11 giugno: sarà Bruni ad inaugurare il suo fallimento?


L’11 giugno, ha affermato il sindaco Bruni, verrà inaugurata la riapertura temporanea di parte del lungolago.

Al posto dei toni sempre improntati all’ottimismo utilizzati dalla stampa locale, sarebbe importante utilizzare i termini corretti: Riapertura TEMPORANEA di PARTE del LUNGOLAGO.

Non si tratta delle paratie (per le quali manca ancora una parola definitiva sul cantiere che giace fermo da mesi), e sarà un intervento temporaneo (in autunno dovrebbe ripartire l’attività del cantiere) che interessa solo una parte del lungolago (che invece, nel tratto da Piazza Cavour a Sant. Agostino, rimane saldamente transennato e inaccessibile).

Un intervento reso possibile solo grazie all’intervento di un privato cittadino (Zambrotta) al quale va certamente  il plauso della cittadinanza per la sua scelta di spendersi attivamente (siamo una delle città piu’ benestanti d’Italia e trovare privati che decidano di investire è cosa davvero rara). Ma questo non deve distogliere l’attenzione dal fatto che si tratta di un intervento resosi necessario laddove l’amministrazione pubblica si trovava colpevolmente con le mani legate e le tasche vuote.

Dico colpevolmente perchè le decisioni sulle paratie, dalla decisione di realizzare un opera tanto inutile quanto faraonica, all’adozione di progetti tanto contestati, alla scelta di procedure che hanno tenuto il dibattito all’esterno degli uffici politici della città, sono tutte scelte ben attribuibili esclusivamente all’amministrazione Bruni.

Che su questo progetto ci ha scommesso parecchio, tanto da inaugurarlo alla vigilia della campagna elettorale e poche settimane dopo il pirotecnico avvio dell’abbattimento della Ticosa, altra grande piaga dell’eredità di Bruni.

Gli amici di Città Possibile ci ricordano un prezioso link: quello del comunicato dell’avvio dei lavori sul lungolago.

Martedì 8 gennaio 2008:

Parte ufficialmente oggi ed andrà avanti per quasi tre anni. Tanto sarà il tempo necessario per completare il cantiere delle paratie anti-esondazione di Como. Il via ufficiale proprio oggi dopo che, in una conferenza stampa, sindaco Bruni ed assessore Caradonna hanno confermato la validità del progetto. Il primo cittadino ha certato subito di rassicurare Como ed i comaschi: “Comprendo la preoccupazione diffusa della gente, ma voglio rassicurare tutti. Non ci saranno disagi ed i lavori saranno costantemente monitorati. La ditta appaltatrice è seria. Siamo fiduciosi. Partiano sotto i migliori auspici”.

Il cantiere, che prevede il rifacimento e l’allargamento della fascia a lago di Como dai giardini fino a piazza Matteotti, durerà 3 anni e sarà suddiviso in tre lotti specifici. La passeggiata sarà allargata fino a 21 metri e le rive alzate di 70 centimetri per poter difendere Como dalle esondazioni del Lario. Non solo: previsti anche nuovi arredi, verde ed illuminazione. Nel sottosuolo prevista anche una nuova rete fognaria. Le paratie saranno a scomparsa (nel senso che non si vedranno dalla passeggiata) e costeranno circa 50.000 euro all’anno di manutenzione. I soldi del finanziamento (15 milioni di euro) arriveranno a Como dalla Regione.

Rileggerlo oggi lascia un grande senso di amarezza (il classico “lo sapevo che andava a finire così” : ritornano alla mente gli insulti distribuiti dal Sindaco a quanti non credevano nella bonarietà del progetto), di impotenza, perchè la situazione di oggi sembra ancora lontana da una qualsiasi conclusione, e di rabbia nel ricordare sia la strafottenza con cui una maggioranza assolutamente distante dalla propria città affrontava l’indignazione della cittadinanza imbufalita per il famoso “muro”, sia per il tentativo di molti di usare a proprio vantaggio quella vicenda dimenticandosi la propria corresponabilità, Lega in primis.

Rileggendolo oggi fa purtroppo ridere notare le rassicurazioni di un sindaco che, l’avremmo scoperto di li a poco, non aveva la piu’ pallida idea di che cosa stesse parlando.  La “validità del progetto”, tempi precisi dei lavori (solo 3 anni, in 3 lotti ordinati), paratie a scomparsa comandate elettronicamente, “nuovi arredi, verde e illuminazione”, finanzialmenti certi e costi bassi di manutenzione.

A 3 anni di distanza sappiamo bene che le cose sono andate diversamente ( solo per dirne una, i costi al momento  dovrebbero essere di non meno di 24 mld di € ) e diversamente andranno ancora per parecchio tempo. Il progetto di Zambrotta, che puo’ piacere o non piacere, ma che di fatto è l’unico esistente davvero, durerà solo pochi mesi e poi si ritornerà ancora all’immagine del lungolago che da 3 anni siamo abituati a vedere.

Bruni, sempre piu’ solo, si aggrappa a questo progetto con le unghie, tanto da zittire il Ministro del turismo Brambilla e smentire praticamente tutti i componenti della sua giunta, Gaddi in testa. Difende questo progetto perché sa che è l’unica pallidissima possibilità di alleggerire il ricordo di uno dei più fallimentari interventi urbanistici a Como che sarà indissolubilmente legato al suo nome.

Con la nonchalance che ben gli conosciamo e glissando sulle sue responsabilità grazie alla protezione di “media” amici , confida sempre in una scappatoia, preferibilmente un posto in Regione (non elettivo, è chiaro) sbolognando la patata bollente al suo successore, indipendentemente da chi esso sarà, augurandosi magari che possa essere  il suo peggior nemico “interno”.

Ecco perché mi domando: sarà il Sindaco Bruni, con fascia tricolore e solito ghigno compiaciuto, ad inaugurare il simbolo stesso del suo fallimento?

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