Onorevoli mercenari/ 3


I responsabili: Capitolo Finale (???)

Ripeto quanto già detto: la sopravvivenza e l’ambizione sono la miscela che spinge questi loschi individui del panorama politico italiano. E’ chiaro che ogni scelta futura sarà improntata al perseguimento di questi due obiettivi, non ci sono patti, promesse, fedeltà, giuramenti elettorali che tengano.

Tanto che vi sono anche coloro che sono già scontenti della situazione e si lamentano. Lo schema è pressochè sempre lo stesso. Il giorno prima delle nomine ci si profusa in dichiarazioni di modestia, sostenendo di non reclamare alcuna posizione. Il gorno seguente, pero’, nel caso in cui la poltrona tanto agognata non sia stata assegnata, ci si arrocca su posizioni pepate, si rivendica il peso elettorale all’interno della Camera, si chiede di riconoscere la fedeltà mantenuta verso il capo e si comincia a parlare di irriconoscenza minacciando anche scenari completamente ribaltati.

Di fronte a rischi cosi’ gravi bisogna inevitabilmente correre ai ripari.

Una persona, ad esempio, che si trova in un limbo non specifico è Massimo Calearo, l’imprenditore non certo di sinistra, (sciaguratamente) voluto nelle liste del Pd da Veltroni, eletto Deputato e poi passato, poco più di un anno e mezzo piu’ tardi, all’Api e da li nel Movimento dei Responsabili. Nel corso dell’ultimo rimpasto è stato insignito dell’incarico di “consigliere personale del Presidente del Consiglio per il Commercio con l’Estero“: che sia l’anticamera della nomina.

Chi a Berlusconi non gliela ha mandata a dire è invece Francesco Pionati, un passato da centrista cosi’ forte che anche ora, che invece sostiene a spada tratta il governo ha fondato un suo movimento politico l’Alleanza di Centro per L’Italia, di cui è il solo componente eletto. Bene, questa fedeltà verso Berlusconi (è un fedelissimo “addirittura” dal 28 novembre 2008) è stata in un certo senso tradita dopo l’ultimo rimpasto tanto che Pionati si è sfogato in una serie di interviste ad alcuni quotidiani. Dice che non si mette in “fila con gli assatanati” , che è stato un errore premiare ciecamente quelli che votarono la fiducia al governo (la tipica invidia delle cose che non si possiedono) e che non ha fretta perchè “Primo o poi –  sarò ministro e non per concessione dall’alto, e non ho fretta”. Ma avverte ”Non mi hanno fregato, mi hanno chiesto di portare pazienza ancora per qualche giorno”. Se però i rimandi dovessero ripetersi, aggiunge, ”allora direi: vuoi la guerra? E avrai la guerra”. Ecco un altro grandioso esempio di responsabilità.

Ma c’è anche un altro grande escluso da questa corsa alla Poltrona: Domenico Scilipoti, il responsabile per eccellenza. Come Calearo lo fu per Veltroni, Scilipoti è stato un abbaglio per Di Pietro che, malgrado un passato giudiziario tutt’altro che limpido, ne permise la carriera nell’IdV fino all’elezione alla Camera. Quel che successe poi è celebre e deprimente. L’appoggio al Governo ma non prima di vedere se il proprio voto fosse determinante (un coraggio da Leoni), la creazione del MRN, gli immigrati pagati per sfilare davanti alle telecamere, l’opportunismo al limite dei sospetti di corruzione e il soprannome che ora l’accompagna: “Munnizza”.

Lui sostiene di non aver mai avanzato richiesta in merito al suo coinvolgimento nell’esecuitivo: sarà ma al momento è il grande escluso dal rimpasto di Governo. Quello che piu’ si è speso per creare una stampella alla maggioranza, quello che per ora è rimasto all’asciutto.

Non sarà sicuramente finita qui. Scilipoti attende e nel frattempo testa le sue doti carismatiche di Leader, defunte definitivamente quelle di medico credibile. Al momento con risultati decisamente controproducenti.

Staremo a vedere, purtroppo.

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