Lo schiaffo…


Non mi viene in mente alcuna altra immagine per descrivere efficacemente le parole di alcuni autorevoli esponenti della maggioranza di governo in merito ai (presunti/ auspicati/ temuti?) tagli alle spese della politica. Ennesima conferma di come questo pur serio problema venga costantemente affrontato solo ipocritamente sulla scorta della convenienza e del sensazionalismo. Abbiamo il  ministro Romano che con la tristezza nel cuore ci informa che i ministri rimarranno senza stipendio ma percepiranno solo(!!!) l’indennità da parlamentari, il sottosegretario Crosetto risponde stizzito a Tremonti che da oggi guiderà una Smart, il ministro Rotondi, evidentemente senza avere nulla di istituzionale da comunicare alla stampa, rilascia una lunga intervista nella quale afferma contrito che un Ministro della Repubblica nn naviga nell’ora ma si trova costretto a fare i conti con 4000 euro al mese. Non soddisfatto, lo stesso rincara la lista di masochismo politico: noi (i politici) non siamo amati dalla gente: l’unica strada che ci rimane e’ coccolarsi a vicenda e rafforzarsi in una casta”.

Quale e’ il senso ultimo di queste parole? Quello di sancire la totale e insanabile frattura tra la politica e la gente, quella che, con buona pace dei piagnucolii economici di ministri e sottosegretari, i problemi li sente reali e veri..

Ma,oltre che economica, la frattura e’, soprattutto, culturale. E’ l’ultimo schiaffo di un classe che coltiva il culto del potere ostentandolo, nei confronti di altre classi ritenute “inferiori” con il linguaggio, con lo stile di vita, con la spregiudicatezza economica, con l’insofferenza verso le regole democratiche  e la repressione di ogni forma,anche minima, di dissenso. E’ un percorso odioso che passa dal “coglioni” di Berlusconi, dal razzismo di Borghezio, dal medio della Santanche’, dall’impunita’ di Previti, dall’arroganza di Dell’Utri, dalla prevaricazione di Sallusti, Minzolini e Belpietro, dalla disinvoltura delle ragazze di Arcore e Villa Certosa, dal trasformismo di Mastella, dall’Opportunismo di Scilipoti, dalla rabbia che centinaia di episodi piccoli e grandi provocano nell’animo del cittadino-elettore-contribuente.

Declinandosi poi in ogni grado del sistema-Italia: tanto che non c’e’ differenza tra gli insulti di un politico nazionale e quelli di D’Alessandro agli studenti comaschi, tanto che nn c’ differenza tra l’opportunismo dei c.d. Responsabili e quello degli Autonomisti. Con un solo risultato tangibile, quello di allargare ulteriormente una frattura che,episodio dopo episodio,diventa sempre più insanabile,terreno di cultura del peggiore disinteresse alla cosa pubblica

Ai cittadini nn viene chiesto solamente di pazientare, di rimboccarsi le maniche, di sopportare silenziosamente il peso di una Crisi economica non arginata da alcuna manovra o iniziativa legislativa rilevante e di non cedere alla tentazione dell’evasione e dell’elusione.

Gli viene chiesto di accettare una politica impegnata quotidianamente a di sopravvivere  a se stessa, di sopportare il fatto che, in un paese dai mille e mille sprechi, non si riesce a formulare migliore proposta economica che ritoccare costantemente verso l’alto l’età pensionabile, di accettare umilmente un’agenda politica dettata dai soli interessi di parte anteponendo provvedimenti ingiusti o inutili a quelle riforme che ci vengono richieste a gran voce da più parti e che, a detta di un sempre maggiore numero di soggetti e osservatori internazionali, ci vengono prospettate come unica via per evitare scenari futuri ben più gravi.

E così, mentre i confronti con altri paesi sono impietosi sul versante della qualità politica, noi ci becchiamo le lamentele do questi, magari in prima pagina, magari con il giornalista di turno che gli da pure ragione.

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