Classe dirigente


Che il mercato del lavoro dei manager di alto livello sia una casta chiusa  – per cui manager possa passare con incredibile disinvoltura dalle banche alla metallurgia, dagli aeri alle assicurazioni – è noto e risaputo. Che questa pratica, soprattutto nel settore pubblico e dei colossi semi-privatizzati, si sia consolidata negli anni, frutto della peggiore lottizzazione politica, è altrettanto risaputo. Però che questa pratica sia da salvaguardare e costantemente perseguire per i benefici che porta al Paese è tutto da dimostrare.

Fatto sta che sembra certo che Mauro Masi, contestatissimo direttore generale della RAI, cesserà presto la sua esperienza ai vertici della televisione di Stato. Effettivamente la sua posizione si era appesantita parecchio negli ultimi mesi. Prese di posizione troppo esplicite, sospetti piu’ che fondati riguardo raccomandazioni piu’ che sospette, rottura completa con gran parte dell’apparato “redazionale” e telefonata in diretta ad “Annozero” come goccia finale. Il tutto alla fine di una gestione che ha lasciato più’ ombre che luci sia da punto di vista del bilancio che dell’offerta qualitativa delle reti nazionali. Incomprensibili scelte antieconomiche (come quella di togliere i canali Rai Sat dalla piattaforma Sky), programmi televisivi scadenti (ultimo della lista: il nuovo Radiolondra di Ferrara), esplicita avversione a trasmissioni e reti che si sono invece rivelate grandi successi (vedi il caso Parla con Me/ Fazio-Saviano), contrapposizione personale ad una lunga lista di nomi comunque di richiamo per il pubblico (dalla Dandini a Mineo, Da Floris all’Annunziata, da Guzzanti a Santoro) con il sospetto divenuto pian piano quasi certezza che la sua mission fosse piuttosto quella di epurare nella Televisione Pubblica tutto cio’ che di buono e vincente vi era per renderla un concorrente innocuo per altre emittenti. Una gestione globale da più parti certificata come fallimentare.

Ma “Mamma Italia” non si scorda dei suoi cuccioli e anzi è sempre ben disposta a sostenerli, perdonandone gli eventuali errori e incoraggiandoli verso nuove avventure proteggendoli in un anonimato dorato.

Per Masi ecco che si aprono le porte da amministratore delegato della CONSAP, la S.p.a. Concessionaria dei Servizi Assicurativi Pubblici partecipata dai ministeri delle Attività Produttive, dell’Interno e dell’Economia. Poco importa che da un giorno con l’altro passerà dai dati Auditel alle polizze assicurative: saprà fare del suo meglio. Ma anche no, perché a fondo di certo non si va. Indipendentemente dai risultati conseguiti, indipendentemente dagli “indici di produttività”. E Masi è solo il più in vista di una folta schiera.

Con buona pace di tutti i benpensanti convinti che lo stipendio dei parlamentari sia l’unico spreco del Belpaese. Perché il “trauma” del trasferimento sarà estremamente attenuato -da un compenso annuale che dovrebbe aggirarsi intorno ai 765.000 € all’anno.

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