Pezzi di Memoria…


Oggi è il Giorno della Memoria per le vittime del terrorismo.

La Memoria è un puzzle complesso del quale, costantemente, rischiamo di perdere le tessere. Perderle per l’inevitabile scorrere del tempo e per la progressiva scomparsa dei testimoni degli eventi. Ma anche perderle perché sempre piu’ spesso vengono poste in essere scelte politiche e culturali scellerate che perseguono una tranquilla coltre di nebbia rispetto al fare il piu’ possibile chiarezza su pagine importanti, per quanto scomode, della nostra Storia. Forse perchè interrogarsi sui dubbi e sui “bui” del passato è un bel modo per evitare nel presente il ripetersi degli stessi errori. E questo potrebbe essere davvero pericoloso per qualcuno, così pericoloso da avere un effetto dirompente nella cultura di massa, nella politica e, infine, nel consenso elettorale.

Ecco perchè i vari Lassini hanno carta bianca in Italia e anche la buona chance di venire eletti. Ecco perché il novecento viene studiato solamente l’ultimo anno di liceo. Ecco perché ecco perché parecchia politica di ogni colore ha sempre affrontato queste tematiche con la tranquillità e il sollievo con il quale ci si risveglia da un brutto sogno.

Ecco perché questa giornata viene dedicata alla memoria di 10 magistrati uccisi mentre svolgevano il loro servizio allo Stato, travolti da alcune tessere di quel puzzle che qualcuno non vuole che, in Italia, venga completato. Ed ecco, invece, perchè di fronte certe manifestazioni di ignoranza bisognerebbe essere compattamente indignati e comportarsi di conseguenza anche nella cabina elettorale.

Emilio Alessandrini, sostituto procuratore di Milano, assassinato il 29 Gennaio 1979 da un gruppo di fuoco di Prima Linea mentre si stava recondo al lavoro;

Mario Amato, sostituto procuratore di Roma, assassinato il 23 giugno 1980 per mano di Gilberto Cavallini dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Stava prendendo l’autobus per recarsi in tribunale, dal momento che gli era stato negato l’uso di un auto blindata e l’assegnazione di una scorta;

Fedele Calvosa, Procuratore capo di Frosinone, ucciso in un agguato rivendicato dalle Formazioni Comuniste Combattenti la mattina dell’8 novembre 1978 mentre era a bordo dell’auto di servizio. Con lui morirono anche l’autista, Luciano Rossi, e l’agente di scorta Giuseppe Pagliei;

Francesco Coco, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Genova, venne assassinato dalle Brigate Rosse l’8 giugno 1976,  nei giorni in cui presiedeva il processo ad esponenti della stessa organizzazione. Freddato di giorno in pieno centro, insieme ai due agenti della scorta, il brigadiere Giovanni Saponara e l’appuntato dei carabinieri Antioco Deiana;

Guido Galli, magistrato milanese assassinato il 19 marzo 1980 da un comando di Prima Linea. Fu rivendicata come azione di vendetta per l’arresto di esponenti del movimento e la scoperta di covi logistici a Milano;

Nicola Giacumbi, procuratore della Repubblica a Salerno, ucciso davanti casa dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1980. A seguito dell’assassinio di Aldo Moro decise di rinunciare alla scorta per non mettere a repentaglio la vita di altre persone;

Girolamo Minervini, Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena, ucciso dalle Brigate Rosse il 18 marzo 1980, mentre viaggiava su di un autobus dopo aver volutamente rinunciato alla scorta. Delle decine di presenti sul luogo dell’attentato solamente una accettò di testimoniare.

Vittorio Occorsio, magistrato romano, ucciso nella sua automobile il 10 luglio 1976 da un commando del Movimento Politico Ordine Nuovo. Tra le possibili ragioni dell’attentato, l’essere il primo magistrato ad aver indagato sugli intrecci tra politica e massoneria fino agli interessi della Loggia P2.

Riccardo Palma, direttore dell’Ufficio VIII della Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena, ucciso a Roma il 14 febbraio 1978 dalle Brigate Rosse mentre si recava al lavoro con la sua auto;

Girolamo Tartaglione, Direttore generale del Dipartimento Affari penali del Ministero della Giustizia, ucciso dalle Brigate Rosse il 10 ottobre 1978 con due colpi all nuca sulle scale di casa.

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