanto che, purtroppo, qualcuno non ha retto tutto il peso della “povertà in spirito”.

Che la fede transita spesso dagli affari e dal pentimento lo sa bene anche Callisto Tanzi che, forse intimamente turbato dall’aver frodato (e anche mandato sul lastrico) migliaia tra dipendenti e risparmiatori, il primo giorno di carcere corse dal cappellano ad informarsi dell’orario della S. Messa, certo sottolineando il fatto che lui era cagionevole di salute e il carcere non faceva per lui.

C’è anche chi, invece, và alla casa del Signore per ringraziare di un particolare momento di gioia, fortuna o grazia. Cosi’, all’indomani della revoca degli arresti domiciliari, la signora Sandra Lonardo in Mastella, insieme al marito Clemente e ai figli Elio, Pellegrino e Sasha, si è recata devotamente ad esprimere riconoscenza e devozione per la grazia ricevuta sulla tomba di San Pio, a Petralcina. Certo, non prima di aver debitamente convocato giornalisti e reporter in modo che non si perdessero un solo istante del momento “intimo e privato”.

Pregava dunque, l’on. Papa. E aveva il volto compunto e corruciato di chi si appresta a sacrificarsi per una grande ingiustizia, di chi attende con abnegazione e responsabilità le conseguenze di un destino che suo malgrado deve accettare. Ma si tratta della maschera indossata una vita intera, portata ora un’ultima volta nel debole tentativo che un’apparenza distolga l’attenzione dalla realtà che sempre piu’ forte emerge. La stessa maschera di ipocrisia che accompagnò le ultime ore da uomo libero di Salvatore Cuffaro  mentre attendeva in una chiesa di conoscere il verdetto di condanna dei giudici.

PS. Nell’Italia di oggi non possiamo chiudere senza prima apprezzare come un argomento serio come la fede subisca l’influsso dei Responsabili e dunque si “Scilipotizzi”. Veniamo infatti a sapere che il politico del momento è oggetto di un terribile attacco da parte di forze demoniache evocate da satanisti vicino alle forze della sinistra e che il suo staff sta organizzando veglie di preghiera per invocare “le forze del bene sante e spirituali”. E non è uno scherzo.

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